Su Inghilterra-Polonia aleggia il fantasma di Tomaszewski, «il clown coi guanti»

È da tre giorni che sui giornali britannici le pagine sportive non parlano altro che di lui, il “clown coi guanti”: da quarant’anni a rispondere a quel soprannome grottesco è Jan Tomaszewski, portiere della nazionale polacca negli anni Settanta. Il suo nome a Londra ricorda solo una partita maledetta, il peggior precedente tra Inghilterra e Polonia che possa ronzare oggi nelle orecchie del ct Roy Hodgson. Se i Three Lions infatti vogliono andare diretti al Mondiale, dovranno vincere per forza stasera a Wembley proprio contro i biancorossi.

STESSO STADIO, DATA SIMILE. D’altronde, nel ’73, lo stadio era lo stesso, Wembley appunto, e la data funestamente simile: 17 ottobre. Finì 1-1, gli inglesi rimasero a casa, e a giocarsi il Mondiale tedesco andarono i polacchi. Il tutto sebbene i padroni di casa tirarono 36 volte verso la porta ospite, trovano il gol soltanto su rigore. E l’esito dipese tutto da lui, Jan Tomaszewski, che alternò un miracolo dietro l’altro nonostante dopo pochi minuti di gioco un contrasto con Allan Clarke avesse rischiato di mandarlo subito in infermeria, con cinque microfratture alla mano sinistra. «Avevo le mani congelate durante la partita», ricorda alla Bbc lo stesso portiere, «e per l’adrenalina non sentivo alcuna sofferenza. Il mio compagno di squadra Adam Musial poi mi disse: “È andata bene che ti ha colpito: almeno ti ha svegliato”».

«CLOWN COI GUANTI». E in effetti la sveglia servì quella sera. Una parata dopo l’altra Tomaszewski abbatté ogni speranza inglese, zittendo tutti i critici che da lui si aspettavano poco, visto che a Wembley arrivava reduce da una pessima trafila in Nazionale, cominciata due anni prima e proseguita tra errori e insicurezze.
Fu Brian Clough, ancora lontano da portare il Nottingham Forest a vincere due Coppe Campioni, a definire nel pre-partita il portiere «un clown da circo coi guanti». E pure il giorno dopo sui giornali inglesi si continuava a ricordare quel sorriso «mezzo sarcastico, mezzo sorpreso» con cui avevano visto Tomaszewski tuffarsi su ogni pallone: «C’era da credere che quella era la sua prima partita di sempre», scrisse il giorno dopo il Guardian, arrendendosi all’abilità disarmante con cui il polacco aveva saputo difendere il pareggio.

LE PAROLE DI GORSKI. Non erano mancate le convinzioni per lui quella sera, mischiate con le paure: lo stadio tutto esaurito, gli inglesi che arrivavano da un 7-0 rifilato all’Austria, le urla inferocite del pubblico. Il portiere ricorda ancora le parole del tecnico Gorski, a infondere a tutti fiducia e coraggio: «Vincere contro una squadra debole non dà gioia. Potete giocare per 20 anni in mille partite e nessuno si ricorderà di voi. Ma stasera, in una sola partita, contro una squadra come l’Inghilterra e in un posto come questo, avete l’occasione di scrivere i vostri nomi nei libri di storia».

LEADER AI MONDIALI DEL ’74. E fu così per Tomaszewski, anche se quella serata non fu un lampo improvviso nella carriera dell’estremo difensore, che pure 8 mesi dopo giocò i Mondiali da autentico leader: la sua Polonia vestì il ruolo di sorpresa assieme all’Olanda, si classificò terza battendo anche il Brasile, e Jan parò pure due penalty. Nulla però fu pari a quel pareggio con l’Inghilterra: «Paragonate la pressione della semifinale di Coppa del Mondo con il match di Wembley? È come guidare una Skoda dopo una Mercedes».
Dopo il Mondiale la carriera di Jan fu poco altro: si ritirò negli anni Ottanta e iniziò a fare il commentatore sportivo, divenne famoso per le sparate a zero contro tutto e tutti. «Cinque minuti alla deadline, nessuna paura, chiamate Tomaszewski», è la battuta che circola tra i giornali polacchi, dove si enfatizza sull’indole burbera e lunatica dell’ex portiere, sempre bravo ad offrire, volente o nolente, spunti per titoli e notizie. Ma 40 anni fa non fu il suo carattere istrionico a dar notizia, bensì le sue parate. Lì la sua vita sportiva era arrivata all’apice, trasformando un clown nell’“uomo che fermò gli inglesi”. Con una mano fratturata.