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La preghiera del mattino di Lodovico Festa

Trump fa il bullo coi danesi, ma sull’Artico qualche ragione ce l’ha

Di Lodovico Festa
02 Febbraio 2026
I modi scomposti del presidente statunitense e le iniziative russe e cinesi, la posizione dell'Italia e la crisi in Olanda. Rassegna ragionata dal web
Donald Trump parla alla platea di oltre 800 ufficiali dell’esercito americano, riuniti in a Quantico, in Virginia
Il presidente statunitense Donald Trump (Ansa)

Su Huffington post it Angela Mauro scrive:

«Il segretario della Nato interviene in commissione a Bruxelles: tante domande sull’accordo con gli Usa sulla Groenlandia, ma lui non svela nulla: “Ha ragione sulla sicurezza nell’Artico”. E ancora: “Pensate che l’Ue possa difendersi da sola? Sognate”.

Donald Trump sbaglia a intervenire con il suo stile da bullo nei confronti della Danimarca, ma – come sottolinea Mark Rutte – ha ragione sui problemi di sicurezza dell’Artico di fronte all’iniziativa di russi e cinesi.

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Su Politico Victor Jack scrive.

«Experts and intelligence reports largely dismiss those claims. But Rutte said there was “a risk that Russians and the Chinese will be more active” regionally.  “All allies agree on the importance of the Arctic and Arctic security,” he said, “and currently we are discussing … how to make sure that we give practical follow-up on those discussions”».

Siamo andati avanti per mesi con notizie su navi russe e cinesi che tagliavano i cavi nel mar Baltico, abbiamo gridato all’allarme perché una nave russa pur sottoposta a sanzioni è arrivata in Scozia via Artico. Sappiamo che Mosca ha una flotta di rompighiaccio con superiorità strategica sull’Alleanza atlantica. Ma tutto ciò scompare per contrastare un Trump, spesso scomposto ma talvolta non privo di argomenti.

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Su Firstonline Gerardo Pelosi scrive:

«Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha ribadito che il processo diplomatico in corso è guidato dagli Stati Uniti. “C’è solo una persona al mondo – ha detto Rutte – che è stata in grado di sbloccare la situazione di stallo riguardo alla guerra in Ucraina, ed è il presidente americano Donald Trump, lui c’è riuscito. Ha iniziato a impegnarsi a febbraio e continua a impegnarsi fino ad oggi”. Pur riconoscendo che gli incontri “di Ginevra, Miami e a Mosca” rappresentano passi importanti, Rutte non è voluto entrare nei dettagli: “L’ultima cosa che voglio fare è rendere più difficile il raggiungimento di un accordo commentando ogni passaggio intermedio”. L’obiettivo – ha ribadito – resta una soluzione che garantisca la sovranità di Kiev: “Alla fine ciò di cui si ha bisogno è un’Ucraina sovrana, che possa contare sulle necessarie cosiddette garanzie di sicurezza”. Anche l’Italia sostiene la mediazione americana e, come ha ricordato ieri la premier Giorgia Meloni, prorogherà per decreto gli aiuti militati a Kiev in un prossimo Consiglio dei ministri da tenersi entro l’anno. In ciò dimostrando di non voler subire condizionamenti dal leader della Lega, Matteo Salvini, contrario a proseguire il sostegno militare a Kiev».

Come non si può essere preoccupati da alcune scelte provocatoriamente irresponsabili dell’amministrazione Trump in Minnesota o nei rapporti con la Fed, così non si può non riconoscere, con tutte le riserve necessarie, che alcune mosse della nuova Casa Bianca hanno determinato una situazione internazionale meno minacciosa di quella che c’era prima del 2025.

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Sul Post si scrive:

«In questi giorni il leader dell’estrema destra dei Paesi Bassi, Geert Wilders, è alle prese con la peggiore crisi interna nella storia del suo Partito per la Libertà (PVV). Wilders esercita un controllo pressoché totale sul PVV, che notoriamente ha un solo tesserato – lui – e per questo è molto inusuale che la sua autorità venga messa in discussione. La crisi è iniziata martedì, quando sette deputati del PVV sono usciti dal gruppo parlamentare. Il PVV aveva 26 seggi, come il partito centrista D66 che a sorpresa aveva vinto le elezioni di fine ottobre, e ora è sceso a 19, perdendo lo status di principale forza dell’opposizione. In passato erano capitate alcune rare defezioni, per esempio nel 2012, ma non erano mai state così tante né tutte insieme.
Gli scissionisti sono delusi dal risultato del PVV, che era arrivato di poco secondo alle elezioni dopo averle causate ritirandosi dal precedente governo, e dalla gestione di Wilders, che durante la campagna elettorale non si era fatto vedere granché. I sette gli avevano allora scritto una lettera, trapelata sui giornali, in cui chiedevano più democrazia interna e l’apertura del partito alle iscrizioni in vista di un voto sulla leadership. Hanno accusato Wilders di aver rifiutato qualsiasi dialogo.

È interessante riflettere anche sulle mosse di politica interna fatte da Rutte prima di assumere il ruolo di segretario della Nato. Per esempio analizzare come da premier abbia interloquito con i conservatori radicali di Wilders, e come questa sua politica di dialogo anche con le proposte spesso estremistiche, abbia alla fine aiutato a depotenziare le posizioni più inaccettabili dei conservatori radicali. Al fondo mi sembra convincete l’idea che la democrazia si possa (e debba) curare innanzi tutto con la democrazia.

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