Se passa la legge Cirinnà, Alfano deve fare solo una cosa: uscire dal governo

Davanti a una legge che promuove a “diritto” la libertà di rendere i bambini orfani c’è solo da dire “No”. Come ha fatto il presidente del Portogallo

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Anticipiamo l’editoriale tratto dal numero di Tempi in edicola da giovedì 4 febbraio (vai alla pagina degli abbonamenti) – Il prossimo 9 marzo a Lisbona andrà in scena un gesto di libertà che ci si dovrebbe aspettare da qualsiasi uomo politico non dimentico che il diritto e le leggi di uno Stato non possono mai ledere i diritti e le leggi iscritti nel cuore dell’uomo, precedenti ogni Stato e ogni legge. Ebbene, in Portogallo Aníbal Cavaco Silva, presidente della Repubblica uscente, concluderà il suo mandato facendosi ricordare per il veto posto alla promulgazione di una legge che consente l’adozione dei bambini da parte di persone dello stesso sesso. Il capo dello Stato portoghese si è appellato a qualcosa di superiore al diritto positivo e alla legalità democratica. Si è appellato all’evidenza di coscienza che prima di ogni desiderio degli adulti viene il diritto umano e naturale di ogni bambino ad avere una famiglia, una madre e un padre.

In Italia siamo allo stesso punto: attendiamo che, qualora venisse approvata in parlamento, il presidente della Repubblica si rifiuti di promulgare la Cirinnà, legge incostituzionale e “omofoba” (parola di Associazione Genitori e Amici di Persone Omosessuali, Agapo) che censura la diversità omosessuale e invece di dare diritti alle persone (come fa il ddl Sacconi che andrebbe subito approvato), promuove un surrogato di matrimonio, «fa sparire uno dei due genitori biologici dalla vita del bambino» e «uccide simbolicamente il genitore dell’altro sesso» (Agapo).

Ci sono nel cuore umano un parlamento, una legge, un tribunale superiori a quelli dello Stato: si chiamano coscienza del bene e del male. Chi in coscienza può dire che è “bene” – addirittura “diritto” da tutelare da parte dello Stato – la libertà che si prende il desiderio di un adulto di avere un bambino per sé e per il proprio partner, al prezzo di lasciare un bambino orfano? È tutto qui, cari parlamentari. Voi non dovete inventarvi una nuova istituzione (incostituzionale, sentenza 138/2010 della Consulta) che scimmiotta il matrimonio perché questo sarebbe un “diritto civile” (e non è vero!) e perché questo sarebbe “progresso” (e vediamo se non verrà il giorno di una Norimberga anche per questo “progresso”!). Voi dovete chiedervi: è bene o male che nel nome dei diritti di persone adulte lo Stato promuova la libertà di privare per sempre un bambino di una madre o di un padre?

Perciò, cari deputati e senatori alfaniani che, forse non a caso, alla vigilia del Family Day siete stati riforniti da Renzi di molte poltrone: non venite a raccontarci che a legge Cirinnà approvata rifletterete sull’opportunità di indire un referendum. Vi coprireste di ridicolo. Davanti a una legge che Renzi e Pd (e M5S) hanno spinto in modo tale da renderla ingiustificabile anche sul piano delle procedure parlamentari (poiché sapete benissimo che ha saltato l’iter previsto dall’articolo 72 della Costituzione), non vi resta altro da fare che votare contro e uscire da questo governo. Tutto il resto sarebbero solo capriole e tintinnare di trenta denari.

Foto Ansa


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