Toga o politica? Ingroia temporeggia e il Csm bacchetta. Problema: dove “collocarlo”?

Da dieci giorni è scaduta l’aspettativa elettorale per il leader di Rivoluzione civile e il Csm ha aperto d’ufficio una procedura per il ricollocamento. Già, ma dove?

Essere o non essere, questo è il dilemma anche per Antonio Ingroia. È meglio essere un funzionario pubblico, per di più con la toga, e avere la certezza di uno stipendio fisso a fine mese e della copertura giornalistica più appassionata ad ogni impresa che si compie, oppure sfidare i perigli del destino (e pure il periglio degli ultimi deludenti risultati: 2,25 per cento alla Camera e 1,79 al Senato) e reinventarsi politico, perché tanto «credo si tornerà a votare presto. E noi saremo pronti all’appuntamento». Nel dubbio meglio dormire, sembrerebbe la soluzione scelta dall’ex pm palermitano. È il 21 marzo e da dieci giorni buoni è scaduta l’aspettativa elettorare concessa dal Consiglio superiore della magistratura all’ex magistrato: sicché adesso Ingroia dovrebbe scegliere, o torna a lavorare come tutti gli italiani, e fa il magistrato (ma anche qui si aprono problemi), o appende la toga al chiodo e si dedica alla politica. Lui per il momento frequenta sonnacchioso i salotti televisivi, ed esprime il suo pensiero su questo e su quello. Il Csm però s’è scocciato e ha deciso di dargli una bella svegliata.

DOVE PIAZZARLO? Non vedendo più ritornare Ingroia, a cui con manica larga era stata concessa prima l’aspettativa per un incarico extragiudiziale all’Onu (in Guatemala però Ingroia è rimasto giusto un mese, tra novembre e dicembre, dopo aver procrastinato la partenza da Palermo numerose volte), e poi quella elettorale, la terza commissione del Csm ha aperto una pratica per il ricollocamento d’ufficio del magistrato. Nel caso di inerzia di un magistrato (caso che calza a pennello con Ingroia), una circolare di Palazzo dei Marescialli prevede che sia il Csm a ricollocarlo d’ufficio. Ora però il Csm si troverà ad affrontare un nuovo problema: dove piazzare Ingroia? La legge prevede che i magistrati che si sono candidati e non sono stati eletti non possono esercitare per un periodo di cinque anni le loro funzioni nella circoscrizione nel cui ambito si sono svolte le elezioni. Ingroia dunque non può esercitare più il ruolo di pm, per il prossimo lustro, ma dovrà fare il giudice, e fin qui non c’è problema. Il punto è che Ingroia si è candidato in tutte le circoscrizioni del Belpaese: quindi, in linea teorica, non potrebbe tornare a lavorare in nessuna città italiana. A Palazzo dei Marescialli probabilmente sceglieranno una via di mezzo: farà il magistrato giudicante ma in un’altra circoscrizione che non sia la Sicilia.

DUE PROCEDIMENTI DISCIPLINARI. Soluzione oltretutto auspicabile anche per lo stesso Ingroia, dato che in questo momento non vanta rapporti idiallici con gli ex colleghi pm di Palermo. Lia Sava, procuratore aggiunto che lavora nel pool di pm del processo “Trattativa”, davanti allo stesso Csm nei giorni passati avrebbe espresso critiche per le esternazioni mediatiche continue fatte da Ingroia su quel procedimento, prima di scendere in politica. Ma non basta, perché Ingroia ha anche delle belle grane a cui pensare se tornasse al suo vecchio incarico. Come ha ricordato lui stesso sul sito rivoluzionecivile.it: «Il Guardasigilli Paola Severino prima di congedarsi dal governo tecnico, ha comunicato al procuratore generale di Cassazione di aver esteso l’azione disciplinare nei miei confronti».
L’ex pm di Palermo attualmente ha due procedimenti disciplinari aperti. Uno è quello della Severino per aver leso l’immagine della magistratura con due interviste e commenti al vetriolo contro il presidente dalla quinta sezione penale della Cassazione che aveva  annullato con rinvio la condanna a Marcello Dell’Utri. Un altro fascicolo è stato aperto in precedenza dal procuratore generale di Cassazione per «aver vilipeso la Corte costituzionale e aver leso il prestigio e la reputazione dei suoi componenti». Insomma, l’indisciplinato pm, con le sue clamorose uscite mediatiche, non sembra ben visto più in generale da tanti suoi colleghi sull’intero territorio nazionale (come dimenticare lo scontro avuto in campagna elettorale con Ilda Boccassini su Falcone).