debito pubblico
Non sono agenzie di rating serve della Cia né perfidie tedesche a metterci in ginocchio. Oscar Giannino punta il dito contro il “keynesismo all’amatriciana” che da decenni imposta la politica economica italiana sulla spesa pubblica. Perché c’è un perverso filo rosso che lega Visco, Tremonti e Monti. E non fa crescere il paese
Dopo la dura risposta tedesca a Monti, qualche domanda si impone: cosa serve tenere in piedi una Ue che non è un’unione di fatto? O una banca centrale che non svolge le funzioni di una banca centrale? O una moneta che è totalmente svincolata dai fondamentali economici della maggior parte dei paesi che rappresenta?
Per evitare manovre da 50 miliardi di euro l'anno, l'Italia propone emendamenti al Trattato europeo. Per David Carretta, corrispondente a Bruxelles per Radio Radicale, siamo in ritardo e abbiamo problemi più urgenti: «Ci faranno pressione perché chiediamo un prestito al Fmi, come ha dovuto fare l'Irlanda»
Tedesco e rappresentante delle imprese italiane, Bernhard Scholz non vede contrasti irrisolvibili in Eurolandia. Risanamento dei conti in cambio della garanzia di Berlino sui debiti? «Proposta realista, ma servono anche piani di crescita». Pubblichiamo ampi stralci dell'intervista che appare sul numero 48/2011 di Tempi in edicola
Secondo gli analisti di Crédit Suisse se l'Europa non corre ai ripari il destino della moneta è segnato. Non è solo un problema di debito pubblico, di governi o di riforme. Un'analisi che ricolloca sotto la giusta luce i "disastri" dell'esecutivo Berlusconi e i "poteri taumaturgici" del governo Monti
Ipotesi assurda o futuribile? L'America si divide dopo un articolo apparso sul New York Times: «L'America dovrebbe aprire negoziati con la CIna, chiedere a Pechino di cancellare gli oltre mille miliardi di dollari di debito che detiene» in cambio di Taiwan. Ecco perché, con Obama, i taiwanesi dovrebbero cominciare a preoccuparsi