Siria, le suore di Maloula «rapite» sono vive. In un nuovo video i ribelli islamisti chiedono un riscatto

Diffuso da Al Jazeera, nel video «i rapitori chiedono che vengano liberate tutte le donne imprigionate nelle prigioni siriane per rilasciare le suore»

In un nuovo video trasmesso da Al Jazeera ieri pomeriggio sono apparse di nuovo le 13 suore siriane del monastero di Santa Tecla di Maloula, rapite lo scorso 2 dicembre da un gruppo di ribelli e terroristi islamici. L’ultima notizia delle suore risaliva a un altro video amatoriale risalente al 6 dicembre.

«SONO STATE RAPITE». Le suore non parlano nel filmato, mentre una voce fuori campo afferma che «loro dicono di stare bene e di non essere state maltrattate. Stanno aspettando di essere rilasciate e di tornare al loro convento». Nel video si afferma anche che le suore sono «siriane e libanesi» e «sono state rapite», mentre nel primo video diffuso loro affermavano di «non essere state rapite».
Anche se sembrano stare bene dalle immagini, già nel primo video si notava che le donne non portano al collo le croci che caratterizzano il loro ordine, perché i terroristi gliel’hanno impedito.

CHIESTO UN RISCATTO. Le suore, secondo quanto riporta l’emittente qatariota, «ringraziano tutti quelli che cercano di ottenere il loro rilascio e chiedono che tutti i prigionieri» in mano al regime «vengano liberati». Al Jazeera, come riporta Afp, afferma anche che «i rapitori chiedono che vengano liberate tutte le donne imprigionate nelle prigioni siriane per rilasciare le suore».

MARTIRIO DI MALOULA. Maloula sta vivendo un vero e proprio calvario. Dopo essere stata attaccata lo scorso 4 settembre da gruppi armati di ribelli e terroristi, che si sono impossessati del villaggio, l’80 per cento degli abitanti è fuggito a Damasco e da quel momento Maloula è stata ridefinita la “terra dei martiri”. Una suora che cura i feriti a Damasco ha raccontato al mondo il martirio di Sarkis, ucciso a sangue freddo perché cristiano insieme ad altre due persone.
Le campane di tutte le chiese della città sono state smontate, l’area del monastero di Santa Tecla e San Sergio bruciata, le tombe del cimitero dissacrate e due croci di altrettante chiese distrutte. Dopo il rapimento delle suore, i terroristi hanno anche cominciato a vendere su internet i reperti ritrovati nelle chiese della città simbolo del cristianesimo in Siria.