Lo spirito del tempo
Sosia
Nelle mie estati letterarie naturalmente c’è grande spazio per le novità, però mi dedico anche, almeno un po’, al recupero di romanzi recenti ma non appena usciti, innanzitutto perché “scopro” qualche bravo (non sono moltissimi) nuovo autore e m’impegno a leggere tutto quello che ha scritto precedentemente. Così mi è successo con Tana French e il suo Somiglianza, uscito nelle edizioni Einaudi nel 2008. Di questo giallo riporto quella che mi sembra una citazione chiave per il tema di questo articolo:
«Che cosa ti fa pensare che questo caso non abbia niente a che vedere con me? -Chiesi- La ragazza è la mia sosia. Se ne andava in giro con la mia faccia e il mio nome».
Il libro tratta della detective Cassie Maddox, trasferita dalla squadra omicidi di Dublino, ma nel cuore della notte svegliata da una telefonata del suo vecchio capo Frank Mackey: una giovane donna è stata trovata uccisa, in un cottage diroccato della campagna irlandese. La vittima assomiglia in modo sorprendente a Cassie, e si chiama, stando ai documenti che le trovano addosso, Lexie Madison: lo stesso nome che Cassie aveva usato come copertura nella sua prima missione, per infiltrarsi in un giro di trafficanti di droga. La detective decide così di accettare la proposta di Frank, tornando a indossare i panni di Lexie, prendendo il posto della ragazza, senza che venga divulgata la notizia della sua morte, in modo da indagarne le frequentazioni.
La vedi la somiglianza?
Subito dopo Somiglianza ho letto La Gatta e il Generale, anche questo romanzo uscito qualche anno fa, nel 2018, scritto da Nino Haratischwili (scrittrice che ho molto apprezzato per il suo L’ottava vita, 2018, Marsilio) e, appena l’ho letto, mi sono sorpreso per le analogie con il racconto della French, come si può intendere da questa citazione:
«Lei prese la foto con riluttanza e stava già per restituirgliela, ma all’ultimo momento ne fu catturata. Una rapida sequenza di irritazione, stupore e spavento passò sul suo volto.
Si schiarì la voce: “Chi è Nura Gelajeva. La ragazza cecena che è stata violentata e uccisa nel 1995. Aveva diciotto anni”.
Aspettò che le sue parole sortissero l’effetto desiderato, che si insediassero nella sua mente, diffondendosi come muschio scuro e fitto. Poi aggiunse: “La vedi la somiglianza? È sorprendente, vero?”».
Il dialogo è tra un’attrice “sosia” e un giornalista che in qualche modo è costretto da un oligarca russo a collaborare per far luce sull’omicidio della ragazza cecena prima citata.
Due ragazze perfettamente identiche ad altre due ragazze: certo, i romanzi sono scritti otto e diciotto anni fa, ma lo Zeitgeist richiede periodi abbastanza consistenti per manifestarsi e, in questo senso, la coincidenza, pur a dieci anni di distanza, delle invenzioni narrative ha proprio l’aria di essere un “segnale”.

Non voglio rubarti la vita
Dell’attualità del segnale da Spirito del Tempo sui “sosia” (o comunque dello sdoppiamento di una persona) mi sono convinto leggendo anche un altro romanzo, quello di Hervé Le Tellier, L’anomalia (La nave di Teseo, 2021).
La trama del libro è questa:
«Nel marzo 2021, un Boeing 787 di Air France in volo da Parigi a New York incappa in una grande turbolenza prima di atterrare. Tre mesi dopo lo stesso aereo, con gli stessi passeggeri e un identico equipaggio, ricontatta i controllori di volo dell’aeroporto Jfk. L’inspiegabile duplicazione preoccupa Cia, Fbi e gli alti comandi dell’esercito, che dirottano l’aereo in una base militare. Le indagini degli Stati Uniti e delle altre potenze scatenano una caccia all’uomo planetaria per rintracciare i misteriosi doppi di tutte le persone a bordo. Ma durante quei tre mesi fatali, le vite di alcuni di loro sono cambiate per sempre: chi ha combattuto un male incurabile, chi ha raggiunto il successo soltanto dopo un gesto estremo, chi ha trovato l’amore e chi si è lasciato per sempre, chi ha finalmente affrontato le sue bugie».
L’invenzione narrativa di Tellier mi è parsa un po’ strampalata. Anche i racconti fantascientifici — ci insegnano i giganti del genere come Isaac Asimov o Robert Heinlein — devono avere una loro credibilità nell’invenzione del futuro, credibilità che L’anomalia proprio non ha. Comunque, un dialogo tra una donna e la sua replica, all’interno del romanzo citato, mi ha interessato per la consonanza con i romanzi di French e Haratischwili:
«Una Joanna si soffia il naso, respira piano, cerca di calmarsi. L’altra si asciuga gli occhi.
– Non voglio rubarti la vita, dice una tirandosi il naso
– Neanch’io
– Però non voglio neanche perdere la mia».
Premetto subito che l’uso del sosia in un’opera letteraria non è proprio originale: già in Elena (Ἑλένη), tragedia di Euripide, rappresentata per la prima volta nel 412 a.C., si racconta della moglie di Menelao che sarebbe stata replicata con una sorta di fantasma, da Hera, in odio a Venere, che voleva premiare Paride. E mentre l’Elena originale finiva in Egitto, il fantasma se ne andava a Troia.
Ancora più famosa è la commedia I Menaechmi, scritta da Plauto nel III secolo a.C. La commedia tratta dello smarrimento e rapimento di Menecmo I e delle peripezie che consentono ai due gemelli (Menaechmi) di incontrarsi di nuovo e tornare insieme in patria. Attorno all’omonimia e alla straordinaria somiglianza tra i due fratelli viene costruito da Plauto il prototipo della sua commedia degli equivoci, come l’Anfitrione (Giove s’innamora della moglie di Anfitrione e assume le sembianze del generale greco) e le Bacchidi (due sorelle meretrici, gemelle e che portano lo stesso nome, in azione ad Atene).
La preferenza è una cosa seria.
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Avatar porcelloni
Il tema dell’identità, il gusto dell’equivoco sono temi millenari; mi pare però che i nuovi romanzi citati aggiungano qualcosa all’uso tradizionale del “sosia” in un’opera di fantasia.
Le protagoniste di La Somiglianza, La Gatta e il generale e L’anomalia non sono governate dal Destino o da dei prepotenti, golosi e gelosi come quelli del teatro greco classico: no, sono fotografate, riprese su video, fantascientificamente fotocopiate. Le loro vite sono intrecciate a quella tecnologia che in vari modi domina la nostra epoca.
Evocano gli “avatar” che porcelloni vergognosi usano su Tinder, che delinquenti utilizzano sul Dark Web per truffare la gente, che quasi tutti ormai assumono su Facebook, su TikTok, su X-Twitter o su Instagram o in un videogioco.
Ed è in questo senso che lo Zeitgeist ispira gli scrittori a raccontare la nuova realtà “doppia” (umana e social) di uomini e donne del XXI secolo.
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