Lo spirito del tempo
Amore
Come sta cambiando “l’amore” nei nostri tempi? Alcuni romanzi letti tra giugno e agosto mi hanno confermato nella sensazione che si sia in qualche modo arrestata o almeno molto frenata la grande rivoluzione sessuale di cui molti indicano come simbolo e motore più l’Elvis Presley del 1956 che l’Herbert Marcuse del 1968, e che questo arresto/frenata potrebbe essere avvenuto innanzitutto grazie a un certo effetto di saturazione nelle persone adulte e di spaesamento nella Generazione Z.
Ricordo bene un tempo quando una copia di Playboy (rivista sulla quale alcune signorine dal 1953 mostravano e mostrano le loro tette) provocava incontrollabili entusiasmi dai 15 anni in su. Ora invece con pochi click del computer puoi trovare rappresentate su Internet le più complicate perversioni, e questa nuova situazione non solo sta disorientando ragazzini che quasi ancora con il latte alla bocca introiettano massicce dosi di erotismo (mentre prima il sesso era, per un buon periodo, sostanzialmente misterioso, e poi la sua rappresentazione era comunque assolutamente centellinata), ma anche quarantenni e cinquantenni portati talvolta – malgrado certi istinti di base – a considerare che il concentrare tutta la propria attenzione essenzialmente sulle ginnastiche amatorie, non possa offrire un vero senso all’esistenza.
Cappuccini, briochine e brodini
A un distratto fruitore (ormai molto Netflix) di cinema, come sono, sembra, poi, che l’evoluzione del sesso di celluloide dagli anni Cinquanta del Novecento agli Ottanta fino ai giorni nostri, confermi la tendenza che sto cercando di precisare su sesso, amore e Zeitgeist post 2000. Oltre mezzo secolo fa ho potuto ancora vedere film che obbedivano al cosiddetto Codice Hays imperante a Hollywood (innanzitutto vietati i baci troppo lunghi e appassionati – il citato “codice” limitava i baci a un massimo di pochi secondi sullo schermo – e i costumi troppo succinti). A un certo punto invece tra i Settanta e il nuovo millennio si diffuse una rappresentazione degli atti sessuali che era sul filo della pornografia (con rivelazioni degli uffici stampa che facevano sapere: «C’è stata vera penetrazione», cosa per lo più falsa ma indicativa dell’atmosfera generale). Oggi mi pare sia in atto una ritirata. Se non proprio un ritorno ai codici di metà Novecento, mi pare di cogliere almeno, anche nelle commedie più leggere, un certo sforzo di evitare scene di sesso troppo ginecologiche.
Ma tornando alle letture (innanzitutto estive) che guidano queste mie note sullo Zeitgeist, un gialletto della scrittrice americano-irlandese Tana French (La Somiglianza, Einaudi, 2008) mi ha fatto riflettere su come una qualche tendenza a contenere la sessualizzazione dell’adolescenza sia in atto ormai da circa vent’anni, Descrivendo un gruppo di studenti che convivono insieme, l’autrice scrive:
«La mia vita da studentessa era stata una sfilza di feste improvvisate, tirate notturne sui libri per prepararsi a un esame e non-pasti a base di toast alle ore più strane. Questi invece: le ragazze preparavano la colazione alle sette e mezzo in punto, alle dieci arrivavano in facoltà – Daniel e Justin che possedevano l’automobile, davano un passaggio agli altri – e, indipendentemente che avessero lezione oppure no, rientravano a casa intorno alle sei e mezza, e i ragazzi preparavano la cena».
Insomma invece che «droga, sesso e rock and roll», saremmo di fronte a studenti tutto «cappuccini, briochine fatte in case e a letto, – dopo un brodino – con le galline».
«Ma io la voglio»
Per riflettere, poi, su come evolvono anche le relazioni tra femmine e maschi adulti credo sia utile leggere Elizabeth Strout. Un tempo se volevo capire l’East Coast americana, un’area così rilevante (comprende New York, Washington e Boston) per osservare le tendenze in atto negli Stati Uniti, partendo innanzitutto da quelle della “provincia” dove le novità si manifestano quando ormai sono più radicate, leggevo John Updike che mi raccontava della Pennsylvania. Ora seguo la Strout che si concentra sul Maine.
Corri, Coniglio di Updike nel 1960 racconta esaurientemente come stia decollando quella rivoluzione sessuale che presto coinvolgerà il mondo. Il soprannome stesso del protagonista mi pare che alluda chiaramente al secondo sport (dopo il mangiare le carote) preferito da questo animaletto dai denti sporgenti, dalla coda a batuffolo e dalle inesauribili – nella leggenda -energie amatorie. Sessantacinque anni dopo, Elizabeth ci racconta tutt’altra storia come si può capire da questo dialogo tra due fratelli ripreso da Raccontami tutto (Einaudi 2025):
«- Non c’è niente di più sexy che parlare con qualcuno. Non me lo sono mai scordato. Ed è questo che fate tu e Lucy: parlare. Va bene ora stammi a sentire, Bobby. Non dirle che sei innamorato. Evita di fare questo discorso con lei. Perché una volta che gliel’hai detto, una volta che cominciate a confessarvi questo genere di cose, vi ritroverete a scopare come ricci, e tutto il mondo andrà a pezzi. Probabilmente Margaret morirà di dolore, e forse anche William, perciò non lo fare, Bobby. Non ne vale la pena. Non lo fare.
– Lo so. Ma io la voglio, Jimmy. Oh Dio.
– Ti toccherà superarlo. Dico sul serio. Fidati di me. Ci sono passato, e poi ti conosco non riuscirai mai a perdonarti. Puoi perdonarti di essere innamorato di lei, per quanto difficile sia, ma se la tocchi non sarai in grado di perdonarti. Tu sei Bob Burgess. Io ti conosco».
Donne che amano le donne
Insomma, pare proprio che non imperi più indisturbato il tempo dei coniglietti scapestrati: amore, lealtà, amicizia, famiglia avrebbero iniziato a porre un freno a quel libero scatenamento degli ormoni che sembrava esser diventato l’undicesimo comandamento della nostra contemporaneità.
Sempre per capire dove va l’amore nel secondo ventennio del Duemila d.C. un libro un po’ noioso ma interessante per gli argomenti trattati è Il cerchio dei giorni di Ken Follett (Mondadori, 2025). L’approccio dell’autore si fonda su un’analisi antropologica rigorosa che mi ha ricordato saggi che leggevo quando ancora studiavo al Liceo, come il Discorso sull’origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini (1755) di Jean-Jacques Rousseau e L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato (1884) di Friedrich Engels.
Nell’impostazione follettiana si coglie anche, poi, una certa attenzione alle discussioni attuali sulla sessualità, con qualche sapore wokista nell’individuazione delle radici storiche delle forme di libertà sessuale che si sono affermate innanzitutto nelle civiltà occidentali tra la fine del XX e il XXI secolo. Così si descrivono gli usi famigliari e sessuali dei coltivatori:
«Ogni donna appartiene a un uomo, che sia il padre o un compagno».
«Il padre di Han è morto».
«Se sua madre fosse stata una coltivatrice, avrebbe dovuto prendersi un altro uomo entro un anno. È questa la regola da noi».
Così le tendenze orgiastiche di chi viveva nei boschi:
«Bez e Fell sedettero insieme a loro e Gida servì della zuppa dalla pentola sul fuoco in quattro scodelle e gliele porse».
Gilda ha liberi ed espliciti rapporti sessuali con tutti e due i fratelli citati nella frase. Così l’amore saffico tra le élite (le sacerdotesse) delle popolazioni dell’Inghilterra meridionale del 2500 a.C., il periodo in cui viene costruito (tema centrale del romanzo) il cerchio di immense pietre chiamato Stonehenge.
«Tu lo capisci che le sacerdotesse sono donne che amano le donne?».
Così si allude ai comportamenti “liberi” delle donne che vivono nelle famiglie dei pastori.
«Il modo in cui i pastori parlano alle donne è strano. È diverso da come papà parla con te».
In generale la sensazione che dà Il cerchio dei giorni è di essere in sintonia con una discussione – al di là della rigorosa analisi antropologica – sulla sessualità che in parte è in via di superamento (vedi Tana French ed Elizabeth Strout).
Peraltro nel romanzo si coglie tutta la difficoltà di uno scrittore a descrivere un’epoca priva di testimonianze scritte, tanto che talvolta i protagonisti – che vivono nell’epoca del Bronzo antico – sembrano parlare come giornalisti del New Yorker. Però la descrizione della base sociologica del pluralismo dei comportamenti sessuali un po’ fa riflettere.
I sentimenti come un disturbo
Infine un’ultima lettura estiva utile a capire come lo Spirito del tempo fa i conti con l’amore, è L’uomo marchiato (Salani, 2026) di Robert Galbraith, pseudonimo di Joanne Kathleen Rowling. Della Rowling, per dovere di lettore curioso (impiccione?) ho letto anche un romanzo su Harry Potter, certamente per ragazzini ma straordinario per inventiva e capacità di racconto. Però i libri della Rowling che veramente mi hanno conquistato sono quelli firmati Galbraith, protagonisti Cameron Strike e Robin Ellaccott, titolari di una un’agenzia investigativa londinese.
Nei sette romanzi già usciti, una delle chiavi della qualità del racconto è la tensione tra un’evidente attrazione che unisce Strike e Ellaccott e il non abbandonarsi a questo sentimento, per evitare il rischio che un’attività professionale in grado di dare un senso alle loro vite sia disturbata da questioni sentimentali.
Ne L’uomo marchiato, invece, la Rowling descrive uno Strike deciso a dichiarare il suo amore alla socia. Per come mette in atto questa sua decisione Cameron viene così rimproverato dalla sua segretaria, in uno degli ultimi passaggi del romanzo:
«- Non ci si fa avanti così, urlando a una donna sulle scale, solo perché il suo ragazzo sta per farle la proposta. Osservò Pat.
– Non era mia intenzione… mi è venuto e basta.
– Bè, a lei questo non dirlo – disse Pat con tono tagliente – Ci manca solo che tu faccia marcia indietro.
Strike emise un basso lamento e si prese la testa fra le mani. Se l’avesse guardata, avrebbe notato che la faccia scimmiesca di Pat si era leggermente addolcita.
– Non puoi aspettarti che ricambi già stasera, no?
– Perché no?
– Per essere uno intelligente, sei davvero tonto – disse Pat, esasperata – Cosa dovrebbe fare, col suo uomo che l’aspetta con l’anello in mano? Comunque non l’hai trattata benissimo, non credi?
– In che senso?
– Hai aspettato che un altro volesse sposarla prima di dirle qualcosa. È ovvio che pensi che tu voglia impedirle di andarsene.
– Non era questo il mio piano.
– Allora ti serve un nuovo piano, no? Disse Pat con tono energico».
Nella “sgridata” che riportiamo par di cogliere il tormento della stessa Rowling che non sa bene dove indirizzare il suo romanzo: e alla fine questa sua mancanza di risoluzione di una questione “centrale” del racconto finisce per improntare tutte le 1088 pagine di un’opera di gran lunga meno brillante delle precedenti dedicate a Cameron & Robin.
La strada futura dell’amore
L’inventrice di Harry Potter è persona con una salda coscienza critica e morale, impegnata anche a contrastare le follie genderistiche e wokiste che vogliono abolire storia e natura dell’umanità e in particolare dell’essere donna, e quindi non ignora come il problema del delicato equilibrio nella formazione della identità di una persona, tra sentimenti e realizzazione del lavoro, sia complesso. Ma forse non ha ancora individuato il giusto modo artistico per affrontarlo.
Non è semplice. Credo e spero, però, che nel prossimo romanzo di Galbraith il nodo di questo equilibrio possa essere finalmente meglio affrontato. La Rowling darà così anche un contributo al nostro amico Zeitgeist per precisare che strada l’amore contemporaneo dovrebbe/potrebbe imboccare anche sulla questione di come regolare i rapporti tra passione e dignità del lavoro.
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