Sequestrati, torturati, fatti esplodere. La “fabbrica dei kamikaze” di Boko Haram

Numerose vittime in attentati suicidi in Ciad e Camerun. Secondo molti analisti la setta jihadista fa saltare in aria contro la loro volontà persone sequestrate e violentate

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Articolo tratto dall’Osservatore romano – Le modalità degli attentati che hanno insanguinato a poche ore di distanza nel fine settimana prima il Ciad e poi il Camerun non sembrano lasciare dubbi sulla responsabilità di Boko Haram. Entrambi i Paesi sono già stati teatro in passato di attacchi oltre confine del gruppo jihadista nigeriano e sono tra quelli che forniscono truppe alla missione africana inviata appunto in Nigeria per combatterlo.

In un villaggio del nord del Camerun, al confine appunto con la Nigeria, due giovanissime attentatrici suicide hanno ucciso ieri nove persone. Il ministro camerunense della Comunicazione, Issa Tchiroma Bakary, ha reso noto che l’attentato perpetrato nella prima mattinata in Camerun è avvenuto in un mercato di generi alimentari del villaggio di Kangeleri, vicino alla città di Mora.

Il giorno prima erano stati cinque gli attentatori suicidi, comprese anche in questo caso due donne, che avevano fatto strage nella località di Baga Sola, in Ciad, sulla sponda del lago omonimo, con tre contemporanei attentati. Uno è stato sferrato nel mercato cittadino del pesce e due nei campi profughi che ospitano migliaia di nigeriani rifugiatisi oltre confine proprio per tentare di sfuggire alle violenze di Boko Haram.

Il gruppo jihadista, messo in difficoltà sul piano militare, ma comunque non certo sconfitto, ha moltiplicato negli ultimi mesi gli attentati suicidi perpetrati da donne, spesso bambine, ma anche da bambini sia nel nord-est della Nigeria, suo principale teatro d’azione, sia in Ciad, Camerun e Niger. A giudizio di alcuni analisti, è probabile che i miliziani di Boko Haram facciano saltare in aria contro la loro volontà persone sequestrate e sottoposte a trattamenti disumani. Di quest’opinione è anche il ministro camerunense Bakary, secondo cui bambini e bambine non sono in grado di ribellarsi e «sono anche più difficilmente individuabili nelle zone affollate, come i mercati, dove vengono portati e esplodono» ed è impossibile sapere se si rendono conto del fatto che stanno andando a morire.

Questa prassi feroce ha avuto le sue più frequenti manifestazioni nello Stato nordorientale nigeriano del Borno, quello dove Boko Haram si è costituito, ha messo in atto le maggiori atrocità e mantiene le principali roccaforti. Proprio nel Borno il gruppo ha effettuato numerosi sequestri di giovani donne e di bambini. La liberazione di diversi ostaggi dei miliziani jihadisti a opera delle forze nigeriane nelle ultime settimane, secondo fonti concordi, avrebbe fornito testimonianze di costrizioni che vanno oltre l’indottrinamento propagandistico e il plagio.

L’ultima strage compiuta nel Borno da attentatrici suicide giovanissime, in quel caso cinque, è stata perpetrata in una moschea della capitale statale Maiduguri in concomitanza con il 55° anniversario dell’indipendenza, proclamata il 1° ottobre del 1960. I morti erano stati una quindicina Altrettante vittime, nelle stesse ore, c’erano state in due analoghi attentati che avevano insanguinato la capitale federale Abuja.

Foto Ansa/Ap

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