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Una testata con gli speroni

Di Caterina Giojelli
30 Dicembre 2025
Come una con la competenza di Bridget Jones sulla Cecenia iniziò al settimanale. Pensava fosse un giornale, invece era un western
Marina Terragni e Claudio Risé sul palco della festa di Tempi a Caorle, venerdì 13 giugno 2025 (foto: Nicola Marchesin - Nuove Tecniche)
Marina Terragni e Claudio Risé sul palco della festa di Tempi a Caorle, venerdì 13 giugno 2025 (foto: Nicola Marchesin - Nuove Tecniche)

La mattina dell’11 aprile 2024 mi sono resa conto (con orrore – sono pur sempre una quota rosa media) che erano 20 anni che lavoravo a Tempi. Ci sono arrivata negli anni del turboanarcoresurrezionalismo; Gigi Amicone, sigaretta in bocca, camicia slacciata color poltiglia di fenicottero, maniche rimboccate, camperos, mi aveva indicato una scrivania. - «Fratelli, compagni bastardi: la Cate la mettiamo al posto di Lele, tanto quel bastardo è disperso». - (voce fuori campo di un redattore): «Lele è in prestito per un anno al Foglio» - «Eh eh sì, a Roma, il bastardo. Però sei di fianco al Picci, che è a Napoli». - (voce fuori campo della segretaria): «Pietro lo hai mandato tu a Palermo!». - «Ah, eh, sì, sempre a divertirsi quell’altro bastardo. Mica come… come... lui lì, tu che sei sempre qui». - (voce fuori campo di “lui lì”): «Matteo. Piacere, sono il grafico». - «Il Teo! Mica come il Teo, grandissimo Matteo. E poi ci sono questo, quello…» (armeggiando alla macchinetta del caffè), «ma que...

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