Te Deum laudamus perché c’è una frontiera invalicabile anche per il nuovo imperialismo dell’“Amore”

Qualunque sia il mondo che ci preparano Obama e i missionari globali della religione del gender, l’uomo resterà un’eccezione nell’universo

Come da tradizione, anche nel 2013 l’ultimo numero del settimanale Tempi è interamente dedicato ai “Te Deum”, i ringraziamenti per l’anno appena trascorso firmati da diverse personalità del panorama sociale, culturale e civile italiano e non solo. Nella rivista che resterà in edicola per due settimane a partire dal 27 dicembre, troverete, tra gli altri, i contributi di Carlo CaffarraDomenico Dolce e Stefano GabbanaBen Weaseldon Gino RigoldiCostanza Miriano, Luigi Amicone, Marina Corradi, Aldo Trento, Pippo Corigliano, Monica Mondo, Francesco Belletti, Antonio SaladinoSamaan Daoud da Damasco, Claire Ly, Susanna Campus, Antonio BenvenutiFred PerriBerlicche.

Pubblichiamo qui l’editoriale di Luigi Amicone. 

Barack Obama passerà alla storia solo perché ha sposato l’agenda Lgbt e perché ha desiderato ardentemente che la sua sposa baciasse il mondo intero. La sua è una crociata globale, perfettamente compatibile e, anzi, conseguente all’altra, femminista e sessantottina, dei cosiddetti “diritti riproduttivi” (aborto, pillole, eugenetica) oggi abbracciati ovunque. Minare l’unità uomo-donna e separare la procreazione dalle possibilità dell’amore è stato infatti il precedente logico indispensabile per certificare che non esiste altro che la neutralità dell’“Amante” e dell’“Amore”. Con tanti auguri ai bambini. Che nasceranno in tutti i modi tecnicamente possibili. E vivranno in tutte le varietà di “famiglie” tecnicamente immaginabili.

Come la prima – più radicalmente della prima – la seconda crociata all’insegna dei “diritti” maschera di umanità, bontà, progresso l’ultima frontiera coloniale: l’essere umano, in particolare l’essere umano femminile, diventato il nuovo continente da esplorare. Pozzo da sondare. Miniera da scavare. Fonte di impossessamento e spossessamento, affinché il minerale portato alla luce, la materia scavata nella carne e nel sangue (soprattutto delle donne), sia messa al servizio (brevetti di embrioni, uteri in affitto, commerci di ovuli) della più straordinaria delle rivoluzioni comparse sulla faccia della terra. Tutto si fa nel nome degli “Amanti” e dell’“Amore”! E poiché Obama non smette di invocare su di sé e sulla sua “sposa” la benedizione di Dio, bisogna credergli.

Sì. Egli ha fede. Non vi è posto in questa sua fede per certe evidenze elementari che, direbbe Aristotele, solo un pazzo non riconoscerebbe come tali? Ma la fede tutto abbraccia e tutto riscrive. A cominciare dai versetti della Bibbia secondo cui «Dio creò uomo e donna, maschio e femmina li creò, e vide che ciò era bene». Tutto è avviato alla riscrizione “come si deve” da parte della volenterosa lena dei credenti. Presidenti. Ideologi. Burocrati del Gender. Ebbene, annuncerebbe un gongolante Nietzsche risorgendo dalla morte che lo prese folle: “è il gusto che decide!”, “è la volontà di potenza!”. In buona sostanza, questo sta scritto nella bibbia del presidente americano e all’entrata della chiesa postmoderna: l’Oltreuomo non è più l’utopia di un folle ma sono il desiderio dell’“Amante” e i diritti dell’“Amore” realizzati.

tempi_te_deum_2013_copertinaÈ talmente una crociata quella del leader e dell’establishment politico-industriale americano, che Obama sembra sottovalutare (o forse no) le pericolose conseguenze di certe sue “provocazioni” propagandistiche (tipo la decisione di inviare alle olimpiadi di Sochi una delegazione di atlete guidate da una coppia di lesbiche, per contestare Putin e la legislazione russa anti-Lgbt).

La pressione ai cancelli del reale è diuturna e capillare. Ricorda l’euforia della rivoluzione industriale, scientifica e positivista che all’ombra del calvinismo crebbe e consacrò “l’età dell’imperialismo” (a cavallo tra Ottocento e Novecento). Dai film di Hollywood ai libri per bambini, dai programmi scolastici alle regole d’impresa, anche oggi è tutto un proliferare di “fede” e “società missionarie” (secondo canoni e dogmi Lgbt).

Sappiamo bene come andò a finire l’età dell’imperialismo e quale razza di secolo venne dopo. Però adesso noi non sappiamo a cosa preluda questa fase imperiale. E neanche sappiamo cosa uscirà dal “gusto” e dalla “potenza” offerta agli uomini da una tecnica sconosciuta alle generazioni che prima di noi hanno abitato la terra. Comunque, qualunque sia il mondo che si dispiegherà; qualunque sia il Truman Show in cui l’uomo godrà, si riprodurrà, verrà alla luce, ebbene, egli resterà un’eccezione nell’universo. Tranquilli. Tutto quello che predica e ci ficca nella testa il “gusto” e la “potenza” di questo mondo, manca sempre di un “quid”. Manca (dell’esperienza) dell’evidenza – unico vero segreto della felicità di stare al mondo – che la mia vita, la tua vita, tutta la vita di tutta la gente, non è inutile.

E adesso riguardate quel ragazzetto etiope in copertina. E fate come lui. Facciamo come lui. Te Deum.