Il Paese dei Normali
Il panettiere che riconosce i divorzi dal pane
Alle quattro del mattino il quartiere dorme ancora. Solo il forno è acceso. Il panettiere tira fuori le pagnotte una alla volta. Dice che ogni pane ha un rumore diverso quando incontra il banco di legno. Quando apre la porta entrano sempre gli stessi odori. Farina. Caffè. Pioggia, d’inverno. Polvere, d’estate. Le persone arrivano poco dopo e lui, da trentacinque anni, le riconosce dal pane che chiedono.
C’è la coppia che ogni sabato compra due filoni grandi e una focaccia con le olive. C’è il pensionato che prende sempre mezza michetta e la divide con il cane. C’è la madre che arriva trafelata con tre bambini e dimentica puntualmente il resto. Dice che le famiglie cambiano molto prima che se ne accorgano gli amici. Se ne accorge il pane.
Un giorno una donna entra e chiede una sola rosetta. Per vent’anni ne aveva comprate sei.
«Sono in vacanza i ragazzi?» domanda lui.
Lei abbassa gli occhi.
«No. Sono andati via.»
Lui non chiede altro. Mette il pane nel sacchetto con la stessa cura di sempre. Ha imparato che ci sono domande che fanno bene solo a chi le pone.
Il pane con chi viene diviso
Ogni tanto vede uomini che arrivano impacciati con un foglietto in mano. Hanno scritto: latte, pane, uova, insalata. Si guardano intorno come se fossero entrati nel posto sbagliato. Fino a pochi mesi prima la spesa la faceva qualcun altro. Dice che i divorzi non cominciano in tribunale. Cominciano quando cambia il pane che una famiglia porta a casa. Quando spariscono le brioche della domenica. Quando nessuno chiede più il filone grande. Quando una pagnotta dura tre giorni invece di uno.
La sera abbassa la serranda e spazza le briciole rimaste sul pavimento. Sorride. Pensa che il pane assomiglia alle persone. Per capire davvero com’è fatto non bisogna guardare la crosta. Bisogna vedere con chi viene diviso.
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