«Nessun luogo è più sicuro» dice il cardinale di Abuja. Gli attentati si fanno sempre più frequenti, eppure non mancano i giovani che celgono la via del sacerdozio per testimoniare la propria fede
Almeno 11 persone sono morte ieri in Nigeria e 30 sono rimaste ferite in un attacco terroristico che ha colpito una chiesa protestante nella più grande caserma militare del nord della Nigeria a Jaji, nello stato di Kaduna.
A pronunciare la frase incriminata sarebbe stato un sarto, che avrebbe usato la parola "Chibuike" (abito), ma sbagliando la pronuncia avrebbe detto "il Profeta è venuto al mercato"
Abdulaziz, numero due di Boko Haram, ha chiesto al governo nigeriano di trattare la pace ponendo le sue condizioni: «Non siamo contro lo Stato ma contro le forze di sicurezza, che ci uccidono».
Almeno dieci morti e 145 feriti è il bilancio di un'altra domenica di sangue in Nigeria. A Kaduna un kamikaze si è fatto esplodere in chiesa: almeno sette morti. Poi la rappresaglia dei cristiani.
Istituzioni contro jihadisti. Nomadi fulani contro contadini berom. Settlers contro native people. Non sono solo i terroristi di Boko Haram a fare stragi a Jos. Reportage
Qui gli islamisti hanno squarciato i corpi di donne incinte, mutilato, ammazzato a colpi di machete persone che avevano l’unica colpa di credere in Gesù. Così in Nigeria la violenza continua ma non spegne la fede. Viaggio a Jos
I Boko Haram continuano ad uccidere. Monsignor Kaigama: «L'attacco ha tutta l’aria di essere stato perpetrato dai loro membri, perché è simile ad altre azioni commesse da loro di recente».
È successo ieri nella cattolica St. John's Church di Bauchi, capitale dell' omonima regione nel Nord del Paese. Si sospetta che gli autori siano membri del gruppo terroristico di Boko Haram.