Sulla cremazione il punto è: noi abbiamo un corpo o quel corpo lo siamo?

Proibire la cremazione non ha più ragione di essere. Ma le ceneri vanno custodite in terra consacrata

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – In tema novembrino non parrà lugubre occuparsi di cremazione dei defunti. La questione appare minore, con tutti i guai che abbiamo. Secondo Boris merita una riflessione che va più in là della semplice questione devozionale o chimico-fisica. Si tratta della questione del corpo. Noi abbiamo un corpo o siamo un corpo anche se non ci esauriamo in esso?

Non è una questione di lana caprina. Se noi abbiamo un corpo, significa che esso è nostra proprietà, e possiamo farne ciò che vogliamo. È un corpo con connotati maschili? Che importa: li cambio in femminili. La filosofia femminista si espresse a suo tempo con questo slogan: “Il corpo è mio e lo gestisco io”. Era per rivendicare l’aborto come diritto, ma non solo. Dice che il mio corpo è una merce. Ragione di più quello degli altri.

Da qui l’idea che il corpo sia “res nullius”, una cosa senza proprietario. Infatti il proprietario del corpo è morto. C’è un problema però: i corpi, la carne, risorgeranno. Dunque vanno trattati con rispetto, sono qualcosa degno di non morire. Infatti si dice: il sonno della morte. Non solo l’io, ma l’io quale si esprime in questa vita terrena, cioè in quanto corpo, dorme e risorgerà.

Anche nella Messa si fa presente il corpo di Cristo, che dice la presenza reale di Cristo. Dunque Cristo è il suo corpo.
A questo punto temo di essere scomunicato come eretico due o tre volte. Ma faccio presente che Boris è pur sempre un ortodosso, dunque tocca al Patriarca di Mosca sanzionarlo.

Per questo la Chiesa era contro la cremazione. Perché ha sempre valutato il corpo come segno forte dell’unità della persona, della sacralità anche di un’unghia umana. Sacro vuol dire prezioso, misterioso, anche se facilmente riconducibile a formule chimiche o genetiche.

Insomma, credo di aver perso per strada almeno l’ottanta per cento dei miei venticinque lettori, ai restanti cinque propongo una frase che mi ha colpito moltissimo ed è di Romano Guardini.

Egli ritiene che la modernità ha certo aumentato la potenza dell’uomo, ma specialmente la «nuova mostruosa possibilità di distruggere». Continua: «Oltre alla bomba atomica, non vogliamo dimenticare quell’altra possibilità di esercizio del potere, che parimenti è stata conquistata in questi anni, cioè quella di penetrare nell’atomo umano, nell’individuo, nella personalità… il lavaggio del cervello… guidare i suoi desideri… comandare il suo agire inconscio». E qui sta la novità dell’evo moderno e post-moderno: la possibilità di fare l’uomo a pezzi. Separare il corpo dalla sede della dignità del medesimo uomo. Per l’uomo cristiano, prima del suo lavaggio del cervello, non era così. Scrive Guardini: «Passava ancora come illecito adoperare i corpi umani per scopi di studio. Tanto grande era la soggezione di fronte all’intangibilità dell’uomo, che la ricerca anatomica poté nascere solo con un pericolo considerevole per colui che la esercitava». Era sbagliato, si esagerava. Per questo proibire la cremazione non ha più ragione di essere. Ma vale il fatto che le ceneri vanno custodite come un bene prezioso, in terra consacrata.

Se vi ho annoiato, Boris come il Puck di Shakespeare chiede venia, e s’invola.

Foto cimitero da Shutterstock

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