Si stringono i legami tra Italia e Salisburgo

Domenica 14 agosto, il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha insignito il Presidente del festival di Salisburgo Helga Rabl-Stadler della onorificenza di Gran Ufficiale dell’Ordine della Stella d’Italia.

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thumb_39__imageGalleryDomenica 14 agosto, il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha insignito il Presidente del festival di Salisburgo Helga Rabl-Stadler della onorificenza di Gran Ufficiale dell’Ordine della Stella d’Italia. La medaglia è stata presentata dall’Ambasciatore italiano a Vienna Giorgio Marrapodi, alla presenza di Riccardo Muti, al termine di un concerto dei Wiener Philharmoniker diretto dal Maestro.

Nel motivare l’onorificenza. L’Amb. Marrapodi ha sottolineato il ruolo di Helga Rabl-Stadler per per le sue qualità artistiche ed anche per le sue qualità eccezionali come manager: “Grazie al Suo lavoro – ha detto – lei è in continuo contatto con i più importanti musicisti italiani e lei ha sempre operato in nome e per conto delle arti, contribuendo in modo essenziale all’amicizia tra l’Austria e l’Italia”. Il Presidente Helga Rabl-Stadler nella sua replica ha ricordato che il suo amore per l’Italia è genetico: “Sono nata il 2 giugno 1948, proprio quando è nata la Repubblica Italiana”. Ha poi ricordato come Muti lavori a Salisburgo dal 1971 e ha diretto, tra opere e concerti, 250 rappresentazioni al festival, nel corso degli anni. “Per me – ha spiegato -, accanto alla mia Patria, l’Italia è la migliore parte d’Europa”.

Muti – vale la pena ricordarlo – ha la residenza permanente a Anif nei pressi di Salisburgo; lo stesso delizioso villaggio dove ha vissuto per anni Herbert von Karajan. Il Festival di Salisburgo ha già molteplici legami con il nostro Paese, specialmente con il Teatro dell’Opera di Roma e con il Teatro alla Scala. Si tratta principalmente di coproduzioni che hanno sovente la prima al Festival Estivo nella splendida città austriaca e subito dopo arrivano a Roma ed Milano, dove viaggia spesso la Signora Helga Rabl-Stadler (che parla un buon italiano). Negli anni in cui Riccardo Muti ha diretto il Festival di Pentecoste di Salisburgo mirando alla riscoperta della ‘scuola napoletana) alcuni titoli hanno circuitato nei teatri ‘di tradizione’ della Toscana ed al Teatro Alighieri a Ravenna.

Dato che dalla sua creazione nel 1922, il Festival Estivo di Salisburgo ha sempre dato molto importanza alla musica ‘spirituale’, potrebbe essere appropriata una collaborazione con la Sagra Musicale Umbra che ha anch’essa un forte contenuto religioso.

Tra i titoli che ho ascoltato all’inizio di luglio (il Festival termina il 31 agosto), non potendo concepire, per ragioni di costo (15 solisti, grande orchestra, macchina scenica complessa) , di portare alla Sagra Umbra l’opera The Exterminating Angel di Thomas Adès (che ha inaugurato il Festival il 28 luglio e la prossima stagione si vedrà a New York, Londra e Copenhagen) penso a due lavori, uno molto tradizionale ed uno molto innovativo.

Il primo è la Messa in do minore di Mozart. E’ la controparte musicale del dramma mistico Jedermann di Hugo von Hofmannsthal che ogni anno apre il festival alle 21 di sera sulla piazza del Duomo. Dal 1922, per i fortunati che riescono ad acquistare i biglietti, alle 19 viene eseguita la Messa nella piccola bellissima chiesa barocca di San Pietro, a pochi passi dal Duomo. La partitura risale al 1783 e venne per la pèr la prima volta eseguita proprio nella Chiesa di San Pietro il 26 ottobre di quell’anno. Molti studiosi la considerano come un dono di nozze a Costanze, da poco diventata sua moglie. La partitura è incompleta: il musicologo Peter Quantrill la paragona alla mia terminata Sagrada Familia di Gaudì. E’ una composizione che provoca grande emozione.

Il secondo è Halleluja di Peter Eötvös, sottotitolato ‘oratorium balbabus’ (ossia oratorio balbuziente). L’oratorio, il cui libretto è di Péter Esterházi, si basa sulla vicenda di un musicista monaco di St. Gallen del novecento dopo Cristo, Notker Balbulus, successivamente canonizzato a causa della balbuzie aveva difficoltà a comunicare. Nell’oratorio un narratore racconta come un angelo (soprano) ponesse domande al profeta (tenore) che non riusciva a rispondere tempestivamente. Nel contempo, il coro intona Halleluja con citazioni di Monteverdi, Händel, Mozart, Mussorgsky e Bruckner. E’ una parabola della difficoltà di comunicazione del nostro tempo balbuziente e della necessità di affidarsi all’Alto per capirsi (il grandioso Halleluja finale). Un’orchestra di grandi dimensioni con tre piani sulla sinistra del palcoscenico, mentre il coro era su più piani alla destra. Una forte scrittura timbrica con molto spazio alle percussioni, all’organi ed ai violoncelli.

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