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Tajani: «Se lo Stato non paga i debiti della p.a. in 30 giorni, presto le aziende cominceranno a licenziare i dipendenti»

giugno 20, 2014 Matteo Rigamonti

«Altro che irresponsabile, la decisione di avviare una procedura d’infrazione contro l’Italia per i ritardati pagamenti della pubblica amministrazione tutela gli interessi delle imprese e dei lavoratori». Intervista al commissario europeo

La Commissione europea ha avviato d’urgenza una procedura d’infrazione contro l’Italia per i ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione. Una decisione per cui il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan si è detto «francamente sorpreso. Se c’è una cosa che il governo ha fatto, e che anche il precedente governo ha fatto, è dare una decisa spinta al pagamento dei debiti della Pa». E ad essere finito sotto attacco è stato il vicepresidente della Commissione Antonio Tajani (Fi), reo, secondo «i suoi critici a Bruxelles», di «aver fatto il gioco di Forza Italia», come ha scritto il Corriere della Sera. Tajani, però, che dopo essere stato eletto al Parlamento europeo lascerà da luglio la Commissione, non ci sta: «La procedura è stata firmata da tutta la Commissione e senza neppure un astenuto», ha dichiarato al Corriere, e ha aggiunto: «Se avessi voluto strumentalizzare la procedura di infrazione, l’avrei fatta partire prima delle elezioni, invece volutamente non l’ho fatto». «Ho fatto il mio dovere di commissario». E ancora: «Sui debiti arretrati ho sempre tenuto la stessa posizione con tutti i governi: con quello di Berlusconi, che mi aveva espresso, e poi con quelli di Monti, Letta, Renzi». A tempi.it Tajani spiega perché l’Italia è bene che si dia una mossa per pagare i debiti della pubblica amministrazione rispettando il vincolo dei 30 giorni.

Cosa succede all’Italia dopo l’avvio della procedura d’infrazione?
L’Italia ha due mesi di tempo per rispondere. Se il governo risponde in modo soddisfacente, la procedura si conclude. Se non lo fa, invece, la Commissione invia un parere motivato e, a quel punto, se ancora non dovesse esserci una risposta convincente da parte dell’Italia, la Corte di Giustizia ci condannerà. In caso di persistente inadempienza, scatterebbero le sanzioni. Proprio come è successo con le quote latte. È un iter che potrebbe durare anche un paio d’anni. Non è già una multa, ma è l’avvio di una procedura per chiedere alla pubblica amministrazione di rispettare la legge.

Siamo l’unico Stato che in Europa paga così tardi le imprese?
La Banca d’Italia ci dice che nel 2013 la pubblica amministrazione paga ancora a 180 giorni, mentre dovrebbero essere 30. La Grecia paga in 155 giorni, la Bosnia e la Serbia, che non fanno ancora parte dell’Unione Europea, pagano rispettivamente in 46 e 55 giorni, la Finlandia in 15 giorni. Siamo il peggior pagatore d’Europa.

Questa lentezza ha un costo?
Sì, e possiamo tranquillamente parlare di un doppio danno. Il primo è che non si pagano le imprese per tempo e il secondo è che, non pagando in 30 giorni, si paga la mora. Una mora dell’8 per cento più il tasso d’interesse, che ora è allo 0,15 per cento. Costi che si sommano ogni giorno ai debiti pregressi della pubblica amministrazione, che già ammontano a 75 miliardi di euro, di cui finora solo 25 sono stati saldati.

Il ministro dell’Economia Padoan ha assicurato di volerne pagare 60 entro ottobre.
Va bene, ma questa è una misura che riguarda solo lo stock del debito pregresso. La procedura d’infrazione avviata dalla Commissione, invece, riguarda il fatto che lo Stato non paga ancora in 30 giorni. È un’anomalia tutta italiana cui bisogna porre rimedio.

Come si fa a cambiare passo?
Va bene la certificazione dei debiti, come precondizione per il pagamento. Ma non è così che si risolve il problema. Si potrebbe cominciare, per esempio, mettendo mano alla burocrazia per renderla più efficiente, sbloccare il patto di stabilità interno e rivedere la contabilità pubblica dove, purtroppo, a volte è ancora possibile nascondere i debiti in mezzo alle cifre. È un problema di efficienza della pubblica amministrazione, che in Italia non è in linea con i migliori standard europei. Un problema che, finora, non è ancora stato affrontato di petto.

Per il sottosegretario Sandro Gozi lei ha compiuto una «grave strumentalizzazione dell’Unione Europea e un atto di irresponsabilità verso l’Italia».
La direttiva che prevede di pagare i debiti della pubblica amministrazione in 30 giorni è nata per tutelare le imprese e i lavoratori italiani. Bisogna battersi per farla rispettare. Quello che ho compiuto, al massimo, è un atto di responsabilità, perché quando non si pagano le imprese, la prima cosa che gli imprenditori fanno, è licenziare i dipendenti.

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4 Commenti

  1. Jens says:

    Il problema è sempre quello: la burocrazia.
    La burocrazia serve per: assumere amici, parenti e/o elettori, rendere impossibile ai cittadini il controllo di chi è al potere, rendere impossibili i ricorsi per richieste di pagamento ingiuste da parte dello stato (se no, come la pagano tutta quella gente assunta?).
    La battaglia contro la burocrazia è già persa in partenza: troppi interessi unilaterali.

    • Andrea (uno dei tanti) says:

      magari è anche un problema di soldi, oltre che di burocrazia eh?

      comunque Tajani ha fatto bene, il rammarico è che che quando stava al governo certe prese di posizione non se le sarebbe nemmeno sognate; solo ora, a mille e più chilometri da Roma alza la voce.

  2. augusto says:

    I fondi per il fiscal compact e fondo salvastati devono essere devoluti alle aziende creditrici !

  3. Roberto says:

    Antonio Tajani, di Forza Italia.
    Prossimo alla scadenza. Adesso molto attento affinché lo Stato paghi in tempi ragionevoli.
    Molto bene!
    Una domanda però sorge:
    Perché tanta diligenza non l’ha esercitata in altri tempi, quando al governo c’era Forza Italia e Berlusconi?
    Per questo, non può essere credibile!

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