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Strage in Nigeria. «L’imam ha nascosto noi cristiani in moschea e ci ha salvati»

luglio 3, 2018 Leone Grotti

Storia dell’imam che ha protetto oltre 260 uomini, donne e bambini dai pastori musulmani fulani che il 23 giugno hanno massacrato oltre 200 cristiani nello stato di Plateau al grido di «Allahu Akbar»

«Senza di lui saremmo tutti morti». La strage di cristiani per mano di un commando di pastori musulmani fulani che ha causato la morte di oltre 200 persone il 23 giugno nello stato di Plateau, nel centro della Nigeria, sarebbe stato ancora più letale, se un imam (foto sotto) non avesse nascosto in moschea e in casa sua 262 tra uomini, donne e bambini.

L’ATTACCO. Quando 300 uomini armati hanno attaccato una delle dieci comunità cristiane colpite vicino a Jos, sparando a civili inermi e bruciando le loro case, gli abitanti del villaggio confinante sono subito scappati verso l’avamposto dell’esercito più vicino. «Ma quando sono arrivati e hanno cominciato a spararci, anche il personale di sicurezza è scappato e così siamo corsi verso il quartiere musulmano e la moschea del villaggio vicino».

L’INTERVENTO DELL’IMAM. Appena li ha visti arrivare, intorno alle 15, l’imam ha preso le donne e i bambini e «li ho nascosti in casa mia. Poi ho preso gli uomini e li ho portati in moschea», dichiara il leader islamico alla Bbc, che per ragioni di sicurezza non rivela né il suo nome, né il suo volto. Quando i pastori musulmani sono arrivati, hanno scoperto che l’imam stava nascondendo i cristiani e gli hanno ordinato di consegnarli. L’imam si è rifiutato, impedendo loro di entrare in moschea. Quando i musulmani hanno minacciato di dare fuoco alla sua casa e alla moschea, l’imam si è inginocchiato piangendo e implorandoli di non farlo. Invece di portare a termine la strage, i pastori se ne sono andati, bruciando sulla strada del ritorno due chiese.

«I CRISTIANI MI ACCOLSERO». «Perché l’ho fatto?», ha risposto l’imam ai giornalisti. «Quando siamo arrivati in questo villaggio più di 40 anni fa, i cristiani ci hanno permesso di costruire la moschea e ci hanno donato il terreno sul quale edificarla». I cristiani del villaggio sono rimasti nella moschea per cinque giorni: «L’imam ci ha permesso di restare, i musulmani ci hanno portato da mangiare e da bere. Non ci hanno mai chiesto di andarcene, neanche quando dovevano pregare».

«ALLAHU AKBAR». Ora le quasi 300 persone si trovano in un campo per sfollati della zona, non potendo ancora tornare al proprio villaggio per la mancanza di sicurezza e perché le loro case sono state rase al suolo. Gli sfollati sono oltre 2.000. Tra le atrocità commesse dai pastori musulmani, che affermano di aver compiuto l’attacco per vendicarsi di un furto di bestiame, c’è anche l’incendio di diverse chiese, compresa la casa di un pastore protestante, che è stato bruciato vivo. Secondo i testimoni, i criminali gridavano «Allahu Akbar» mentre massacravano uomini, donne e bambini.

FOSSA COMUNE. L’abitante di uno dei villaggi colpiti è tra i pochi sopravvissuti della sua comunità, dove sono state uccise 83 persone: «Solo qui hanno ucciso 83 persone», dichiara piangendo. E puntando il dito verso una fossa comune (foto in alto): «Guardate come li hanno seppelliti. Noi siamo nati qui, abbiamo sempre vissuto qui. Dove vogliono che scappiamo?». I pastori fulani hanno ucciso migliaia di cristiani solo negli ultimi anni negli stati centrali della Nigeria e secondo molti vescovi è in atto un «tentativo di islamizzare il paese».

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