Tagli ai trasporti, «la spending review così fatta è una stupidaggine»

Intervista all’amministratore delegato di Trenord, Giuseppe Biesuz, sul taglio di 110 milioni di euro imposto alla Lombardia: «Non servivano dei professori per portare a termine un’operazione di questo genere»

I tagli comunicati dal Governo Monti a seguito della spending review coordinata da Enrico Bondi per Regione Lomberdia sono 284 milioni e una buona parte (110 milioni) è destinata al settore dei trasporti. Non è molto contento l’amministratore delegato di Trenord spa, Giuseppe Biesuz che a tempi.it non nasconde le sue perplessità

Dottor Biesuz, quali saranno gli effetti del taglio, nel caso in cui non verranno modificate le cifre?
I conti sono semplici: 110 milioni di euro di tagli rappresentano, rispetto al contratto di prestazione di servizio con Regione Lombrdia di 413 milioni, il 25 per cento. La matematica non è un’opinione e in linea teorica potrebbe tradursi in un 25 per cento di taglio ai servizi. Una razionalizzazione di questo tipo non è sopportabile da un’azienda come la nostra: siamo efficienti perché forti dal punto di vista economico e finanziario, ma i risultati della gestione aziendale sono indirizzati agli investimenti e al rinnovo dei treni. Se dovesse essere confermato un taglio del 25 per cento dovremmo rivedere, da un lato, il livello dei servizi insieme a Regione Lombardia (che ne ha la titolarità) e, dall’altro, dovremmo ripensare anche al piano degli investimenti e rivedere alla strategia aziendale complessiva. Trovo che la spending review sia una stupidaggine e sono convinto che non servivano dei professori per portare a termine un’operazione di questo genere. Questa è la peggiore pratica politica che si poteva portae avanti, perché non si taglia così, non si fanno tagli lineari, ma si riformano e si lavora sui processi che generano i costi: il taglio fatto in questo modo si riproporrà l’anno prossimo, fra due anni e fra dieci anni. Noi dobbiamo lavorare su operazioni di sistema che consentano di portare a casa dei risultati messi a fattor comune e che evitino questi tagli: Trenord è un esempio di questo tipo.

Vedremo quindi una task force tra lei il presidente Formigoni e l’assessore Cattaneo?
È sempre stato così: la forza della nostra iniziativa è stata anche questa. Da un lato, un management che lavora seriamente, dall’altro una Regione che ha strategie serie e che dà indicazioni sempre univoche. Qui non si è mai cambiato idea sulle cose, si è presa una strada e la si è percorsa anche in momenti in cui c’era qualche polemica. Così si sono ottenuti buoni risultati. È dal punto di vista del rapporto e dall’aiuto che ricevo dall’assessore Cattaneo e dal presidente Formigoni che nascono i buoni risultati che stiamo ottenendo.

Lei ha parlato di un 25 per cento di tagli. È percorribile la strada di un aumento dei biglietti per la medesima quota?
In linea teorica non sarebbe una cosa così sbagliata aumentare il costo dei biglietti perché la differenza tra i livelli tariffari italiani e il resto d’Europa è molto ampia, anzi è molto più ampia del 25 per cento. È anche vero che in un momento così difficile per il paese è difficile pensare di aumentare ulterirmente le tariffe. Ne consegue che vanno razionalizzati i servizi, la spesa in termini di processi in tutta Italia, ma non dove buoni risultati sono già ottenuti e le razionalizzazioni sono già state fatte. Trenord costa 15 euro a Treno/chilometro; in Campania il costo è doppio: 30 euro.

Il messaggio al Governo Monti è: razionalizzare le realtà meno inefficienti e non tagliare linearmente anche dove i servizi funzionano?
Bisogna pensare a operazioni come Trenord e pensare di ristrutturare il mondo dei trasporti, cominciando ad evitare la concorrenza tra la gomma e il ferro per il trasporto pubbico locale con operazioni di aggregazione nel settore. Le imprese in Italia che lavorano sul trasporto pubblico locale sono 1200, di cui 120 sono in Lombardia: non sono certo un esempio di efficienza. È ora di cominciare a creare aziende che non siano troppo piccole e di conseguenza inefficienti, attraverso delle sinergie di natura industriale. Se facessimo così, queste centinaia di milioni di tagli imposti dal governo, li troveremmo senza dover diminuire i servizi. Non sono un manager che taglia i servizi, anzi il mio compito è aiutare la Regione a trovare le risorse anche fuori dal trasporto per evitare questi tagli. Per esempio la grande lotta all’evasione che stiamo facendo è in questo senso: se noi recuperassimo il 20 per cento di evasione sui biglietti che sappiamo esserci (circa 40 milioni) avremmo già recuperato una buona parte del taglio.

Italo contro Ferrovie dello Stato. La concorrenza in questo caso è a livello nazionale. Se fosse a livello locale, stimolerebbe l’efficienza?
Quel tipo di concorrenza è fuori dal nostro contesto: era giusto che si facesse e migliorerà la qualità dei servizi ai cittadini. Sul trasporto pubblico locale la concorrenza è già stata definita per legge e qui sta tutta la schizofrenia di questo governo. Hanno approvato la Legge Cresci Italia sbandierandola in tutto il mondo come la grande legge sulle liberalizzazioni e tre mesi dopo tagliano le risorse per i servizi pubblici locali: come si fa a liberalizzare un settore a cui togli le risorse? Questo me lo devono spiegare e mi piacerebbe che qualcuno venisse a dirmi come fare a realizzare una cosa del genere.