Tav. L’analisi costi-benefici è una buffonata

La relazione della commissione voluta dal M5s sulla Tav riporta molte cifre sbagliate, ne omette altre e utilizza un metodo a dir poco discutibile. Il miraggio dell’oggettività e l’unica verità: il nodo è politico

Ieri è stata finalmente pubblicata l’analisi costi-benefici sulla Tav voluta dal Movimento 5 stelle e dal ministro Danilo Toninelli. Per il titolare delle Infrastrutture i «numeri sono impietosi, lo stop è l’unica via ma deciderà il governo». Secondo i dati contenuti nel rapporto redatto dalla commissione presieduta dal professore Marco Ponti, completare l’Alta velocità Torino-Lione produrrebbe «perdite per 7 miliardi».

CIFRE SBALLATE

I giornali in edicola, però, fanno notare alcune stranezze contenute nell’analisi, definita dai francesi «straordinariamente di parte». Secondo il Corriere della Sera, ad esempio,

«il documento annovera tra i “costi” della Tav, dovuti al trasferimento delle merci dalla gomma al ferro, anche il mancato incasso per le accise sul gasolio dei Tir (1,3 miliardi) e per il mancato pagamento dei pedaggi (3 miliardi). I “costi di scioglimento” in caso di blocco dei cantieri, vengono indicati come “indefinibili”».

Sempre il Corriere sottolinea che

«non figura da nessuna parte che il quaranta per cento degli 8.6 miliardi di costo totale del tunnel di base vengono messi dall’Unione Europea. Inoltre si legge che la spesa totale per l’Italia è pari a 7.6 miliardi, quando invece la spesa massima prevista è di 4.6 miliardi, come previsto dal trattato internazionale».

Per quanto riguarda le conseguenze del blocco dell’opera, che gli esperti non sono riusciti a determinare,

«l’Italia dovrebbe sborsare circa 2 miliardi per pagare le penali alle imprese, alla Francia e all’Ue e 1,8 miliardi per mettere in sicurezza le gallerie già realizzate e la linea storica. Tenendo conto che completare il tunnel costa all’Italia circa 3 miliardi, fermare i lavori comporterà al Paese una spesa maggiore».

«L’ANALISI NON È OGGETTIVA»

C’è anche un altro dettaglio non da poco. Un membro della commissione di esperti, Pierluigi Coppola, non ha firmato la relazione. Intervistato dal Corriere, il docente di Ingegneria dei trasporti all’Università di Roma Tor Vergata ha dichiarato:

«Ho fatto presente al ministro Toninelli alcune obiezioni di merito sul metodo seguito dai miei colleghi. L’analisi non è oggettiva. Si tratta di un assemblaggio di approcci diversi. In alcuni punti si seguono le linee guida della Commissione europea. Poi si passa a un altro metodo, molto più inusuale che si discosta molto delle linee guida adottate da tutti i paesi dell’Unione europea sulle analisi costi benefici. E da quelle italiane che riguardano la valutazione degli investimenti pubblici. Quindi ho forti ragioni di perplessità. Non è un mistero che l’inserimento nei costi del mancato incasso delle accise sui carburanti sia una procedura inedita, non prevista da alcuna linea guida, europea o italiana».


Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, non ha apprezzato l’analisi costi-benefici e ha lanciato un allarme: «L’apertura di questi cantieri a regime determina 50 mila posti di lavoro», riporta il Sole24Ore. «Come analisi costi-benefici a noi basta questo, in una fase delicata del paese. È una grande occasione per creare occupazione. Auspichiamo che il governo abbia un’unica grande priorità, cioè l’occupazione e il lavoro».

IL PROBLEMA È POLITICO, NON TECNICO

Secondo il Foglio, invece, i risultati non sono così catastrofici: «Per terminare l’opera si richiedono 2,7 miliardi in più di quanto costa non terminarla. Solo che, nel secondo caso, l’Italia non avrebbe mai una ferrovia ad alta velocità in pianura per passeggeri e merci tra Francia e Italia e dovrebbe tenersi la via storica di montagna che passa dal traforo del Frejus inaugurato 150 anni fa in epoca cavouriana. Così il paese sarebbe tagliato fuori dai corridoi ferroviari europei. E l’Italia ha già speso 1,7 miliardi, che non vengono contati dal ministero».

La battaglia sulla Tav non finisce qui: da tecnica ora diventa politica e rischia di terremotare il governo. Se il M5s infatti è intenzionato a bloccare l’opera per recuperare i voti della base, delusa dal via libera a Tap e Terzo valico, la Lega non ha nessuna intenzione di farlo. Come dichiarato alla Stampa dal viceministro leghista ai Trasporti, Edoardo Rixi, il problema in realtà non è tecnico ma politico:

«Il vero tema non è l’analisi costi-benefici ma se si vuole fare o no la Tav. Se si vuole fare, poi si trova il modo di risparmiare. Sono convinto che nel governo prevarrà il buonsenso sulle barricate ideologiche. Si può fare anche il referendum. Ma ripeto, non ci voglio neanche pensare che siano i cittadini e non il governo a fare sintesi».

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