Si può ridere in musica?

La musica di ogni sorta è spesso tinta di ironia, specialmente nelle citazione (o volte storpiate) di lavori di altri compositori (specie se contemporanei e rivali).

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musica-ridensSi può ridere cantando e suonando? Indubbiamente esiste una ampia gamma di “opere comiche” spesso basate su commedie anche esse “comiche”. Ci sono lavori musicali originali che fanno perno sulla comicità: ad esempio, chi conosce il tedesco, letteralmente si scompiscia dalle risate nelle ultime scene de I Maestri Cantori di Norimberga. Esistono anche brani di musica da camera ed in misura minore di musica sinfonica diretti a suscitare umorismo, quali lo scherzo, la bulesca, il capriccio. E la musica di ogni sorta è spesso tinta di ironia, specialmente nelle citazione (o volte storpiate) di lavori di altri compositori (specie se contemporanei e rivali).

Tuttavia, chi voleva affrontare il tema, mancava sino ad ora di un testo di riferimento. Lo trova in Musica RidensEspedienti Umoristici in 500 anni di composizioni (Zecchini Editore, 2015, pp.252 € 20) di Francesco Scrofani Cancellieri. Siciliano, musicista della giovane generazione, Scrofani Cancellieri è musicista versatile; spazia dal jazz alla grande classica, dall’insegnamento all’attività di conferenziere.

Nonostante il titolo che potrebbe far pensare da un lavoro storico, il libro è più che un saggio, un compendio, arricchito da gustosi aneddoti, che prende l’avvio da poche ma esaurienti paginette su come studiare l’umorismo per poi affrontare i vari modi con cui il compositore, che lo desidera, possa affrontare l’umorismo. All’opera comica o “buffa” vengono dedicati solo i capitoli finali. Prima affrontiamo, i procedimenti musicali umoristici, come creare con la musica l’”umore nero”, le “incongruenze musicali” che hanno l’obiettivo di essere od apparire ridicole, le varie tipologie di umorismo musicale. Dopo una breve storia dell’umorismo musicale,  si va all’umorismo in scena e, quindi, ad una classificazione analitica dell’umorismo musicale.

Scritto in uno stile semplice, e pieno di riferimenti arguti, il lavoro non è diretto solamente o principalmente agli specialisti, ma al grande pubblico che frequenta i teatri e le sale di concerto. E che spesso si chiede quel brano o quell’altro lo faccia ridere o solamente sorridere.

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