Sudan, divieto di costruire chiese. «Cristiani trattati come cittadini di seconda classe»

Il governo sudanese ha annunciato il blocco dei permessi per erigere nuovi edifici di culto. I cristiani vengono perseguitati e discriminati

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chiese-demolite-khartoum-sudan-islam-shariaIl governo sudanese, attraverso il ministro degli Affari religiosi, Shalil Abdullah, ha annunciato il blocco dei permessi per la costruzione di nuove chiese. Lo afferma l’agenzia Fides, secondo cui il ministro ha motivato la sua decisione spiegando che è la conseguenza della riduzione del numero dei fedeli. Pochi fedeli non hanno bisogno di nuove chiese è, nella sostanza, il ragionamento.
Le cose non stanno esattamente così. Come vi abbiamo già raccontato, da quando il Sud Sudan, a stragrande maggioranza cristiano, si è dichiarato indipendente, tutti i cristiani stranieri sono stati espulsi dal Sudan, abitato per oltre il 70 per cento da musulmani. Molte chiese sono state distrutte con la scusa che dovevano trasferirsi da Khartoum a Juba. Il presidente Omar Al Bashir ha inoltre promesso di applicare un’inflessibile versione della sharia.

CHIESA DEMOLITA. Recentemente vi abbiamo narrato la vicenda della Chiesa di Cristo eretta nel quartiere Thiba Al Hamyida di Khartoum, capitale del Sudan. La chiesa è stata demolita dalle autorità lo scorso 30 giugno, con un solo giorno di preavviso. Con fucili e gas lacrimogeni le forze dell’ordine sono intervenute per evitare che i fedeli si opponessero. Kwa Shamal, pastore della congregazione, ha spiegato che la polizia è intervenuta durante la funzione avvisando i 430 fedeli di lasciare la chiesa senza dare spiegazioni sul motivo della demolizione.

CITTADINI DI SERIE B. La Chiesa cattolica lamenta questo tipo di discriminazioni e soprusi e, in una nota inviata e pubblicata da Fides, ricorda che «sebbene la costituzione garantisca pari diritti a tutti i sudanesi, senza alcuna distinzione di credo, i cristiani sono considerati e trattati come cittadini di seconda classe. I membri del clero non possono ottenere il passaporto, e quando lasciano il Paese non sanno mai se potranno farvi ritorno. Molti sacerdoti sono stati espulsi ed i vescovi sono costretti al silenzio perché non possono esprimere liberamente le proprie opinioni».

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