L’organizzazione svizzera pro eutanasia Exit consentirà nelle sue strutture il «suicidio dovuto alla vecchiaia»

La decisione presa lo scorso fine settimana durante l’incontro annuale dell’organizzazione ha suscitato critiche da parte dei medici elvetici: «Non siamo d’accordo e siamo preoccupati»

Exit, l’organizzazione svizzera che pratica l’eutanasia nelle sue strutture, ha inserito nel suo statuto la possibilità di chiedere il «suicidio per ragioni legate alla vecchiaia». La decisione presa lo scorso fine settimana durante l’incontro annuale dell’organizzazione ha suscitato critiche da parte dei medici elvetici.

DECISIONE DI EXIT. In Svizzera il suicidio assistito è legale e anche persone perfettamente sane possono richiederlo, nonostante su questo punto la legislazione non sia chiara e ogni organizzazione si regoli di fatto in modo differente. «Il suicidio assistito è un processo lungo. I dottori devono fare dei test e parlare ai pazienti per ore chiedendo di giustificare la motivazione della loro richiesta. I vecchi sentono di non avere le energie per tutto questo, che è una pratica poco dignitosa», ha dichiarato al Guardian il vicepresidente di Exit, Bernhard Sutter.

PROTESTA DEI MEDICI. I medici svizzeri però non sono d’accordo: «Non siamo d’accordo con la modifica dello statuto di Exit. Ci dà ragione di essere preoccupati perché non si può escludere che le persone anziane e sane possano subire pressioni perché si suicidino». Se anche si verificasse un caso del genere, l’organizzazione non lo verrebbe mai a sapere in base al nuovo statuto, dal momento che permette di non indagare a fondo le ragioni della scelta dell’eutanasia.

IL CASO GIUDIZIARIO. Exit ha deciso di cambiare lo statuto dopo aver difeso in tribunale il dottor Philippe Freiburghaus, condannato nel 2013 a una multa simbolica di 500 franchi per aver prescritto a un paziente di 89 anni il farmaco letale senza neanche fare una diagnosi della sua presunta malattia. Secondo la difesa il medico aveva «agito in modo compassionevole», dal momento che l’uomo «voleva morire a tutti i costi» senza passare per ulteriori analisi e «la sua storia clinica» portava a credere che avesse un cancro.
La condanna simbolica è stata poi ribaltata nell’aprile scorso e il medico è stato assolto, nonostante i giudici in primo grado avessero avvisato che si stava «varcando una soglia» pericolosa. Il nuovo statuto di Exit dimostra che avevano ragione.