Molti dei conservatori che hanno votato contro l’attacco in Siria non sono pacifisti, ma ex militari

Spulciando fra le biografie dei parlamentari che hanno messo in minoranza Cameron, si scopre che alcuni di loro hanno un passato nell’esercito.

L’Inghilterra ha detto no alla guerra in Siria. Il parlamento inglese ha infatti bocciato, con 285 voti contrari e 272 favorevoli, il premier David Cameron in un voto preliminare sull’intervento militare a fianco di Stati Uniti e Francia. È successo a poco più di dieci anni di distanza dalla votazione che allora diede il via libera all’azione militare in Iraq. Determinanti per l’esito sono stati 29 parlamentari conservatori e 7 Lib Dem (il Daily Mirror riporta sul suo sito l’elenco completo dei nominativi).

I MILITARI HANNO DETTO NO. Tra i “Tories” dissenzienti ci sono parlamentari che hanno un passato nell’esercito. Steve Baker (nella foto) ha prestato servizio per anni come ingegnere nelle fila della Royal Air Force (Raf), la gloriosa aviazione britannica, viaggiando dall’Alaska a Hong Kong, passando per l’Egitto e l’Oman. Baker ha così motivato la sua scelta di opporsi alla guerra: «L’intervento delle forze armate non è mai “umanitario”. Ciò che serve è un cessate il fuoco, per quanto imperfetto possa essere, e una conferenza di pace. Questo è ciò per cui il governo dovrebbe impegnarsi, non in una guerra per punire. Le punizioni le infliggono i giudici contro gli individui, non le nazioni contro le nazioni».

MEGLIO STARE FUORI DALLA SIRIA. John Baron, che è entrato nell’esercito nel 1984 come fuciliere prestando servizio a Berlino, in Irlanda del Nord e, da ultimo, a Cipro con le Nazioni Unite fino al 1988, saluta con soddisfazione la scampata partecipazione a un bombardamento areo sulla Siria: «Le decisioni chiave di politica estera sono più importanti della politica di partito. Al Numero 10 (di Downing Street, dove risiede il primo ministro inglese, ndr) hanno fatto male i conti. E, come è in ogni “special relationship”, i buoni amici si dicono l’un l’altro quando uno di loro sta sbagliando».
Baron ha poi aggiunto: «A nessuna delle nostre domande sollevate in merito alla legittimità o meno di un intervento senza l’adozione di una risoluzione da parte delle Nazioni Unite e agli obiettivi militari è stata data risposta. Molti di noi, inoltre, sono preoccupati da una possibile escalation del conflitto oltre i confini siriani. Questa è una feroce guerra civile dove atrocità sono state commesse da ambo le parti», regime di Assad e ribelli. Baron è convinto che molto di più in termini umanitari può essere fatto per sostenere l’opera dei campi profughi.

UNA GUERRA CIVILE IN PIENA REGOLA. Crispin Blunt ha prestato i suoi servigi per undici anni dal 1979 al 1990 nel 13° e 18° battaglione dei Royal Hussars (Queen Mary’s Own) fino a diventare capitano ed è anch’egli convinto che «è l’evidenza a mostrare che un intervento potrebbe causare un peggioramento della situazione» in Siria.
E non è l’unico: anche David Davies e Philippe Hollobone, che hanno anch’essi un passato nell’esercito come volontari, la pensano così. Mentre Jason McCarteny (nella foto a destra) è stato ufficiale della Raf a Las Vegas, Turchia, Gibilterra, Germania, Cipro e da ultimo in Iraq. I militari, inoltre, non dimostrano di essere convinti nemmeno dal presunto rinvenimento di armi chimiche. Sempre Baker si domanda: «Sicuramente la presenza di armi chimiche sarebbe una “oscenità morale”, ma i cecchini che sparano sui bambini forse non lo sono? La Siria non è soltanto una tirannia che opprime una popolazione soggiogata. Ma una guerra civile in piena regola».

ATTENZIONE AD AL QAEDA. Julian Lewis, che non ha un passato nell’esercito, mette in luce una preoccupazione condivisa da chi si è opposto alla guerra: «Sarebbe assolutamente contrario all’interesse nazionale un nostro impegno nella trasformazione dell’ennesima dittatura araba in un altro regime sotto controllo islamista, soprattuto per via della presenza in numero considerevole di attivisti affiliati ad Al Qaeda nel cuore dell’opposizione» ad Assad.
In questi giorni ha parlato anche Andrew Turner, parlamentare dell’Isola di Wight: «La Siria è un acciarino che qualsiasi scintilla può fare esplodere». Un pensiero che aveva espresso già dieci anni fa, quando fu uno dei quindici conservatori ad opporsi all’intervento militare in Iraq.