Lettere al direttore
Tra Trump e il Papa, non abbiamo dubbi da che parte stare
Mi arriva solo adesso a casa l’ultimo numero di Tempi: una voce limpida nel vociare compulsivo e ridondante dell’informazione. Leggo l’articolo di Mattia Ferraresi, cattolico adulto che la sa lunga, su Trump e mi chiedo: devo aver sbagliato, sono su Repubblica, l’Espresso e compagni vari. Trump è un disturbato mentale, Vance un cattolico ma convertito (non lo siamo tutti?), uno degli Appalachi che osa citare sant’Agostino e san Tommaso, che vecchiume, Rubio un cattolico ma attenzione, convenzionale (un surrogato gnostico, urca) per lo più emigrato, che schifo, cubano (ah Cuba Cuba). Trump polemizza con il Papa (ah come era meglio l’abortista Biden con papa Francesco! Vuoi mettere JFK?), è forse il primo? Lo sa Ferraresi che le piazze e le vie d’Italia sono intitolate a chi definì il Papa un cubo di letame? Ha scoperto adesso che gli Usa hanno un’anima calvinista? Partendo da questo è forse un peccato avere un rapporto anche se polemico con il Papa? Si può approfondire o erano meglio Obama e Kamala? Meglio l’originale che la copia, leggiamo direttamente Repubblica. Saluti dal popolo iraniano, cubano, venezuelano.
Daniele Sguazzini
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Gentile Daniele, lei è molto polemico, ma divaga e non centra il punto. A parte il fatto che nell’articolo di Tempi non si fa alcun paragone con i presidenti precedenti (Obama e Biden), Ferraresi spiega molto bene cosa stia accadendo all’intero dell’amministrazione Trump, dove si muovono persone che hanno fatto della fede un tratto caratteristico del loro agire politico. Come si concilia questo fatto con i furibondi e sconclusionati attacchi del presidente Trump a papa Leone, che solo aveva osato criticarlo dopo che lui aveva minacciato di usare la bomba atomica contro l’Iran?
Pete Hegseth è un personaggio a metà tra il grottesco e l’inquietante: cita la Bibbia di Pulp fiction ed è animato da zelo cristianista. JD Vance – di cui pure abbiamo apprezzato Elegia americana – si è rivelato una delusione. Sappiamo che, in privato, s’è espresso contro la guerra in Iran, ma poi in pubblico s’è allineato col presidente (arrivando persino a dare lezioni di teologia al Papa). In questi giorni lo vediamo affannarsi in ogni modo per recuperare un rapporto col Vaticano, ma che credibilità può avere un politico che non dimostra mai di avere la schiena dritta? Marco Rubio è tornato a Roma dopo il fattaccio, ma è sufficiente leggere il gelido comunicato rilasciato dopo l’incontro per capire come sia andata. Ed è lui quello che più preme per un intervento a Cuba. Quindi: sì, si può avere un rapporto polemico col Papa, ma, se stiamo ai fatti, noi non ne troviamo nemmeno uno che ci faccia parteggiare per l’amministrazione americana. E non siamo i soli, viste le numerose prese di posizione del mondo cattolico conservatore statunitense contro un presidente che pure ha finora sostenuto.
Ieri Trump è tornato a polemizzare con Leone XIV e adesso vedremo se questa nuova fase di colloqui negoziali porterà a una qualche soluzione per l’Iran. Ma la invito a riflettere su un aspetto che ritengo decisivo: a conti fatti, l’intervento degli Stati Uniti in Iran e Venezuela quali effettivi vantaggi ha portato alla popolazione iraniana e venezuelana che da decenni vive sotto regimi terribili? Per l’uomo comune di Teheran o Caracas, dopo che Trump l’ha bombardato o ha fatto rapire il dittatore Maduro, cosa è cambiato? Gli ayatollah sono ancora lì. Delcy Rodriguez è ancora lì. Qualcosa, in effetti, è cambiato. Ma in peggio.
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Carissimi amici di Tempi, bisogna continuare a pregare perché si fermino le guerre. Non bisogna scoraggiarsi anche se la situazione non migliora e non si è ancora trovato un accordo.
Benedetto Frigerio
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1 commento
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Alla frigerio, ricorderei che al presidente u.s.a.,interessano gli u.s.a,perlappunto. Dubito che qualsiasi commentatore abbia contezza di come si sono formate certe decisioni. Poi,noi, si resta col Papa. Ma senza dimenticare che è, comunque, un modernista.( come lo intendeva Pio X). Brava cmq.
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