Siria, Isis attacca Hasakah. «Hanno usato civili come scudi umani, 162 famiglie cristiane già fuggite»

I cristiani sono fuggiti a Qamishli, dove tempi.it ha contattato padre Ayvazian Antranig: «Sono spaventati, temono di essere uccisi»

Non solo Kobane. Lo Stato Islamico ha lanciato un’offensiva anche contro Hasakah, la maggiore città del nord-est siriano, conquistando un quartiere a sud. Nel capoluogo vivono circa 1.000 cristiani e molti sono già fuggiti verso la vicina Qamishli: «L’attacco è cominciato tre giorni fa, sono già arrivate 162 famiglie», rivela a tempi.it padre Ayvazian Antranig, responsabile dell’eparchia armeno-cattolica di Qamishli.

«CIVILI COME SCUDI UMANI». «I terroristi», continua, «sono entrati ad Hasakah travestiti da soldati dell’esercito siriano. Hanno sequestrato dei civili e li hanno usati come scudi umani per attaccare le postazioni dell’esercito». Mentre gli attacchi sono ancora in corso, a Qamishli si stanno organizzando i soccorsi: «Famiglie cristiane continuano ad arrivare. Le chiese cattoliche e ortodosse si sono riunite e abbiamo deciso di ospitarli nelle chiese e nei conventi. Abbiamo fornito loro vestiti, cibo e coperte».

«CRISTIANI SPAVENTATI». Gli 83 chilometri che separano le due città sono stati percorsi dai cristiani in fretta e furia. «Taxi e autobus gli hanno fatto pagare un prezzo vergognoso per portarli fino a qui, più del doppio del normale», insiste il sacerdote. «I cristiani sono molto spaventati, perché hanno negli occhi quello che è successo a Mosul e in altre città. Hanno paura di essere uccisi, anche se la situazione non è così tragica: l’esercito sta ricacciando fuori i jihadisti».

CRISTIANI PORTATI A RAQQA. Padre Antranig fa anche il punto sui cristiani rapiti a fine febbraio dallo Stato islamico, ancora nelle mani dei jihadisti: «Qualcuno ha diffuso numeri esagerati. Solo 87 persone sono ancora prigionieri e sono stati trasferiti a Raqqa». Si è parlato della richiesta di un riscatto milionario. «Sono falsità. Dal vescovo assiro si sono recati finti emissari dell’Isis, chiedendo una cifra folle, 10 milioni di dollari, ma erano dei bugiardi».

LE PROMESSE. Il responsabile dell’eparchia armeno-cattolica è invece in continuo contatto con loro: «I terroristi ci hanno telefonato e mi hanno anche inviato due lettere, che ho girato a papa Francesco. Promettono che non faranno del male a nessun cristiano e per la prima volta finora hanno mantenuto la promessa». Padre Antranig è spesso in contatto con i jihadisti: «Questi diavoli non hanno nessun rispetto per i cristiani. Però dieci giorni fa, prima di attaccare Hasakah, mi hanno telefonato e mi hanno detto di portare via tutto ciò che di prezioso avevamo nelle chiese, perché avrebbero invaso la città. Effettivamente hanno attaccato, sono stati di parola. Ora sono ancora in città, ma l’esercito ha inviato rinforzi, li stanno cacciando».

Foto Ansa/Ap