Non ci sono più i terroristi islamici di una volta. «Non sappiamo amministrare il nord del Mali»

Prima si prendono il nord del Mali e instaurano la sharia, poi si rendono conti di non saper governare e chiedono l’aiuto dello Stato: «Non sappiamo amministrare l’elettricità, l’acqua e la scuola».

Sono estremisti islamici, affiliati ad Al Qaeda, hanno conquistato da cinque mesi il nord del Mali, una regione più grande della Francia, hanno imposto agli abitanti che non sono riusciti a scappare una rigida osservanza della sharia, hanno terrorizzato la gente con pestaggi, amputazioni e lapidazioni pubbliche, hanno distrutto i preziosissimi santuari sufi di Timbuctu, tacciandoli di idolatria, comandano senza che l’esercito riesca a fare niente contro di loro e ora chiedono all’autorità statale di tornare a governare la regione.

INCAPACI A GOVERNARE. Proprio così, dopo aver messo a ferro e fuoco la regione, costringendo 400 mila persone a fuggire dalle proprie case, gli estremisti islamici hanno chiesto il ritorno dei funzionari statali ammettendo di «non sapere come gestire i principali servizi come elettricità, rete idrica e sistema scolastico». Una delegazione di jihadisti ha fatto l’incredibile richiesta «perché non siamo abituati a gestire le cose, che sono troppo complicate». La proposta è stata fatta alla Coalizione per il Mali, delegazione che include sia privati cittadini che funzionari dello Stato insieme a membri delle Ong, che ha visitato il nord due settimane fa.

COLPO DI STATO. Il Mali è diventato un Paese altamente instabile nel marzo scorso quando un colpo di Stato militare ha deposto il presidente Amadou Toumani Toure. Questa è stata l’occasione per gruppi islamisti legati ad Al Qaeda, come Ansar Eddine, per conquistare il nord del Paese e instaurare la sharia. Il governo provvisorio, retto dal presidente Dioncounda Traore, non è in grado di riconquistare la regione.

SHARIA. Intanto gli islamisti, racconta al New York Times Daouda Maiga, a capo di un progetto di sviluppo per conto del governo del Mali, fanno fronte ai loro problemi organizzativi e chiedono il ritorno delle autorità per governare tutto tranne «la giustizia e la sicurezza. Ma hanno anche problemi ad applicare la sharia: ad esempio non sanno come amputare le mani a tutti i 200 ladri che hanno catturato nella regione di Kidal». Qui, ad esempio, l’elettricità funziona solo una notte a settimana, quando va bene. La delegazione non sa ancora se accettare la richiesta degli estremisti che, affermano, «continuano ad assoldare persone nel loro esercito grazie ai loro legami con Al Qaeda. Si può ottenere qualcosa con il negoziato, ma serve una pressione militare».

INTERVENTO ONU. Da questo punto di vista la situazione è in stallo. L’esercito del Mali vuole riconquistare il territorio da solo, senza interventi esterni, nonostante fino ad ora si sia dimostrato incapace di farlo, mentre al Consiglio di sicurezza dell’Onu è stato presentato un piano che prevede l’intervento di aiuto di 3 mila truppe del Blocco africano occidentale (Ecowas) al costo di 400 milioni di dollari. Il piano però non è stato ancora approvato, perché considerato troppo poco dettagliato. La situazione, dunque, rimane in stallo.