Come una con la competenza di Bridget Jones sulla Cecenia iniziò al settimanale. Pensava fosse un giornale, invece era un western
Marina Terragni e Claudio Risé sul palco della festa di Tempi a Caorle, venerdì 13 giugno 2025 (foto: Nicola Marchesin - Nuove Tecniche)
La mattina dell’11 aprile 2024 mi sono resa conto (con orrore – sono pur sempre una quota rosa media) che erano 20 anni che lavoravo a Tempi. Ci sono arrivata negli anni del turboanarcoresurrezionalismo; Gigi Amicone, sigaretta in bocca, camicia slacciata color poltiglia di fenicottero, maniche rimboccate, camperos, mi aveva indicato una scrivania.
- «Fratelli, compagni bastardi: la Cate la mettiamo al posto di Lele, tanto quel bastardo è disperso».
- (voce fuori campo di un redattore): «Lele è in prestito per un anno al Foglio»
- «Eh eh sì, a Roma, il bastardo. Però sei di fianco al Picci, che è a Napoli».
- (voce fuori campo della segretaria): «Pietro lo hai mandato tu a Palermo!».
- «Ah, eh, sì, sempre a divertirsi quell’altro bastardo. Mica come… come... lui lì, tu che sei sempre qui».
- (voce fuori campo di “lui lì”): «Matteo. Piacere, sono il grafico».
- «Il Teo! Mica come il Teo, grandissimo Matteo. E poi ci sono questo, quello…» (armeggiando alla macchinetta del caffè), «ma que...
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