Sinodo Germania, cardinal Puljic: «Offendono e sbalordiscono i fedeli»

L’arcivescovo di Sarajevo commenta le proposte della Chiesa tedesca di introdurre benedizioni delle coppie gay e sacerdozio femminile: «Non c’è Cristo senza croce, bisogna tornare al Vangelo»

Il cardinale bosniaco, Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo, guida una cerimonia religiosa

«Noi non possiamo comprendere una Chiesa in cui “sacrificio” è una parola straniera e la figura di Gesù è staccata dalla croce». È quanto dichiara al network tedesco Maria 1.0 il cardinale bosniaco Vinko Puljic. L’arcivescovo di Sarajevo ha commentato in un’intervista i temi al centro del Sinodo della Chiesa cattolica tedesca, iniziato a gennaio e che terminerà nel febbraio 2022. I vescovi tedeschi potrebbero approvare ufficialmente la benedizione delle coppie gay, il sacerdozio femminile e l’abolizione dell’obbligo del celibato ecclesiastico, oltre all’intercomunione tra cattolici e protestanti.

«Dobbiamo tornare al Vangelo»

Papa Francesco aveva chiesto alla Chiesa tedesca di fermarsi, ma non è stato ascoltato. Il cardinal Puljic definisce «idee esotiche» le proposte scismastiche al cuore del Sinodo:

«Una Chiesa che ha resistito alla sfida del comunismo non ha simili idee esotiche. Queste attitudini offendono e sbalordiscono i nostri fedeli. Si possono avere discussioni su qualsiasi tema, ma devono essere basate sul Vangelo e non sul secolarismo o sul relativismo. L’arbitrarietà religiosa si è insinuata nella vita della Chiesa, ma noi dobbiamo tornare al Vangelo originario».

Testimonianza e martirio

Il cardinal Puljic, 75 anni, è nato nel 1945 a Banja Luka e ha vissuto i drammi del regime comunista e della dissoluzione della Yugoslavia. Arcivescovo di Sarajevo dal 1990, ha tenuto viva la fede dei cattolici durante il terribile assedio della città e oggi fatica a preservare una presenza cristiana nella capitale, dove i fedeli negli ultimi 30 anni sono diminuiti da 40 mila ai 12 mila attuali, per di più soggetti alla «discriminazione dei musulmani». In un’intervista a Tempi, affermava:

«Oggi siamo discriminati. Migliaia di proprietà che ci sono state requisite sotto il comunismo, non ci sono state restituite. Nessuno qui difende i cattolici. Siamo tutti bosniaci, ma basta guardare il nome sulla carta di identità per capire qual è l’etnia e la religione di appartenenza di una persona. E se sei cattolico, ottenere qualsiasi permesso è più difficile, per non parlare della ricerca del lavoro. La Bosnia riceve finanziamenti per la ricostruzione dopo la guerra, ma noi non riusciamo mai ad accedere a questi fondi».

«Spirito Santo illumini i tedeschi»

Con un simile passato e davanti alle difficoltà presenti è chiaro perché il cardinale bosniaco ritenga «esotiche» le proposte tedesche di riforma e punti invece su una «Chiesa vera, che testimoni coraggiosamente il Vangelo». L’arcivescovo di Sarajevo vede nell’iniziativa tedesca il pericolo di uno scisma alle porte e dichiara:

«A me non resta che pregare lo Spirito Santo perché illumini ciascuno personalmente e noi tutti, specialmente coloro che guidano la Chiesa in Germania».

E a proposito della recente grottesca cerimonia di benedizione delle coppie omosessuali in Germania, afferma: «Il divino viene prima. Non pretendo di ergermi a giudice, ma non posso accettare queste visioni».

Foto Ansa