Tares, la nuova tassa sui rifiuti costerà più del doppio della Tarsu. Penalizzate le famiglie numerose

Alessandro Soprana (Associazione famiglie numerose): «Con il calcolo basato sulla quantità di rifiuti prodotti, previsti aumenti fino al 142 per cento per nuclei di 5 persone»

Tares, Imu e Iva affossano la vita di una famiglia numerosa. Le famiglie con un numero elevato di figli, infatti, pagano il prezzo maggiore della rimodulazione della nuova tassa sui rifiuti, delle modalità del computo dell’imposta sulla prima casa e dell’aumento dell’Iva di uno, forse due punti percentuali. Ma quel che è peggio è che il sistema fiscale italiano non premia quei nuclei che hanno più figli a carico, spesso agevolando chi ha di fatto meno bisogno ed è, invece, agevolato da strumenti poco precisi come, per esempio, il nuovo Isee. A illustrare le storture delle più comuni tasse è Alessandro Soprana, coordinatore dei rapporti con i politici per l’Associazione nazionale famiglie numerose, ottico di professione, sposato e padre di sei figli.

Soprana, chi pagherà il prezzo più alto per la nuova tassa sui rifiuti?
Essendo la Tares una tassa il cui calcolo si basa sulla quantità di rifiuti prodotti, maggiore è il numero dei componenti di una famiglia e maggiore sarà l’importo da versare. È evidente, pertanto, che a pagare il prezzo più alto saranno le famiglie, soprattutto quelle numerose. A titolo esemplificativo, abbiamo calcolato che una famiglia con 2 figli passerebbe da 135 a 298 euro annui (per un aumento pari al 122 per cento), una con 3 figli da 135 a 326 euro annui di Tares (più 142 per cento). E più figli ci sono, più lievitano i costi.

Con la Tarsu, la precedente versione della tassa sui rifiuti, non era così?
La Tarsu, che era commisurata ai metri quadrati dell’immobile e non alla quantità di rifiuti prodotti, concedeva più discrezionalità al Comune che poteva modulare parzialmente l’importo da versare adeguandolo al numero dei componenti. La Tares, invece, non prevede possibilità di deroghe. Ora che le distorsioni, però, sono già state evidenziate, noi speriamo in una modifica.

Oltre alla nuova tassa sui rifiuti, è stata introdotta anche l’Imu sulla prima casa e l’Iva potrebbe aumentare di un punto percentuale, forse due. Quanto gravano queste “novità” sui conti di una famiglia?
L’Iva influisce sui consumi e sui prezzi sempre maggiori di beni come alimenti e vestiti, ma non solo; il calcolo dell’Imu, invece, si basa anch’esso sull’estensione della superficie della casa, penalizzando ancora chi, come le famiglie numerose, necessita di abitazioni spaziose non certo per un vezzo o un capriccio. Per fortuna, almeno, ci sono sconti per i figli a carico. Ma si potrebbe fare di più e meglio. Il risanamento e il rigore operati dal governo Monti, infatti, sono stati ciechi e hanno colpito la popolazione senza fare distinguo alcuno.

Alle famiglie numerose non è piaciuta nemmeno la riforma dell’Isee. Come mai?
Non del tutto. Sono, infatti, stati introdotti nel computo del reddito nuovi capitoli per la rilevazione del patrimonio mobiliare e immobiliare che prima erano esclusi. E questo è positivo. Siamo d’accordo anche sul lavoro fatto per scongiurare le pratiche di elusione fiscale messe in atto dalle coppie di fatto o dai finti separati. Però, non è stata riformata la scala di equivalenza, e questo non va bene.

Cosa sarebbe la scala di equivalenza?
È il metodo con cui viene stabilito il reddito Isee di un nucleo familiare, che è lo strumento tramite cui viene rilevato il peso dei componenti a carico sul bilancio familiare. In pratica è ciò che permette poi di ottenere agevolazioni sull’accesso a servizi come, per esempio, la mensa scolastica o gli asili.

Che cosa non funziona?
Il valore attribuito nel computo dei figli a carico non è equo. Un figlio, infatti, da noi, anziché avere un valore di 1 punto, come accade in Francia, “pesa” appena 0,37 e dal terzo in poi 0,35, ossia un terzo che in Francia. Tecnicismi a parte, ciò significa che, per uno strano effetto distorsivo, una famiglia più ha figli e più risulta “ricca” agli occhi dell’amministrazione. Quando in realtà nella maggior parte dei casi non lo è affatto. È la scala di equivalenza che “gonfia” il reddito Isee.

Come dovrebbe essere invece?
Noi abbiamo calcolato che la scala di equivalenza dovrebbe associare a un figlio un valore di circa 0,785. Solo così si potrebbe ottenere un effetto più equo nel computo dei redditi Isee.