Soldi a tutti dalla culla alla tomba? No, grazie. Gli svizzeri respingono lo «statalismo socialista»

Intervista a Claudio Mésoniat, editorialista ed ex direttore del Giornale del Popolo (Canton Ticino): «È una fesseria che avrebbe potuto fare l’Urss negli anni Cinquanta»

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Vorreste 625 franchi al mese (565 euro) dalla nascita fino ai 18 anni e poi 2.500 (2.300 euro) dalla maggiore età fino alla vostra morte senza dover lavorare, solo per il fatto di essere vivi? Gli svizzeri no. Domenica il referendum che chiedeva ai cittadini se introdurre il reddito incondizionato di base è stato affossato con il 77 per cento dei voti contrari. «Qui è sempre stata considerata una fesseria. È in Italia e all’estero che l’hanno preso sul serio», commenta a tempi.it Claudio Mésoniat, direttore del Giornale del Popolo (Canton Ticino) dal 2004 al 2015, oggi editorialista.

Soldi gratis per tutti. Un bel referendum.
Qui in Svizzera se raccogli almeno 100 mila firme puoi portare la gente a votare su quello che vuoi. Nel 2013 ne hanno raccolte anche di più e quindi ci siamo ritrovati con questo quesito assurdo, che nessun partito politico appoggiava.

Perché assurdo?
Perché non ha senso dare soldi a tutti, dai miliardari ai bambini, dagli anziani ai nullafacenti, senza alcuna distinzione. E poi chi paga? Nel caso di un lavoratore con uno stipendio da 5.000 franchi, 2.500 li avrebbe pagati l’imprenditore e gli altri lo Stato. Ma per sostenere la spesa, anche lo Stato deve prenderli da qualche parte.

Dove?
Anche eliminando ogni altro tipo di sovvenzione, di sostegno al reddito e di assegni familiari, credo che avrebbero dovuto aumentare le imposte al ceto medio. È una proposta squilibrata e diseducativa.

Cosa c’entra l’educazione?
Con 2.500 franchi al mese un giovane ci vive molto bene, non avendo redditi. Con un simile stipendio potrà permettersi magari di prolungare gli studi e dopo averli finiti, magari senza responsabilità familiari, di starsene con le mani in mano ancora per qualche anno. Già molti giovani e alcuni stranieri lavorano un po’, giusto per avere diritto alla disoccupazione, e poi smettono vivendo con quegli assegni per un anno o un anno e mezzo. È un assurdo disincetivo a lavorare.

Aiutare tutti, miliardari e poveri, occupati e disoccupati. Qual è la logica che sta dietro a una simile proposta?
È un egualitarismo estremo, che però sbaglia bersaglio, rischiando di finire a pagare lo champagne ai miliardari. Può essere una provocazione, ma in uno dei paesi più ricchi del mondo, in cima alle classifiche per il benessere diffuso, che senso ha una proposta del genere? Mi sembra anche una misura estremamente statalista.

Che guarda al passato?
Sì, è una cosa che avrebbe potuto fare l’Unione Sovietica negli anni Cinquanta. L’idea è quella dello statalismo socialista vecchio stile: lo Stato che ridistribuisce il reddito, che si occupa degli individui dalla culla alla tomba. C’è un solo professore serio di economia, dell’università di Friburgo, che un tempo era un ateneo cattolico, che ha promosso questa idea. E infatti quel professore è comunista.

Quello sul reddito incondizionato di base non è stato l’unico referendum ad essere votato domenica.
No, purtroppo. Si parla solo delle cose marginali e non di quelle importanti. Con oltre il 60 per cento è passata anche la diagnosi pre-impianto, che verrà utilizzata per eliminare ad esempio i bambini Down. Molti poi verranno uccisi senza motivo, essendo scientificamente dimostrato che nel 20 per cento dei casi la diagnosi sbaglia.

Come mai una vittoria così schiacciante?
Per me è semplice. Se vai in centro a Lugano, fermi una persona e le chiedi: è meglio che nascano ancora bambini Down o che quando sono ancora embrioni vengano spazzati via per far nascere solo quelli sani? Nove persone su dieci ti risponderanno che è meglio che nascano solo persone sane, perché non si pongono più il problema di cosa sia un embrione, di cosa sia la vita. Il valore della vita di un disabile non è più evidente oggi. Quante famiglie li fanno nascere?

Nessuno ha criticato la proposta del referendum?
Il Giornale del Popolo sì. Anche la Chiesa ha fatto un bel comunicato. Ha scritto che l’approvazione della diagnosi pre-impianto «avrà conseguenze che rimpiangeremo». Ne sono convinto anch’io.

Foto Ansa


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