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Casca il mondo

Spacciatori di drama

Di Annalisa Teggi
20 Aprile 2026
Tresche amorose tra frutti umanizzati e non solo: spopolano e “fanno engagement” tra la Gen Z le micro serie in pillole pensate per il consumo compulsivo da social. Con l’obiettivo, ovviamente, di fare soldi
Fotogramma di un “fruit drama” generato con intelligenza artificiale

Una fragola resta incinta dopo aver tradito il marito limone con un’amante banana. E non manca l’uva come amica invidiosa, né pesche orfane neonate, né ananas direttori d’azienda. Il fenomeno “fruit drama” potrebbe essere liquidato come una tendenza ridicola, ma è solo il tassello di un quadro meno stupido di quel che sembra.

Si tratta di storie brevissime, generate dall’intelligenza artificiale, con protagonisti animati a tema frutta e buttate nel calderone dei social. Durano un minuto e mezzo e promettono conflitto, intensità, colpi di scena: sono perfette da “scrollare”. Possono facilmente aggirare i controlli sull’età, confondendosi con un qualsiasi innocuo cartone animato, e mettere un bambino di fronte a storie assurde di sesso promiscuo, tradimenti e violenze. Che il maschio sia spesso una banana e la femmina una fragola dice molto, ma non tutto, di quello che c’è dietro.

Fruit Love Island ha una media di oltre 10 milioni di visualizzazioni per ciascuno dei suoi episodi ed è una sorta di Temptation Island in versione frutta animata. Fa parte del grande boom dei “vertical drama”, esplosi in Cina durante il lockdown e capaci di trasformare il microdrama in un settore industriale vero e proprio, non solo in una curiosità social. La versione animata con la frutta è solo l’ultima trovata: ci sono in circolazione numerosissime soap opera in pillole seriali che fanno boom di engagement negli Usa e stanno arrivando anche in Italia. Scopo? Il profitto, mascherato da mini film sentimentalmente conflittuali.

«La categoria microdramma vale circa 3 miliardi di dollari in quote annuali di abbonamento e vendite pubblicitarie. Gli spettatori sono più ricettivi ai messaggi di marketing quando offrono una storia coinvolgente», documenta il Wall Street Journal, spiegando che i brand stanno adottando i microdramas per vendere alla Gen Z e ai giovani millennial. Non si limitano a sponsorizzare: incorporano il prodotto nella trama della soap verticale. “Drama” oggi è la parola chiave di un linguaggio assai redditizio, travestito da contenuto editoriale di cui fare abbuffata.

Sono definiti drammi verticali perché la visualizzazione è pensata per gli schermi dei cellulari e perché vengono guardati a cascata. Per quanto mascherata, la dinamica è quella di una dipendenza in cui la sostanza stupefacente è una trama dopata di colpi di scena che dà una botta di emotività. E dopo esserti scrollato decine e decine di episodi in cui, nel giro di un minuto, ci s’innamora, ci si tradisce e ci si vendica, per vedere il finale ti devi abbonare alla versione a pagamento. Non è un caso che in Italia sia la regina dei drammi sentimentali, Maria De Filippi, a lanciarsi in questo mercato attraverso la piattaforma Witty Tv.

A dispetto dell’apparenza, la velocità e l’enfasi sono segni chiari di una fine imminente: quando uno spettacolo pirotecnico sta per concludersi, i fuochi d’artificio sono ravvicinati e sempre più grandi. Così come alla fine di una corsa si ha il fiato corto. Ci viene tolto un ossigeno più vitale di quanto crediamo, quando una trama ci viene spacciata come pillola per drogare un intrattenimento in cui l’anima si rimbambisce. Frullata a pagamento, come una banana.

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1 commento

  1. ELENA POLUZZI

    Interessante molto

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