Il Paese dei Normali

Teresa, operatrice Adi

Di Fabio Cavallari
22 Febbraio 2026
Qualcuno le ha chiesto quante prestazioni eroga in un’ora. Lei ha risposto che dipende da cosa si intende per prestazione. Se conta anche il silenzio, molte. Se contano solo le iniezioni, poche.
Paziente di hospice

Teresa lavora nell’assistenza domiciliare integrata. Entra nelle case con una borsa leggera e un’agenda piena. Misura parametri, sistema cuscini, controlla terapie. Poi, a volte, non fa nulla. Si siede.

La signora Lidia la guarda come si guarda una visita che non ha fretta. Restano in silenzio. Il televisore acceso senza volume. Una finestra socchiusa. Teresa non compila moduli, non dà consigli, non riempie il tempo.

Qualcuno le ha chiesto quante prestazioni eroga in un’ora. Lei ha risposto che dipende da cosa si intende per prestazione. Se conta anche il silenzio, molte. Se contano solo le iniezioni, poche.

Il poco che tiene in piedi il resto

Dice che il niente è la parte più difficile da spiegare. Perché non si fattura, non si certifica, non si protocolla. Ma è lì che la signora Lidia ricomincia a raccontare. Il marito morto, il figlio lontano, la paura della notte. Teresa ascolta senza intervenire troppo. Non aggiusta la vita di nessuno. Tiene il filo.

C’è un tempo che produce e un tempo che genera. Il primo ha sempre un report finale. Il secondo lascia solo un respiro più largo nella stanza.

Quando esce, Teresa sa di aver fatto poco. Ed è proprio quel poco che tiene in piedi il resto. In un’epoca che misura tutto, lei difende ciò che non si vede.

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