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Strage alla Mecca. Per i sauditi «è la volontà di Dio», ma i pellegrini attaccano: «Non esiste organizzazione»

settembre 25, 2015 Leone Grotti

L’Arabia Saudita ha aperto un’inchiesta per la morte di oltre 700 pellegrini ieri a Mina, durante l’annuale pellegrinaggio alla Mecca. Molti musulmani protestano contro la polizia

Ahmed Abu Bakr, cittadino libico di 45 anni, era in Arabia Saudita ieri insieme ad altre due milioni di persone per compiere il rituale pellegrinaggio che tutti i musulmani devono fare almeno una volta nella vita. Con la madre al fianco, si trovava a Mina alle 9 di mattina ed è sopravvissuto per miracolo alla strage che ha lasciato per le strade più di 700 musulmani, morti calpestati e soffocati.

LA GRANDE RESSA. «C’era una grande ressa. La polizia aveva chiuso tutte le entrate e le uscite del campo dove dormono i pellegrini, lasciandone aperta una», dichiara al Guardian. «Ho visto i corpi morti davanti a me. Abbiamo rimosso le vittime insieme alla polizia, che non conosceva neanche le strade e i luoghi dove ci trovavamo».

ALMENO 719 MORTI. Secondo le prime testimonianze, la strage sarebbe stata causata dall’incontro di due gruppi di pellegrini all’intersezione di due strade: un gruppo si stava recando nel luogo dove si compie il rito della lapidazione del diavolo (Jamarat), un altro stava tornando al campo di oltre 160 mila tende messo a disposizione dei pellegrini dalle autorità saudite. Ma all’incrocio delle due strade, qualcosa è andato storto e 719 persone (finora) sono rimaste uccise.

«VOLONTÀ DI DIO». Le autorità saudite hanno subito aperto un’inchiesta. Un ufficiale ha scaricato le responsabilità su un gruppo indisciplinato di non meglio identificati «pellegrini africani». Un altro ha ricordato i problemi «creati dall’affollamento e dal caldo». Il ministro della Sanità ha tagliato corto davanti alle domande: «Questa è la volontà di Dio».

«ARABIA SAUDITA RESPONSABILE». Non è d’accordo Said Ohadi, a capo dell’organizzazione che gestisce il pellegrinaggio per i cittadini di nazionalità iraniana: «Per ragioni sconosciute, le autorità saudite hanno chiuso due strade di fianco al luogo rituale, causando il tragico incidente. Gli ufficiali sauditi sono responsabili, non possiamo essere indifferenti davanti al loro comportamento, che denota una mancanza di attenzione nei confronti della sicurezza dei pellegrini».

MILIARDI DI DOLLARI. Negli ultimi 25 anni sono morti più di 2.500 pellegrini in incidenti più o meno simili. Anche per questo le autorità saudite hanno migliorato notevolmente la sicurezza nell’ultimo periodo, investendo miliardi di dollari e costruendo anche un ponte a cinque piani per far defluire meglio la folla. Ma non è bastato. Anche perché, accusano molti pellegrini, i 100 mila genti di polizia schierati a protezione dei pellegrini non avevano la minima idea di quello che bisognava fare.

POLIZIA INCOMPETENTE. Mohammed Hasan, egiziano di 39 anni, è arrabbiatissimo per il comportamento tenuto dalla polizia: «Un altro incidente così potrebbe benissimo accadere di nuovo. I soldati non sapevano cosa fare, molti stavano con le mani in mano. Alcuni mi hanno detto: “Dai, vieni a identificare questo cadavere egiziano”. Perché ci umiliano così? Siamo venuti come pellegrini, senza chiedere nulla. Dovevano solo organizzare le strade».

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«NON ESISTE ORGANIZZAZIONE». Un altro egiziano, Ahmed, accusa: «Non esiste organizzazione. Potevano fare una strada per raggiungere il luogo rituale e un’altra per tornare indietro. Mettere dei poliziotti agli incroci delle strade, e invece niente». Il rituale della lapidazione del diavolo, che si deve compiere entro il tramonto, non si è mai interrotto ieri nonostante la strage e continuerà fino a domenica. Ahmed però farà un’eccezione: «Sono spaventato adesso. Ho chiesto a un imam se posso andare a farlo di notte e mi ha detto che va bene. Quindi farò così».

CREDIBILITÀ MINATA. I critici della monarchia assoluta islamica hanno approfittato dell’incidente per criticare il governo: «È un duro colpo per la leadership saudita», ha commentato Madawi Al Rasheed, accademico saudita alla London School of Economics. «Perché indebolisce la legittimità della sua pretesa di essere il Custode dei due luoghi sacri (Mecca e Medina, ndr). Ogni tipo di incidente come questo mina la sua credibilità nel mondo musulmano».

Foto Ansa/Ap

Cartina Guardian


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2 Commenti

  1. SUSANNA ROLLI says:

    Impressionante!

  2. Renzo says:

    Evidentemente “Islam” e “morte” è un binomio inscindibile…

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