Siria. I ribelli sparano contro i quartieri cristiani. L’arcivescovo: «Sono vivo per miracolo»

La testimonianza di monsignor Samir Nassar di Damasco. «La violenza continua ad essere il solo maestro, mentre gli innocenti sono sacrificati tutti i giorni»

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«Un colpo di mortaio è caduto sul mio letto l’8 gennaio 2018. Erano le 13.20 e io mi stavo preparando a fare una piccola siesta. Qualche secondo in più al lavandino mi ha salvato la vita. Il mio letto è stato crivellato di pezzi di obice. La Provvidenza ha vegliato sul suo piccolo servitore».

Così monsignor Samir Nassar, arcivescovo maronita di Damasco, ha testimoniato a Aide à l’église en détresse come sia scampato per miracolo alla pioggia di mortai lanciati negli ultimi giorni dai ribelli siriani sui quartieri cristiani della capitale siriana. Martedì una granata ha centrato la sede del patriarcato greco-melkita a Damasco, provocando danni alla struttura. In poche ore nell’area sono caduti fino a 30 colpi di mortaio. Lunedì invece è il quartiere cristiano di Bar Touma ad essere stato colpito. Un mortaio ha preso in pieno la chiesa latina della Conversione di San Paolo, guidata dai francescani. Danneggiata anche la vicina Cattedrale maronita. Gli attacchi sono dovuti al clima di tensione che si registra da inizio anno nell’enclave ribelle di Goutha Est, alla periferia della capitale.

«Adesso anch’io sono esiliato come altri 12 milioni di rifugiati siriani che non hanno più niente», continua nel suo racconto l’arcivescovo maronita. «I danni sono importanti: le porte della Cattedrale e 43 finestre dovranno essere sostituite, le cisterne dell’acqua e del carburante sono da riparare, l’impianto elettrico da rifare, un’automobile è inutilizzabile. La violenza continua ad essere il solo maestro, mentre gli innocenti sono sacrificati tutti i giorni».

Monsignor Nassar conclude poi con un ringraziamento: «I miei sacerdoti hanno pianto di gioia quando mi hanno visto uscire vivo da una colonna di fumo e macerie. Grazie Signore per questo nuovo inizio. La mia vita Ti appartiene».

Foto Ansa

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