Siria, mancano i “buoni”. Tentare di schierarsi nel conflitto è sbagliato e dannoso

Vince Assad e continueranno i massacri, i cristiani saranno colpiti duramente. Vincono gli altri e aumenterà il terrorismo, i cristiani non se la passeranno meglio

Non sempre i conflitti che accadono nel mondo permettono di comprendere con chiarezza da quale parte prevalgano le ragioni e da quale i torti; ancor di meno, consentono di scegliere la curva dello stadio nella quale collocarsi. La semplificazione diventa irritante quando ci si trova di fronte a vicende come quella della Siria, nelle quali la complessità dei precedenti storici e della situazione attuale raccomanderebbero altra attenzione.

È certo che il regime degli Assad è stato lasciato per decenni da Europa e Stati Uniti libero di mostrarsi fra i più feroci e sanguinari; è singolare che oggi si attenda l’esito del rapporto sulle armi chimiche per decidere se è proprio così turpe. E perché finora non hanno contato nulla le decine di migliaia di vittime innocenti, morte per proiettili, o per bombe, o per il gas (cosa cambia?), né hanno contato nulla le sopraffazioni contro il vicino Libano, da quasi quarant’anni privato con la violenza dei suoi leader più autorevoli, a cominciare da Bashir Gemayel, ucciso dai sicari di Damasco nel 1982, quindi invasa e oltraggiata nel 1990 e nel 2006 dalle truppe del regime siriano, senza che nessuno abbia obiettato?

È altrettanto certo che, grazie alle incertezze di chi oggi punta all’intervento, le file dell’opposizione sono infiltrate, se non proprio costituite, da qaedisti. Vince Assad e continueranno i massacri, si consoliderà l’asse Iran e Hezbollah, e i cristiani ancora presenti nell’area saranno colpiti più duramente. Vincono gli altri, e la presenza terroristica di matrice sunnita, col patronato del Qatar, sarà radicata; i cristiani non se la passeranno meglio. Non si tratta di mostrarsi indifferenti, ma di rendersi conto che fra le parti in causa mancano i “buoni”. Esserne consapevoli è il presupposto per non allungare la catena di errori europei e occidentali.