Stamina, tribunale Venezia ordina ripresa delle infusioni. «Che giudici sono?»

Dopo Pesaro, altro intervento delle toghe di Venezia. Remuzzi sul Corriere: «I giudici dovrebbero poter giudicare che quel che il medico prescrive sia “prescrivibile”»

Caso Stamina, nuovo capitolo. Da un lato, la comunità scientifica che ha verificato non esserci prove che la terapia funzioni, dall’altro i tribunali che continuano a far uscire sentenze che impongono la prosecuzione dei trattamenti. In mezzo, tante famiglie che si dividono tra chi continua a credere nella terapia e chi ha raccontato vicende che hanno portato la procura di Torino a rinviare a giudizio Davide Vannoni e Marino Andolina (truffa, associazione a delinquere e abuso d’ufficio sono le accuse)
L’ultimo capitolo, si diceva, riguarda il tribunale di Venezia che, racconta il Corriere della Sera, «ha deciso che entro la fine di luglio l’Asl di Brescia dovrà individuare un anestesista pediatrico e un infusore cercandolo in tutta Italia perché la piccola (Celeste, una delle prime bimbe trattate, ndr) possa riprendere la terapia presso gli Spedali Civili della città lombarda.

IRREGOLARITA’ A TUTTI I LIVELLI. Il problema è che nell’ospedale lombardo i medici non vogliono più fare le infusioni (qui l’intervista di tempi.it a Ottavio Di Stefano, presidente dell’Ordine medici ed odontoiatri della provincia di Brescia). Attendono la decisione della Commissione scientifica nominata dal ministro della Salute, che ancora non si è espressa. Per ora, quel che si sa, è che non esiste una prova scientifica che Stamina funzioni. Eppure i giudici di Venezia, come già quelli di Pesaro, intervengono affinché i bambini siano curati. Il Corriere ricorda sia il rapporto dei carabinieri del Nas, «che hanno trovato grosse irregolarità a tutti i livelli», sia la presa di posizione della Federazione dell’Ordine dei medici (Fnomceo): «No alle ordinanze dei giudici. Noi non siamo contro ma al servizio del diritto alla tutela della salute. L’esercizio della nostra professione si basa su autonomia e responsabilità. La nostra pratica è basata su evidenze scientifiche, dobbiamo perseguire efficacia, appropriatezza e sicurezza delle cure».

CHE GIUDICI SONO? Sul quotidiano milanese appare anche un commento di Giuseppe Remuzzi che lamenta che «in nessun altro Paese dell’Europa, un professore di psicologia (Vannoni, ndr) si sognerebbe di mettere a punto una trattamento che comporti l’impiego di cellule staminali e, se lo facesse, non si troverebbe un solo medico disposto ad assecondarlo. Da noi quelli di Stamina medici ne hanno trovati e anche più di uno, ma bastava che l’Ordine dicesse “no” in base al Codice deontologico (nessuno di noi può praticare terapie segrete e non approvate dall’autorità regolatoria) perché finisse tutto subito. Per praticare quelle infusioni, serve il parere di un comitato etico che in qualunque altro Paese avrebbe detto “no” perché non c’era nessuna ipotesi scientifica a sostegno di quel trattamento e nessuna prova di efficacia».
Remuzzi smonta uno dei tanti luoghi comuni su Stamina e cioè che possa essere considerata una cura compassionevole. Non lo è, non ne ha i requisiti. Eppure, dopo Pesaro è arrivato il tribunale di Venezia, il che fa dire al medico-editorialista del Corriere: «Loro, i giudici del lavoro, dicono che non prescrivono, dispongono solo che si dia seguito alla prescrizione di un medico; però dovrebbero poter giudicare che quel che il medico prescrive sia “prescrivibile”, se no che giudici sono?».