Inghilterra, bocciato a grande maggioranza il suicidio assistito

Anche l’ex procuratore generale si oppone all’eutanasia: «Le leggi trasmettono importanti messaggi etici. Quando il Parlamento legalizza qualcosa, aiuta a dargli un timbro di approvazione sociale»

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Aggiornamento 17:23. La Camera dei Comuni a grande maggioranza ha bocciato il disegno di legge: 330 i voti contrari, 118 i favorevoli. Durante il dibattito, Fiona Bruce, tra gli oppositori della legge, ha dichiarato: «Nel testo è assente qualsiasi tutela per i più vulnerabili. Se non fosse gravissimo, sarebbe comico». Il Parlamento l’ha ascoltata.

Oggi la Camera dei Comuni si ritrova a votare per la quarta volta dal 2006 una legge sul suicidio assistito (o eutanasia passiva). Dopo che proposte simili sono già state bocciate nel Regno Unito nel 2006, 2009, 2010 e 2015 i fautori della “buona morte” sono tornati alla carica. La legge, già approvata in prima lettura il 24 giugno scorso, è stata scritta sul modello di quella approvata in Oregon nel 1997, è stata presentata da Rob Marris ed è la (quasi) fotocopia del testo avanzato da Lord Falconer nel 2014 e bocciato.

COME FUNZIONA. Se dopo tutti i passaggi parlamentari richiesti la legge verrà approvata, il suicidio assistito diventerà legale quando saranno soddisfatte queste condizioni: il richiedente deve essere maggiorenne e mentalmente abile, deve risiedere in Inghilterra o Galles da almeno un anno, il suo desiderio di morire deve essere «volontario, chiaro e informato», gli deve essere stata diagnostica una malattia terminale «inevitabilmente progressiva» a motivo della quale «ci si può ragionevolmente aspettare» che il richiedente muoia entro sei mesi, il paziente deve richiedere oralmente il suicidio assistito due volte e una volta per iscritto, la dichiarazione deve essere controfirmata da due testimoni e due dottori devono esaminare il paziente. L’Alta corte deve ratificare la dichiarazione dei medici. A questo punto, passati 14 giorni, il medico può consegnare al paziente o permettergli di acquistare il farmaco letale, che dovrà essere ingerito in modo autonomo sotto la supervisione di «professionisti sanitari».

MEDICI SI OPPONGONO. Nonostante il premier David Cameron si sia opposto, sembra che questa volta ci siano i numeri giusti perché la legge passi. Non mancano però le voci contrarie. Lord Bernard Francisco Ribeiro, già presidente del Royal College dei chirurghi, ha scritto oggi un editoriale per il Telegraph ricordando che i medici, cioè le persone che davvero avranno la responsabilità della morte delle persone, continuano a opporsi alla legge.
«Una legge come questa segnerebbe un duro colpo per il principio [del giuramento di Ippocrate] “non nuocere” che sta alla base della professione medica», scrive. «Inoltre, un recente sondaggio condotto tra mille dottori ha fatto emergere che solo uno su sette sarebbe disposto a considerare una richiesta di suicidio assistito e solo uno su nove sarebbe pronto a consegnare i farmaci letali al paziente e ad assistere al suicidio. (…) Quattro su dieci sarebbero disposti a dare una consulenza medica (sull’entità della malattia e sulle possibili cure) ma niente di più».

SONDAGGI. In altrettanti sondaggi nella categoria dei medici, si sono espressi contro il suicidio assistito anche l’Associazione dei medici britannici, il Royal College dei medici, il Royal College dei medici di famiglia, l’Associazione per le cure palliative e la società geriatrica britannica. Il sondaggio invece più citato in Parlamento, realizzato dalle associazioni pro eutanasia per provare che la popolazione è favorevole alla legge, e secondo il quale l’82 per cento degli inglesi vuole il suicidio assistito, è stato definito dall’autorevole Institute for Social and Economic Research della Essex University come fuorviante e inattendibile.

CRITERIO DELLA SCELTA. Ad ogni modo, secondo i promotori della legge anche se solo un cittadino volesse il suicidio assistito bisognerebbe concederglielo perché, è il ragionamento, riguarda solo chi lo sceglie e non danneggia in alcun modo chi non lo sceglie e la società. Questo ragionamento però è sbagliato, secondo quanto dichiarato al Daily Telegraph da un’autorità come l’ex procuratore generale Dominic Grieve.
Secondo lui, infatti, quando si approva una legge si spinge la gente a considerare un’opzione che altrimenti non sarebbe neanche stata immaginata. Perché dire che il suicidio assistito è legale significa metterci un «timbro di approvazione sociale». «Le leggi sono molto più che semplici strumenti regolatori», continua. «Le leggi trasmettono importanti messaggi etici. Quando il Parlamento legalizza qualcosa, aiuta a dargli un timbro di approvazione sociale. Una legge sul suicidio assistito veicola questo messaggio: se sei un malato terminale, il suicidio è qualcosa che dovresti considerare, qualcosa che vale la pena di essere legittimamente incoraggiato».

1.500 MORTI ALL’ANNO. Secondo i calcoli di Grieve, basati su anni di esperienza legale nel campo dei casi riguardanti il suicidio assistito, se la legge di Rob Marris fosse approvata, nel Regno Unito sceglierebbero il suicidio almeno 1.500 persone ogni anno. Un numero che sale a 16.000 nel caso venga approvata una legge sull’eutanasia attiva come quella olandese o belga. A rimetterci saranno «i più vulnerabili, che si sentiranno sotto pressione per mettere fine alle proprie vite», affermano gli oppositori della legge. Perché «il diritto di morire diventa velocemente dovere di morire». Non è un caso se tutte le principali associazioni che si battono per i diritti dei disabili, ad esempio, si sono schierate contro la legge. Anche perché l’unica cosa che la norma non prevede, è un sistema robusto di controllo per impedire che si verifichino abusi. Gli stessi ai quali si assiste ormai quotidianamente in Belgio, Olanda, Oregon e negli altri Stati dove il suicidio assistito è già legge.

Foto siringhe da Shutterstock

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