Seraphina, la bambina che ha fatto tremare l’industria dell’utero in affitto

Storia di una piccola, della sua mamma surrogata che scappò dai committenti, rinunciando al lauto compenso per abortirla, e della famiglia che la adottò nonostante la sua disabilità. Amandola fino alla fine

«Avrebbe avuto una vita piena di significato? La risposta senza esitazione è sì. Seraphina ha avuto una vita tanto, tanto significativa e felice». Ci sono tanti modi per raccontare la storia di Seraphina Harrell, la piccola di otto anni deceduta il 15 luglio scorso al Boston Children’s Hospital in seguito alle complicanze di un intervento chirurgico. I giornali non potevano esimersi dal parlarne: la sua nascita, voluta nonostante le gravissime malformazioni, ha fatto tremare l’industria dell’utero in affitto americana, «la gente ha sentito parlare di questo caso e si è spaventata», ha commentato Melissa Brisman, un avvocato specializzato in maternità surrogata, prima che venissero perfezionati i contratti con clausole ferree per stabilire come comportarsi in caso di anomalie del feto.

Ma perché tanta paura di una bambina disabile? Perché non si può raccontare la storia di Seraphina senza raccontare quella di una coppia di committenti che l’aveva comprata per 20 mila dollari offrendone altri 10 mila perché fosse soppressa, senza raccontare quella della donna che l’ha messa al mondo scappando per non ucciderla, quella della donna che l’ha poi adottata senza sapere nemmeno se la piccola sarebbe sopravvissuta: «Sì», sono costretti a scrivere oggi i giornalisti della Cnn o di People, «Seraphina ha avuto una vita felice e significativa per tante persone».

LE COCCOLE DEI COMMITTENTI E POI L’ECOGRAFIA

La storia, raccontata da tutti ma soprattutto dalla Cnn anni fa, inizia come tante altre, con una donna sola, Crystal Kelley, che vive a Vernon, nel Connecticut, un sobborgo di Hartford: ha 29 anni, due figlie da mantenere, nessun compagno né lavoro, così decide di offrirsi a un’agenzia come madre surrogata. Le cose all’inizio vanno benissimo, Crystal incontra la coppia di committenti in un parco giochi, i due le sembrano dolci, educati, volevano disperatamente un quarto figlio, «sì, lo farò io per voi». La coppia ha già concepito tre bambini attraverso la fecondazione in vitro e dispone ancora di due embrioni congelati: i medici li impiantano nell’utero di Crystal l’8 ottobre del 2011 e, un mese dopo, la donna è incinta.

Nei primi mesi Crystal viene coccolata e vezzeggiata con telefonate, pagamenti anticipati dell’affitto, si sente complice e amica della donna a cui avrebbe consegnato quella che ha scoperto essere una bambina. Fino all’ecografia del quinto mese. Il cuore del piccolo ha qualcosa, Crystal viene invitata a rivolgersi a un altro ospedale per fare un’ecografia di livello superiore, la committente inizia a diventare nervosa. Quando la chiamano per i risultati, i medici spiegano a Crystal che la piccola ha il labbro leporino, palatoschisi, una cisti nel cervello e gravi difetti cardiaci. Non si vedeva inoltre stomaco né milza.

DIECIMILA DOLLARI PER «AVERE PIETÀ E ABORTIRE»

I medici spiegano che probabilmente la bambina sarebbe sopravvissuta alla gravidanza, ma che avrebbe avuto solo il 25 per cento di possibilità di avere una «vita normale», avrebbe inoltre dovuto subire vari interventi al cuore. Crystal inizia a ricevere lettere dagli specialisti incaricati dai committenti di convincerla ad abortire: la coppia ha già passato troppo tempo in ospedale con i tre figli nati da vitro e prematuri, si è rivolta a una surrogata proprio per «ridurre al minimo rischi di dolore e sofferenza per un bambino» e per questo considerano «un’opzione più che umana interrompere la gravidanza».

Più volte, incontrando Crystal, tra agenzie e tribunali, i due la accuseranno di volersi «sostituire a Dio» chiedendole di «avere pietà per quella creatura». «Mi avete scelto per custodire e proteggere questa creatura ed esattamente quello che farò», risponde Crystal, che verrà accusata di essere un’integralista cattolica quando «nemmeno sono credente». Quando le offrono 10 mila dollari per abortire, Crystal, a cui la controversia con i genitori inizia costare caro e cui tutti spiegano che non avrebbe mai potuto permettersi un altro figlio, che stava violando le norme di un contratto, che avrebbe dovuto restituire gli oltre 20 mila dollari ricevuti per l’affitto dell’utero più altri 8 mila per le spese mediche e legali, quasi dice sì. Poi ci ripensa.

LA FUGA IN MICHIGAN

Dopo giorni di baruffe legali l’avvocato della coppia fa sapere che i due hanno accettato di far nascere la bambina, ma aggiunge che non l’avrebbero mai riconosciuta, affidandola allo stato del Connecticut per l’adozione. «Hai un’unica alternativa – spiega a Crystal il legale che ha accettato di occuparsi gratuitamente del suo caso -, andartene in un posto dove tu, e non i genitori “genetici”, sei considerata la madre legale della bambina». Quel posto è 700 miglia di distanza: Crystal carica le sue due bambine in auto e raggiunge il Michigan dove, per legge, la titolarità della gravidanza le sarebbe appartenuta pienamente.

Quello che accade dopo sembra un film: quando i committenti si appellano alla giustizia del Michigan salta fuori che l’ovocita usato per la fecondazione in vitro non appartiene alla moglie, ma è stato comprato da una donatrice anonima. A questo punto nessuno può negare a Crystal di essere la madre della piccola, una madre senza soldi, lavoro, con due figlie e un’altra appena nata con malformazioni ancora più gravi di quelle prospettate dalle ecografie. La piccola, chiamata Seraphina, soffre di eterotassia, gli organi di torace e addome sono posizionati in modo anomalo, e di oloprosencefalia, una rara anomalia congenita del cervello; ha solo il 50 per cento di possibilità di crescere, camminare e parlare. È a questo punto che la storia di Seraphina diventa anche la storia di Rene.

LA FAMIGLIA HARRELL, LO STUPORE DEI MEDICI

Poco si sa della donna che di buon grado accettò di aiutare Crystal. Si sentivano via mail, poco prima di partorire Crystal cercava gruppi di sostegno di genitori che avevano bambini propri o adottati con “bisogni speciali”. «Se è vero che la piccola dovrà affrontare sfide per tutta la vita, è anche vero che è più che possibile che abbia una vita meravigliosa. Mi dispiace che quella coppia abbia abbandonato la bambina e ti abbia lasciato sola a intraprendere questo nuovo, inaspettato viaggio». Quando Crystal osa chiedere a Rene e suo marito Thomas Harrell se sarebbero stati disposti ad adottare e accogliere Seraphina, i due le rispondono di sì.

Quando all’epoca la Cnn ha cercato di chiedere a Rene perché accogliere una bambina che non sarebbe stata a lungo in vita e per cui avrebbero potuto fare poco, la donna aveva risposto con una gentile mail: «Le daremo amore, sarà lei a mostrarci cosa sarà possibile fare e cosa le sarà possibile per la sua vita». Oggi Rene e Thomas tornano a parlare alla Cnn, raccontano che Seraphina sapeva pronunciare solo poche parole, ma aveva imparato la lingua dei segni, non camminava ma sfrecciava con la sua sedia a rotelle, mimava “ti voglio bene” in continuazione a genitori, ai suoi sette fratelli più grandi e ai medici, aggiungendo un bacio schioccante alla fine: «Più e più volte da così tanti dei suoi medici ho sentito ripetere che non avrebbero mai potuto immaginare che una persona col tale livello di bisogno di Seraphina potesse essere gioiosa come lei, fare così bene agli altri».

IL PICCOLO NATHAN E LE PAROLE DI MAMMA CRYSTAL

Giocava con l’acqua, le altalene, non mollava un secondo papà appena tornava dal lavoro. Con alcuni dei fratelli e sorelle disabili Seraphina aveva un rapporto speciale, si faceva leggere le storie, giocavano a Guerre Stellari, si dipingevano le unghie, si ritrovavano nei libri. Adorava le storie dei Little Critters, suo fratello Nathan di dieci anni le aveva spiegato che lui era il protagonista, il fratello maggiore, e lei la sorellina piccola. Quando è morta, poco dopo aver compiuto, lo scorso 25 giugno, 8 anni, Nathan ha chiesto a mamma e papà di poterle lasciare nella bara uno di questi libretti. «A tutti i fratelli manca terribilmente. Era la parte centrale della nostra famiglia. Era il nostro cuore e la nostra anima» ha raccontato Rene, «negli otto anni in cui ha vissuto, ha avuto una vita colma, piena», ha aggiunto Thomas, «ha avuto così tanta gioia e tanta gioia ha dato a tanti altri in modi che nessuno di noi avrebbe potuto immaginare o prevedere».

«Non mi sbagliavo. Voi credete che sia una vegetale, ma non è vero. Vorrei che poteste vederla saltellare in grembo alla sua madre adottiva, e protestare quando il gioco si interrompe – scriveva Crystal nel suo blog poco aver dato alla luce Seraphina -. Certo, ci sono cose che non potrà mai fare, ma in molte è una bambina come le altre. Non sappiamo che cosa succederà quando sarà più grande, ma intanto sono certa che, quando il labbro leporino e il palato saranno operati, lei parlerà e farà rispettare le sue opinioni. Tutti quelli che la conoscono sono d’accordo con me su questo. Credetemi: lei voleva vivere, aveva diritto a una possibilità».