Siria, Al Qaeda attacca e mette in fuga i ribelli “moderati”. E si impossessa delle armi americane

I ribelli “moderati” domenica si sono arresi ad Al Qaeda nella provincia settentrionale di Idlib. Ecco i risultati della strategia obamiana

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Per «eliminare lo Stato islamico» il presidente degli Stati Uniti Barack Obama fa affidamento in Siria sui ribelli “moderati”, gli stessi che domenica si sono arresi ad Al Qaeda nella provincia settentrionale di Idlib. La milizie di Al Nusra hanno costretto alla fuga molti ribelli, altri li hanno convinti a unirsi a loro, sequestrando armi e finanze degli uni e degli altri.

RIBELLI SCONFITTI. Al Nusra è un gruppo terrorista che ha spesso combattuto insieme ai ribelli contro il regime di Bashar Al Assad e lo Stato islamico. I raid della coalizione guidata dall’America, però, hanno riavvicinato i jihadisti tra di loro. Tra i gruppi dell’Esercito libero siriano colpiti nell’attacco di domenica c’è anche la brigata Harakat Hazm, a cui gli Stati Uniti l’anno scorso hanno fornito assistenza e armi, tra cui missili anticarro.

ARMI AMERICANE. I ribelli sarebbero scappati davanti ad Al Nusra senza combattere, abbandonando armi e munizioni. Il portavoce della brigata, Hussam Omar, non ha confermato né smentito al Washington Post che le armi americane siano ora finite nelle mani di Al Qaeda. Un altro gruppo ribelle sostenuto dall’Occidente, il Fronte rivoluzionario siriano, ha dovuto lasciare le proprie basi ad Al Nusra, che ha girato un filmato per mostrare le casse piene di armi appena conquistate.

PIANI IN FUMO. Idlib era l’ultima provincia del nord della Siria dove i ribelli avevano ancora una presenza significativa. Ora ne rimane solo un piccolo gruppo ad Aleppo, oltre a quelli stanziati nel sud del paese. Gli Stati Uniti hanno approvato in giugno un piano da 500 milioni di dollari per equipaggiare e addestrare i ribelli in Turchia e Arabia Saudita. Il piano però non partirà prima di qualche mese: per quella data dell’Esercito libero siriano potrebbe rimanere molto poco.

GAS AI TERRORISTI. Intanto lo Stato islamico ha conquistato nel fine settimana il secondo giacimento di gas nella provincia centrale di Homs. Secondo quanto dichiarato dai terroristi, insieme ai giacimenti e alle attrezzature si sono impadroniti anche di due carri armati. Prosegue così l’avanzata anche economica dell’Isil, che già si è impadronita di numerosi pozzi petroliferi in Iraq e Siria.

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