St. Marienne, dall’Africa all’Alsazia per un match. L’ultima (quasi) meraviglia della Coupe de France

Arrivano da un’isola a largo di Madagascar per giocarsi la finale a Parigi. Diecimila chilometri di trasferta, per uno dei trofei dove Davide che sconfigge Golia è la regola (ma non sempre)

La storia del Us Sainte-Marienne è la favola più prosaica che delude quando tutti si aspettano che questo piccolo club, un Davide del pallone ai confini del mondo, possa andare a tirare brutti scherzi anche a qualche Golia del calcio francese. Loro sono una minuscola compagine sportiva dell’isola di Riunione, possedimento francese nell’Oceano Indiano, vicino alle coste orientali del Madagascar e lontano migliaia di chilometri da Parigi; e per uno strano scherzo del football questo week end hanno preso l’aereo per volare in Alsazia, 10mila chilometri verso nord a giocarsi i 64esimi di finale della coppa di Lega francese. Per la cronaca hanno perso 2-0 contro il Raon-l’Etape, squadra della quarta serie francese, ma prima di parlare della partita occorre fare una precisazione.

LA FORMULA DELLA COPPA. Quello scherzo sportivo si chiama Coupe de France, forse il trofeo nazionale più partecipato d’Europa (e anche oltre, stavolta è proprio il caso di dirlo), una grande fiera del pallone transalpino, che coinvolge tutti i club francesi, dal Psg di Ibra e Cavani giù fino alle più piccole squadrette distrettuali, coinvolgendo fino a 7mila compagini. Negli accoppiamenti non ci sono teste di serie, le grandi entrano scaglionate man mano i turni avanzano e, qualora devono sfidare squadre che giocano in due serie sotto la loro, sono costrette ad andare in trasferta, sempre con partite in gara singola. E grazie a questa formula, ogni anno c’è qualche piccolo club che riesce a sorprendere tutti andando avanti verso traguardi insperati. Due anni fa in finale ci arrivò il Quevilly, che militava nella terza serie, fermato solo all’ultimo dal Lione, reduce da una semifinale in cui aveva eliminato il Gazalec Ajaccio, club anch’esso ai fondi del professionismo. Talvolta ci sono state finali senza alcun club del massimo campionato e nel 2000 fu addirittura una squadra amatoriale, il Calais, ad arrivare in finale.

TRE SETTIMANE FA LA SORPRESA. E se non era questo il sogno cullato senza troppe pretese del Sainte-Marienne poco ci mancava: si presentavano da campioni in carica nel campionato dell’isola di Riunione, e all’esordio in Coupe de France avevano sparato il colpo forte. A metà novembre, infatti, si erano presentati da grande, eliminando 2-0 l’Fc Paris in campo ospite. Poi, appunto, l’accoppiamento con gli alsaziani del Raon l’Etape, un viaggio dal caldo delle coste africane al freddo autunno del centro Europa. E altri 10mila chilometri di aereo, con la speranza che stavolta però fossero gli ultimi: una vittoria gli avrebbe permesso di avanzare nel tabellone e chissà, magari per una volta costringere al duro viaggio verso le loro spiagge esotiche qualche club professionista. Ma il gelo ha avuto la meglio, con un 2-0 che ha trasformato la trasferta più in un’avventura da raccontare a tutta l’isola che in una reale sfida di calcio.