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Scuola lombarda, scuola romana e giusto processo

ottobre 13, 1999 Tempi

La settimana dei fatti non separati dalle opinioni

Dalla Lombardia la parità scolastica Con un provvedimento varato dal consiglio regionale in settimana, la Regione Lombardia ha stabilito che, dal prossimo gennaio, le famiglie che iscrivono i figli alle scuole private potranno farsi rimborsare la retta di frequenza. Si tratterà di un buono scuola per gli studenti iscritti a scuole non statali legalmente riconosciute o parificate. secondo i calcoli della Regione gli alunni iscritti a istituti non statali non circa 64mila: nel 2000 verrà rimborsato un quarto della retta con un esborso di 72 miliardi, ma nel corso di quattro anni il rimborso dovrebbe arrivare a coprire l’intera retta scolastica con una spesa prevista per la regione di 300 miliardi. “I fondi- ha dichiarato il presidente della Regione Roberto Formigoni – sono già previsti nella prossima Finanziaria”, ma si tratterà di vedere se effettivamente ci sarà il trasferimento da parte dello Stato. Intanto sono già scoppiate le polemiche: Marilena Adamo, vicepresidente diessina nel consiglio lombardo ha parlato di “vergognosa discriminazione: rette gratuite per 64mila allievi delle private e nulla per gli 800mila delle pubbliche. Per questi ultimi c’è poi la beffa di doversi dividere con i compagni delle private le briciole dei 12 miliardi del diritto allo studio. Ma è solo propaganda elettorale”. Cgil, Cisl, Uil scuola della Lombardia hanno già annunciato una manifestazione di protesta per il prossimo 7 ottobre con gli studenti di sinistra dell’Uds pronti a scendere in piazza.

“Discriminatorio”, semmai, è il sistema attuale che rende la scuola non statale accessibile, per diritto di censo, appunto, ai soli 64mila ragazzi che hanno la fortuna di avere una famiglia in grado (magari a prezzo di sacrifici durissimi) di iscriverli a una scuola libera. Per gli altri 800mila, invece, non c’è alternativa alla scuola statale. E nemmeno la possibilità di scelta all’interno della scuola statale: chi è fortunato (per diritto di residenza, è il caso di dire) avrà una buona istruzione, per gli altri ciccia. Una legge di parità che preveda il rimborso delle spese sostenute per le rette invece dà alle famiglie la facoltà di scegliere la scuola che ritengono migliore e preferibile per i loro figli eliminando la discriminazione ora in atto. E, oltretutto, getta le basi per un sistema scolastico moderno con istituti e progetti educativi in competizione tra loro in modo che siano i migliori, statali e non, a emergere. A beneficio di tutti gli studenti e di tutte le scuole.

“Vergognoso” semmai è che i sindacati (che dovrebbero stare, con le sinistre, dalla parte del popolo) siano già pronti a trascinare in piazza migliaia di giovani al demagogico grido di “non svendiamo la scuola ai privati”, strombazzando la presunta difesa dei più poveri e di fatto finendo per allargare il solco tra quegli stessi giovani e coloro che possono permettersi un’istruzione d’élite nei migliori istituti non statali. E questo per la pura difesa dei propri interessi di bottega: perché un sistema scolastico libero, facendo emergere i migliori, condannerebbe all’esclusione i peggiori e sfonderebbe finalmente le caste sindacali che, da decenni, nelle scuole decidono nomine, dispensano cattedre e assicurano tessere alla Trimurti sindacale. Sulle spalle dei giovani.

Per non parlare della vergogna della Cisl, già glorioso sindacato cattolico e popolare, ormai ridotto a decrepita vestale degli interessi di quello che resta del cosiddetto “cattolicesimo democratico” e relegato al rango di tremula foglia di fico di affari altrui.

Un processo un po’ più giusto Mercoledì 29 il Senato ha approvato, con l’indispensabile maggioranza qualificata dei due terzi, la riforma costituzionale sul giusto processo che, tra l’altro, stabilisce il principio del contraddittorio per cui “la colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato e del suo difensore”. Ora il provvedimento passa per l’ultima volta alla Camera.

Un passo avanti. Ma un altro, decisivo, sarà quello legato alla riforma dell’articolo 192 del codice di procedura penale che il Polo e i Popolari vorrebbero modificare prevedendo che la parola di uno o più pentiti non valga in assenza di riscontri. Secondo gli esperti, un indispensabile corollario dell’applicazione del contraddittorio nel processo penale.

Dopo la cupola, la supercupola In settimana è trapelata la notizia che Giulio Andreotti sarebbe oggetto delle indagini relative all’inchiesta “altri sistemi criminali”. Si tratta di un’inchiesta avviata dall’ex procuratore capo di Palermo Giancarlo Caselli che, attraversando vent’anni di vita politica, punterebbe a dimostrare che molti dei misteri italiani, dalle stragi di mafia, all’omicidio di Aldo Moro, fino ai fatti politici che hanno portato alla nascita di Forza Italia e della Lega Nord sarebbero riconducibili a una “supercupola”, denominata “Sovrano ordine internazionale”, che dalla fine degli anni ’70 avrebbe condizionato la vita del nostro paese e della quale avrebbero fatto parte Licio Gelli, Giulio Andreotti, monsignor Donato de Bonis (già amico dell’arcivescovo Paul Marcinkus e assistente spirituale dell’Ordine di Malta). Oltre che di esperti dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Dia i pm di Palermo Scarpinato e Ingroia in questa inchiesta si avvalerebbero anche delle dichiarazioni dei pentiti Antonio Calderone, Leonardo Messina e Francesco Di Carlo.

Chissà che non riescano a scoprire anche chi ha trafugato il Sacro Graal o, per la felicità di Veltroni, riescano finalmente a incastrare Macchia Nera e svelarne a tutti l’identità. E poi: possibile che in una storia simile Berlusconi, in questi giorni indicato come mandante anche dell’omicidio Borsellino, non c’entri proprio niente?

Berlinguer, la sfinge Con una circolare ministeriale Luigi Berlinguer ha annunciato l’iniziativa di introdurre a scuola giochi enigmistici come rebus, cruciverba e sciarade. Il ministro della Pubblica Istruzione, dopo alcune prove sperimentali, si è infatti convinto che i giochi d’ingegno, se ben programmati, possano favorire lo sviluppo delle capacità logiche dei ragazzi. Sono previsti anche incentivi per la scuola che realizzerà la miglior rivista di enigmistica: riceverà un trofeo dall’ispettorato allo sport, promotore dell’iniziativa, e vedrà la sua pubblicazione sul sito internet della Pubblica istruzione.

È probabile che i sistemi a più colonne della schedina e del Superenalotto sviluppino le capacità statistico-matematiche dei giocatori (e, se ben giocati, anche la capacità del portafoglio). Ed è ugualmente probabile che la pratica del tiro a segno sviluppi grandi capacità di concentrazione. Proponiamo, quindi, che si introducano a scuola poligoni di tiro e si organizzino club per la compilazione di schedine del Totocalcio, del Lotto e simili concorsi. In entrambi i casi ne trarranno giovamento anche le famiglie economicamente più svantaggiate.

Voti a rendere La settima commissione del Senato, mercoledì 59 ha approvato le “Disposizioni in materia di università e ricerca scientifica” che, tra l’altro, prevede l’introduzione di una verifica dell’attività dei professori universitari da parte di “nuclei di valutazione” istituiti in ogni ateneo e composti anche da studenti. La valutazione seguirà “parametri internazionali”, le singole università decideranno le modalità di partecipazione degli studenti e, infine, decideranno, in caso di valutazione negativa, i provvedimenti da attuare. Gli atenei che non applicheranno la legge perderanno i finanziamenti statali.

Così, Finalmente gli studenti potranno farla pagare ai professori più “carogna”… oppure, nel caso si trovasse in una situazione delicata, il cattedratico potrà sempre istituire il 30 politico per rinsaldare la propria cattedra. Come si dice, voti d’oro Zecchino. La demagogia è una brutta malattia e quando attecchisce…

Per Prodi non tutto liscio come l’olio I sei deputati leghisti, Luigi Vascon, Carlo Fongaro, Daniele Apolloni, Uber Anghinoni, Giovanna Bianchi Clerici e Diego Alborghetti hanno inoltrato un’interrogazione parlamentare per sapere “se l’onorevole Prodi abbia inserito nelle proprie dichiarazioni dei redditi l’ammontare dei compensi ricevuti per le proprie consulenze prodotte e fornite alla società multinazionale Unilever”.

Nel frattempo, dal Sunday Times del 19 settembre, apprendiamo che anche la procura di Salerno sta indagando sul Prodi per il ruolo avuto, come presidente dell’Iri, nella vendita, proprio all’Unilever, della Bertolli. Lentamente, piano, piano (e, soprattutto, senza che gli italiani ne sappiano nulla) le indagini sul prode neo presidente della Commissione europea che piace ai grandi e ai piccini proseguono. E a indagare non sono solo i bastian contrari di Tempi.

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