Sudan, Meriam è a casa. Corte d’appello ribalta la condanna per apostasia e adulterio

La notizia è stata riportata dall’agenzia di stampa Suna e confermata a tempi.it. Il ricorso in appello era stato fatto lo scorso 22 maggio

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meriam-ibrahim-sudan-maya-martinMeriam Yahya Ibrahim è stata liberata. Lo ha deciso la Corte di appello sudanese, secondo quanto riportato da una nota dell’agenzia di stampa Suna e conformato a tempi.it da alcune fonti che ci dicono che la donna è a casa. La donna cristiana si trovava in prigione dallo scorso 17 febbraio ed è stata condannata in primo appello lo scorso 15 maggio a morte per apostasia e a 100 frustate per adulterio.

FALSE ACCUSE. La sua colpa, secondo il “fratello” che l’ha accusata, è quella di essersi convertita al cristianesimo dall’islam, reato punibile con la morte dalla sharia. La donna, in realtà, ha dichiarato di essere sempre stata cristiana e di non essersi mai convertita. La sentenza di primo grado ha destato sdegno in tutto il mondo ed è stata impugnata dalla difesa di Meriam lo scorso 22 maggio, anche perché la Costituzione del Sudan garantisce formalmente la libertà religiosa.

PARTO IN CELLA. Meriam, sposata con Daniel Wani, che ha anche la cittadinanza americana, è madre di due figli. Il primo, Martin, vive dal 17 febbraio in carcere con lei. La seconda, Maya, è nata sul pavimento della cella, dove la donna di 27 anni è stata costretta a partorire con i piedi incatenati.

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