Strage alla Mecca. Cresce il conto non ufficiale delle vittime durante il pellegrinaggio: almeno 1.480

Le autorità saudite ripetono che le vittime sono 769, ma un’indagine dell’Ap ancora in corso sta rivelando che non è così

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Le autorità dell’Arabia Saudita insistono: alla Mecca, durante la strage del 24 settembre, sono morte 769 persone. Ma l’Associated Press, che sta contattando tutti i paesi partecipanti, ha scoperto che le vittime sono almeno il doppio.
Fino ad ora, l’agenzia di stampa ha contattato 19 Stati su 180 e ha scoperto che i morti sono già 1.480. Davanti alle rivelazioni, il regime saudita ha preferito non commentare. Il paese con il maggior numero di caduti è l’Iran (465), seguito dall’Egitto (177), che però non ha ancora ricevuto notizie da 64 connazionali dispersi.

MISURE DI SICUREZZA. La strage è avvenuta a Mina, dove i pellegrini si recano per compiere il rituale della lapidazione del diavolo. Per accedere al sito, dove quest’anno si sono recati circa due milioni di musulmani, il governo saudita ha costruito un’enorme e complessa arteria stradale dal costo di diversi milioni di dollari per evitare sovraffollamento e incidenti mortali. In diverse circostanze, infatti, negli ultimi 25 anni sono morte al pellegrinaggio (Hajj) oltre tremila persone.

CALPESTATI PER UN’ORA. L’incidente che ha causato la strage è avvenuto a 1,6 chilometri di distanza dalla struttura. A Mina, una folla si è incontrata a un incrocio con un’altra. Scontrandosi, i musulmani si sono calpestati e soffocati a vicenda per oltre un’ora, stando alle ultime testimonianze dei sopravvissuti. La strada dove è avvenuto lo scontro era piccola e circondata da transenne, oltre le quali si trovavano le migliaia di tende messe a disposizione dal governo saudita per i pellegrini.

ATTACCO A RE SALMAN. Lo scandalo, che non accenna a fermarsi, ha messo in discussione l’autorità morale e religiosa (e quindi pure politica) dell’Arabia Saudita, che non si è ancora scusata per quanto avvenuto, affermando piuttosto che «è stata la volontà di Dio». In tanti hanno chiesto che il prossimo anno il pellegrinaggio non sia organizzato dalla casata degli Al-Saud. Si tratta di un attacco diretto all’autorità del re Salman, che si fregia del titolo di «Custode delle due sacre moschee», la Grande moschea della Mecca e quella di Medina (la prima costruita da Maometto).
«Non è possibile», ha risposto alle richieste il principe Turki al-Faisal, «è una questione di sovranità, privilegio e servizio. Svolgiamo questo servizio fin da quando i tempi erano terribili, i pellegrini non potevano permettersi di viaggiare, c’erano malattie, folle e problemi di alloggio. Noi siamo gli unici a conoscere il territorio».

Foto Ansa/Ap


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