Tunisia, ucciso leader dell’opposizione. «Siamo pronti al peggio. Qui circola il nome di Matteotti»

Intervista a Silvia Finzi, direttore del Corriere di Tunisi, dopo l’assassinio di Chokri Belaid, leader dell’opposizione che aveva denunciato il rischio che la Tunisia diventasse una dittatura islamica. «Siamo preoccupati e inquieti».

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«Siamo tutti molto inquieti e preoccupati in Tunisia. Il partito al governo è spaccato in due e tanti si stanno preparando al peggio per domani». Silvia Finzi, direttore del Corriere di Tunisi, unico giornale italiano rimasto nel mondo arabo, parla con grande apprensione di quanto sta avvenendo in questi giorni nel paese. A pochi giorni dalla celebrazione del secondo anniversario della rivoluzione, ieri mattina è stato assassinato Chokri Belaid, avvocato di sinistra che si è sempre battuto per i diritti umani e uno dei leader dell’opposizione. Il giorno prima di essere ucciso aveva denunciato il rischio che la Tunisia diventasse una dittatura islamica. Dopo che si è diffusa la notizia, i tunisini sono scesi in strada a migliaia dando alle fiamme molte sedi del partito islamista al governo Ennahda, sospettato da molti di essere il mandante dell’omicidio. Il primo ministro tunisino Hamadi Jebali, esponente di Ennahda, ha annunciato lo scioglimento del governo e la formazione di un governo tecnico che guidi il paese attraverso la nuova crisi politica fino alle elezioni. Ma parte di Ennahda ha bocciato la proposta, lasciando così il paese nell’incertezza. Intanto, domani sono previsti i funerali di Belaid e uno sciopero generale. «La gente teme molto per domani – afferma Finzi – salafiti e radicali potrebbero scontrarsi con i democratici».

Che cosa sta succedendo in Tunisia in queste ore?
Ora non succede niente, è difficile capirci qualcosa. Quando il capo del governo Jebali ha fatto quelle dichiarazioni, la gente si è un po’ rassicurata perché tutti hanno paura per domani, si temono scontri tra le forze salafite e radicali e i democratici. Ma siccome Ennahda si è espresso contro il capo del governo, il suo capo, è chiaro che non ci si capisce più niente.

Perché Jebali ha annunciato un governo tecnico?
È ancora troppo presto per parlare con certezza. Ma si ipotizza che lui abbia agito da uomo di governo, responsabile, mentre il suo partito non l’ha seguito. Sembra che ci siano due gruppi in Ennahda: uno più radicale e uno più moderato tra cui sta avvenendo una lotta intestina. Ma ripeto che sono supposizioni.

I democratici hanno abbandonato l’Assemblea Costituente, che sta scrivendo la Carta del paese e che funge da Parlamento, dove occupano ben 90 seggi. Perché?
Si sono ritirati perché questa situazione è gravissima, insostenibile.

Il Fronte popolare di Belaid, che riunisce nove partiti, non sembra avere un peso politico così grande. Appena tre seggi nell’Assemblea, perché invece è così importante, tanto da essere assassinato?
Belaid era un leader laico di sinistra. Lui era di estrema sinistra e aveva un ruolo molto importante all’interno del mondo democratico perché, oltre ad essere sempre stato un difensore dei diritti delle persone, mediava tra l’ala democratica di centro e centrosinistra e quella di sinistra. Dunque era un personaggio chiave nel compattare un progetto di società alternativa agli islamisti.

Quali sono questi due progetti di società?
Quello democratico da una parte e quello teocratico dall’altra.

L’omicidio di Belaid sancisce il fallimento politico di Ennahda?
È troppo presto per dirlo, per commentare, siamo molto inquieti. Temiamo che la Tunisia si trasformi in una nuova Algeria.

Qual è il sentimento dei tunisini?
Dipende da che parte stai. I democratici sono molto inquieti e si preparano al peggio, gli altri vediamo che cosa decideranno. Che cosa farà ora il governo? Il suo partito ha rifiutato lo scioglimento. Quindi non so se Jebali darà le dimissioni o cosa dopo essere stato smentito da chi lo appoggia. È tutto in divenire.

Ci sono dei sospetti sull’omicidio di Belaid?
Ufficialmente sono stati proclamati tre giorni di cordoglio nazionale. Tutti i partiti hanno denunciato questa uccisione, anche Ennahda lo ha fatto, ha condannato l’assassinio affermando che loro non c’entrano nulla. Però in Tunisia negli ambienti intellettuali è uno il nome che circola: Giacomo Matteotti.

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