Suicidio assistito: Massachusetts va al referendum. Ecco come e chi potrà «morire con più dignità»

Potrà chiedere il suicidio assistito chi è affetto da malattia incurabile che porterà il paziente alla morte «entro sei mesi». Comitato contrario: «I dottori sanno bene che spesso le stime sono sbagliate».

Il 6 novembre in Massachusetts si terrà un referendum (chiamato “Question 2”) per l’approvazione o meno della legge che legalizza il suicidio assistito. Nel lungo testo, che costituisce il quesito e che verrà riportato sulla scheda elettorale, si spiega che «la legge proposta permetterebbe a un medico, sotto richiesta di un paziente malato terminale, di porre fine alla vita del paziente. Per richiedere il suicidio assistito, il paziente deve essere un adulto residente in Massachusetts che (1) secondo i medici sia in grado a livello mentale di prendere e comunicare decisioni sulla propria salute; (2) a cui i medici abbiano diagnosticato una malattia incurabile che, con ragionevole certezza, lo porterà alla morte entro sei mesi; (3) che esprima volontariamente il desiderio di morire e che sia informato [sul significato] della sua decisione».

BASTA CHIEDERE DI MORIRE DUE VOLTE. Il testo prosegue nell’elencare tutta una serie di garanzie per il paziente e per il medico. La richiesta di morire deve essere fatta «due volte dal paziente o da un familiare che capisca il modo di comunicare del paziente» e deve essere firmato un foglio alla presenza di due testimoni, uno dei quali «non deve essere un familiare o un beneficiario dell’eredità del paziente». La medicina letale «deve essere assunta non in un luogo pubblico e con un’altra persona a fianco. Il paziente deve poter cambiare idea in ogni momento».

UN NUOVO TIPO DI MORTE NATURALE. Dopo avere elencato il modo in cui il paziente si suiciderà e che cosa devono fare i parenti e i medici, il testo della legge specifica che «il certificato di morte deve riportare la malattia terminale come causa di morte» e non il suicidio o l’assunzione del medicinale con cui il paziente si uccide. La morte per suicidio assistito sarà dunque equiparata, legalmente e sulla carta, alla morte naturale.

MORIRE CON PIÙ DIGNITÀ. Il lungo testo in base al quale i cittadini del Massachusetts dovranno esprimersi termina con due postille: 150 parole “In favor” alla legge, scritto da Heather Clish, membro dell’associazione “Dignity 2012”, che ha spinto per la realizzazione della legge, e 150 parole “Against”, scritte dal “Comitato contro il suicidio assistito”. Clish, nell’argomento “in favor”, parla del padre malato di cancro al cervello, che vive nello Stato dell’Oregon, dove il suicidio assistito è legale. Scrive: «Mio padre stava già morendo ma a causa di questa legge [che permette il suicidio assistito] ha potuto salutare le persone che amava, con dignità e grazia tra le braccia di mia madre».

«SUICIDIO? MIGLIORIAMO L’ACCESSO ALLE CURE PALLIATIVE». L’argomento “Against” spiega invece: «Il testo proposto della legge è confuso, scritto male e manca la più elementare salvaguardia del paziente. I pazienti non saranno obbligati a vedere uno psichiatra prima di assumere la medicina letale. Molti che soffrono di depressione potranno ottenere il suicidio assistito, invece che cure psicologiche molto più efficaci. Inoltre il testo non prevede che il paziente venga informato sulle cure palliative, che eliminano il dolore e assicurano la migliore qualità della vita per i malati terminali. Non solo, secondo la legge è necessario avere una aspettativa di vita di sei mesi, ma i dottori sono d’accordo nell’affermare che queste stime spesso risultano sbagliate. Invece che aiutare i pazienti a suicidarsi, lo Stato del Massachusetts dovrebbe migliorare l’accesso a cure di qualità per malati terminali».

MUORE ANCHE CHI NON VUOLE. Il dibattito in questi mesi in Massachusetts è stato aperto e diretto. Al contrario di quanto ci si aspettava, Dignity 2012 ha raccolto donazioni per promuovere il suicidio assistito per 434 mila dollari, mentre il Comitato contro il suicidio assistito ha riscosso più successo, raccogliendo 1,3 milioni di dollari. Il Comitato, oltre agli argomenti scritti nella nota “against”, teme gli abusi del suicidio assistito, viste le numerose testimonianze di persone uccise, nei paesi in cui suicidio assistito ed eutanasia sono legali, anche se non lo volevano.