Lettere al direttore

Record di abbonamenti al Meeting. Grazie a tutti

Di Emanuele Boffi
05 Settembre 2025
Un ringraziamento a tutti i nostri lettori che sono passati a salutarci al nostro stand a Rimini. I dubbi sull'attacco all'aereo di von der Leyen e l'intervista di Rosi Bindi
Tempi martello

Cari amici, è stato un piacere rivedervi a Rimini e rinnovare l’abbonamento “sostenitore”. Avanti così!
Marcello Billesi

Grazie a tutti i nostri lettori che sono passati a salutarci allo stand. Quest’anno abbiamo battuto il record di sottoscrizioni nella settimana del Meeting (abbiamo abbondantemente superato quota 500). I ringraziamenti, quindi, sono doppi. Grande successo, come sempre, dei martelloni tempisti.

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Caro direttore, non so se anche voi di Tempi l’avete notato, ma mi ha colpito come, dopo il grande allarme suscitato dall’attacco russo al volo su cui era presente la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (per un giorno non s’è parlato d’altro… la notizia era in apertura su molti siti e molti quotidiani), poi basta, silenzio. Una bufala?
Cristiano Dell’Ameri

In tempo di guerra è sempre difficile distinguere il vero dal falso e le interferenze russe non sono da sottovalutare. Tuttavia, anche noi, come lei, abbiamo notato che la notizia è poi caduta nel vuoto. Su Libero abbiamo trovato un articolo che ci pare ben informato e pieno di dubbi sull’effettivo attacco. In esso si spiegava quanto fosse improbabile un’operazione di jamming («saturazione delle frequenze con rumore elettromagnetico che impedisce ai ricevitori di captare i segnali satellitari») contro l’aereo su cui volava VdL. Questo in base alle rilevazioni del portale FlightRadar24, che monitora in tempo reale le rotte aeree attraverso i transponder, secondo cui «il Falcon che trasportava la presidente non avrebbe mai perso la qualità del segnale Gps. Il volo, della durata prevista di un’ora e 48 minuti, si è concluso in un’ora e 57: il ritardo di appena 9 minuti è
compatibile con diverse procedure standard di attesa prima dell’atterraggio, compreso un semplice cambio di direzione del vento. Quindi, nessun blackout». Inoltre, spiegava sempre il quotidiano, sebbene sia vero che i russi dispongano di mezzi per il radiodisturbo delle frequenze, tuttavia anche per loro sarebbe stato complesso “colpire” con precisione un singolo aereo. Più probabile che «il Falcon di von der Leyen sia rimasto vittima collaterale di guerra elettronica e che il volume di disturbo dell’area in questione sia stato sottostimato». Da ultimo, ieri, è arrivata la dichiarazione di un portavoce della Commissione: «Non abbiamo mai detto che l’interferenza al segnale Gps riscontrata dall’aereo sul quale volava la presidente Ursula von der Leyen in Bulgaria sia stata espressamente contro di lei».

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Senza entrare nel merito delle critiche rivolte a Giorgia Meloni a proposito del suo intervento al Meeting di Rimini, su cui tutto ciò che c’era da dire è stato detto da Tempi, c’è un passaggio dell’intervista rilasciata qualche giorno fa da Rosy Bindi alla Stampa su cui vale la pena soffermarsi, essendo oltremodo sintomatico della miopia irrisolta del cattolicesimo “adulto”. Rispondendo alla domanda se il Pd della Schlein riesca o meno a parlare con il mondo cattolico, Bindi ha affermato: «Io la vedo così, da cattolica non c’è una cosa che Schlein dica su cui non sono d’accordo, compresi i temi eticamente sensibili. Perché condivido l’idea che il Paese non vada giudicato, come fa questa destra che incarna una specie di Stato etico, ma vada accompagnato». Dunque, se tanto ci dà tanto, “da cattolica” la Bindi è d’accordo con la leader del Pd su contraccezione, aborto, fecondazione assistita, eutanasia, unioni civili anche samesex, e via dicendo. Senza che evidentemente il fatto che il Magistero della Chiesa, cristallizzato nel Catechismo, abbia una posizione, e prima ancora una visione dell’uomo – questa essendo “la” questione di fondo da cui tutto il resto deriva – diametralmente opposta a quella del Pd e più in generale dell’agenda liberal, per la Bindi rappresenti un problema. Posizione legittima, per carità; ma anche posizione piuttosto problematica nella misura in cui presuppone una (orgogliosa?) rivendicazione del ruolo della propria coscienza che rischia fatalmente di scivolare nel relativismo. Sarà allora forse il caso di ribadire, con buona pace di letture stravaganti del Vaticano II, in particolare della Gaudium et spes, intanto che la fede non è un affare di coscienza né può esserci, lo ha ricordato di recente Leone XIV, «separazione nella personalità di un personaggio pubblico: non c’è da una parte l’uomo politico e dall’altra il cristiano». E senza dimenticare che quando c’è di mezzo la verità, un cattolico deve avere il coraggio di dire “no, non posso” (tanto più, aggiungiamo noi, sui succitati temi eticamente sensibili). Secondo, un conto è riconoscere che le realtà terrene – inclusa la politica – sono autonome, hanno cioè leggi loro proprie che vanno utilizzate; tutt’altra faccenda è assumere l’autonomia come sinonimo di indipendenza, che al contrario la Chiesa rigetta. Terzo, la coscienza non è un giudice autonomo delle nostre azioni (giudice per altro fallibilissimo) desumendo i criteri di giudizio da quella legge divina che tutto governa e che risuona nel cuore di ogni uomo. Legge che l’uomo è tenuto a seguire per essere felice, senza che per questo vi sia alcun conflitto tra libertà e autorità. Non sappiamo se i tratti qui sommariamente riassunti configurino un cattolicesimo “infantile” o per schiene curve; di certo è ciò che la Chiesa crede e insegna. E tanto basta. 
Luca Del Pozzo

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