Superstite della Concordia racconta il naufragio: «i pavimenti sono diventati muri»

Intervista a Manuela Zanier, volto televisivo, che si trovava sulla nave Concordia quando è naufragata venerdì sera. A tempi.it racconta: «I pavimenti sono diventati muri, ho fatto fatica a trovare una via d’uscita»

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Manuela Zanier, cantante, ballerina e volto televisivo è una dei superstiti della nave Concordia, che nella sera di venerdì si è arenata sugli scogli dell’isola del Giglio. Nel naufragio sono morte 6 persone, ma sono ancora 15 i dispersi. A tempi.it Manuela Zanier ha raccontato la drammatica esperienza di quella sera.

Manuela, puoi farci una cronistoria di quanto è successo venerdì sera?
Il fatto è accaduto in modo veloce e repentino, ma contrariamente a quanto ci dicevano sulla nave, si poteva capire immediatamente che era successo qualcosa di grave. Per più di una volta gli altoparlanti avevano comunicato che si trattava di un black out. Da quando i cali di corrente fanno piegare le navi? Successivamente è stato segnalato un messaggio in codice comprensibile per i lavoratori della Costa che, in poche parole, dice di portare anziani, bambini, donne in stato di gravidanza, etc. al piano superiore. Le condizioni continuavano a peggiorare finché non è scoppiato il caos.

Da quel momento cos’è accaduto?
I pavimenti sono diventati muri. Io ho fatto fatica a trovare una via d’uscita. Una volta arrivata sul ponte mi sono dovuta aggrappare ad un corrimano, altrimenti sarei scivolata. Ho pensato anche di buttarmi, ma ho realizzato che mi sarei schiantata sul ponte del piano di sotto e ho quindi evitato. Per mia fortuna ho sempre fatto la ballerina e non ho mai smesso di tenermi in allenamento, quindi sono riuscita a mantenermi in equilibrio e non mi sono rotta niente, a parte i lividi sparsi sul corpo. Ho visto persone cadere a peso morto e schiacciarsi uno sopra l’altro sulle ringhiere del ponte. Ad un certo momento, ho pensato di non farcela. Non avevo fiato e forze. Ho allora abbandonato la zaino, tolto la giacca e sono andata avanti, ma non so ancora come ho fatto. Occorre dire anche un’altra cosa: non sapevamo di esserci arenati su uno scoglio vicino all’isola, ma pensavamo di essere in mare aperto e per il terrore di affondare insieme alla nave, tutti si muovevano con estrema foga.

E i soccorsi?
Non si capiva niente. Le scialuppe di salvataggio erano così piene che mentre venivano calate, a causa delle forti oscillazioni, per poco non si rigiravano su loro stesse. In un’altra scialuppa si sono rotti i cordoni e le persone sono rimaste appese per parecchi minuti prima di essere messe in acqua. Una cosa che non posso dimenticare è l’odore: in molti, per la paura incontrollata, hanno urinato e defecato.

Quando sei riuscita ad avvisare i tuoi familiari?
Appena suonato l’allarme ho chiamato mia sorella Sara e mio fratello Fabio. Ho detto loro di stare tranquilli, poi quando le cose sono peggiorate ho richiamato. Hanno fatto in modo di tenere lontana mia mamma e mio papà da ogni mass media e nel frattempo ci tenevamo in contatto, soprattutto nel momento peggiore: quando avevo realizzato che avrei potuto non farcela.

Qual è stato il momento in cui hai capito di essere salva?
Quando ho toccato terra. Sono esplosa in un pianto liberatorio e ho voluto evitare telecamere e quant’altro. Successivamente ci hanno portato a Civitavecchia e lì c’erano i miei cari ad aspettarmi.
Twitter: @giardser

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