«Stamina? Noi abbiamo solo raccontato», dicono Le Iene. Ridicoli

Dopo le ultime rivelazioni, l’ideatore delle trasmissione tv fa marcia indietro. Ma del pasticcio sono responsabili anche loro, assieme all’ex ministro Balduzzi e ai tribunali

iene-tempi«C’è una sola parola per descrivere quello che noi abbiamo fatto: abbiamo raccontato». Ci vuole una certa dose di faccia tosta per dire che le Iene non hanno utilizzato la vicenda di Stamina per sollevare un polverone emotivo intorno alla presunta cura di Davide Vannoni su bambini e famiglie disperate. Lo fa oggi con un’intervista sulla Stampa Davide Parenti, ideatore e autore della trasmissione, difendendosi dalle accuse di aver sponsorizzato la metodica con circa una ventina di servizi. «Cercavamo di capire, di spiegare. Siamo un varietà, certo, ma un varietà anomalo», dice ancora Parenti. Quindi, siccome alle Iene sono un varietà quando gli fa comodo, mentre sono una trasmissione di denuncia quando si tratta di fare controinformazione, le Iene non c’entrano nulla col grande pasticcio di Stamina. «Noi non abbiamo mai detto che la cura funziona», spiega ancora Parenti.

Ridicoli. Le Iene hanno sponsorizzato, sostenuto e difeso la cosiddetta cura Stamina non solo con i loro molteplici servizi (se venti vi paiono pochi…), ma anche andando in piazza – come ha fatto Giulio Golia – assieme alle famiglie e contro le decisioni del Governo di fermare il trattamento. Le Iene – e lo fa di nuovo Parenti nell’intervista oggi alla Stampa – hanno continuato a ripetere che si trattatava di una “cura compassionevole” (cosa che non è), dando ripetutamente la parola a Vannoni, sfornando servizi melodrammatici con sottofondo di musichette ipersentimentali e immagini di bambini sofferenti, solo per fare audience. Certo, ultimamente, quando hanno capito che la storia così come l’avevano sempre narrata aveva qualche falla, hanno un po’ raddrizzato il tiro: quando si sono accorti di aver schiacciato la famosa sostanza, hanno fatto un po’ marcia indietro, ma che ora ci vengano a dire che loro hanno solo «raccontato», fa solo ridere.

Tempi.it non sa se quella di Stamina è una «truffa» come scrivono oggi i giornali, in primis la Stampa, che ha pubblicato le testimonianze di alcuni pazienti che raccontano di essere stati raggirati da promesse di cure inutili, costate migliaia di euro. A tempi.it non si pratica il garantismo a corrente alternata. Se quella di Vannoni è stata una truffa lo dirà la magistratura che sta indagando su tutto quello che è successo ai pazienti che vi si sono sottoposti. Le accuse, dice la Stampa, sono pesanti: «Associazione a delinquere finalizzata alla somministrazione di farmaci imperfetti e dannosi alla salute, nonché truffa». A leggere le cartelle cliniche dei pazienti rese note dalla Stampa qualche brivido corre: miglioramenti zero, solo aggravarsi delle condizioni di salute.
Resta il fatto che noi abbiamo sempre sostenuto che la cosiddetta cura, se fosse stata tale, avrebbe dovuto essere resa pubblica. Ciò non è stato fatto, se non in parte e con molti lati oscuri. Poi, grazie al battage delle Iene, allo sfruttamento emotivo del dolore (sincero) di alcune famiglie disperate, alla manipolazione delle parole di papa Francesco, all’appoggio di altre star come Celentano e Fiorello, sono state confuse le acque, spostando il centro della questione dall’unica domanda razionale (“Stamina è una cura?”) ad una serie di interrogativi satellitari (“perché non volte curare i bambini?”). Ora si scopre addirittura che quelle metodiche potrebbero essere dannose.

Bastava essere ragionevoli sin dall’inizio, cari amici delle Iene. E chiedersi se su una cura a base di cellule non ne sapessero di più i maggiori esperti italiani e del mondo (tra cui un premio Nobel) o un professore di sociologia. Oppure chiedersi perché di fronte a innumerevoli richieste fosse continuamente rimandata la diffusione del protocollo. Oppure domandarsi se una campagna mediatica in nome del bene dei bambini non fosse, in verità, un modo per sponsorizzare una metodologia che, nel migliore dei casi, su quei minori fosse innocua dal punto di vista medico, ma deleteria dal punto di vista psicologico, animando illusioni a buon mercato.

Che poi, qualche domanda se la dovrebbero fare non solo le Iene, ma anche tanti altri organi di informazione, a partire da quei quotidiani e tv – praticamente tutti – che hanno dato fiato all’emotività, senza mai cercare di guardare cosa veramente ci fosse in ballo. Resta comunque un bell’esempio di cosa sia il circo mediatico in Italia. Con una politica (l’ex ministro alla Salute, il montiano Renato Balduzzi) che concede tre milioni alla “sperimentazione” e il Tar che, anche di fronte alla bocciatura della Commissione Lorenzin, s’arroga il diritto di dire che è tutto da rifare.
Purtroppo in Italia non sono solo le Iene a essere un «varietà anomalo». Lo sono anche la politica e i tribunali.