Scuola. «I fondi alle paritarie per i disabili? Doverosi. Il concorso? Si poteva fare meglio»

La riforma della scuola «ha tralasciato molti argomenti per la fretta». Il Tfa «è un’abilitazione, non può rappresentare una via di accesso diversa da altre». Intervista a Elena Centemero (Fi)

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È passato un anno dall’entrata in vigore dalla famosa legge 107, detta “Buona scuola”, ma le polemiche non sono ancora finite. Il 25 maggio è stato approvato un ulteriore decreto, necessario per risolvere alcune criticità presenti. Spiega la questione a tempi.it l’onorevole Elena Centemero, responsabile scuola e università per Forza Italia.

Onorevole Centemero, si continua parlare della Legge 107. Perché era necessario un decreto aggiuntivo?
Innanzitutto voglio sottolineare che il decreto è arrivato “blindato” alla Camera, non potevamo far altro che approvarlo così com’era. Questo decreto è importante perché mira a risolvere alcune problematiche insite nella Buona scuola, anche se purtroppo non scioglie tutti i nodi. Per il governo il fine ultimo della legge 107 era dimostrare che stava facendo una grande quantità di assunzioni e risolveva il problema del precariato, che finalmente la situazione nelle scuole si stava sbloccando. Nella fretta, molti argomenti sono stati tralasciati.

Per esempio?
Con l’ultimo decreto si è dovuto risolvere la piaga dei pagamenti arretrati per le supplenze brevi. Moltissimi docenti lamentavano il fatto che, ad oggi, non erano ancora state pagate le supplenze fatte dall’inizio dell’anno scolastico 2015-16. Si è introdotta la norma che le supplenze brevi debbano essere saldate entro 60 giorni, sotto responsabilità del Dirigente Scolastico. E in più la data di “inizio” dell’anno scolastico dal punto di vista amministrativo e delle procedure di assunzione: il 15 settembre. Peccato che il 1° settembre in ogni scuola si parta con il primo collegio docenti dell’anno, importante per l’organizzazione dell’anno scolastico.

Quali sono le conferme positive invece?
La proroga per l’edilizia scolastica, il cosiddetto programma “belle scuole”, anche se la sicurezza nelle nostre scuole richiederebbe un intervento più strutturale. In passato lo avevo paragonato alla realizzazione di una grande infrastruttura per l’Italia. Elemento di spicco l’assunzione dei docenti delle Graduatorie di Merito 2012 per scuole dell’infanzia, visto che con la Buona scuola erano stati assunti solo docenti delle scuole di altri gradi, discriminandoli, e di questo mi sono battuta tantissimo. E poi i fondi alle scuole paritarie per gli studenti disabili.

Un tema che ha scatenato molte polemiche.
Del tutto ingiustificate. Nelle scuole paritarie la percentuale di studenti disabili è cresciuta di tanto, proprio perché hanno una grande attenzione educativa per tutti, ragazze e ragazzi, in particolare per quelli con disabilità e con i BES. Lo Stato deve aiutare le scuole paritarie con risorse per gli insegnanti di sostegno necessari. Il contributo che abbiamo deciso di istituire come partenza è minimo, mille euro all’anno, ma è un segnale. Serve a dare un supporto morale alle famiglie, che non si sentano sole nella scelta educativa dei loro ragazzi. L’Italia è un paese molto arretrato a livello europeo, dal punto di vista della libertà educativa, da sempre compromessa dal pregiudizio ideologico.



Parliamo del maxi concorso che si sta svolgendo in questi giorni. Le polemiche sono tante, riguardano i criteri di ammissione, di giudizio delle prove, perfino i luoghi di svolgimento delle prove. 

Probabilmente poteva essere pensato meglio. La prossima volta potrebbe essere pensato un sistema a macro aree, su base di uno o più ambiti territoriali a seconda dei bisogni delle scuole e che permetta lo svolgimento delle prove in gruppi più piccoli. Questo permetterebbe di affrontare il concorso in una città più vicina alla propria di origine, e contemporaneamente avere in aula un numero minore di candidati permetterebbe più agili modalità di svolgimento.

Pensa ci saranno molti ricorsi, una volta usciti i risultati? I più arrabbiati sono i reduci del Tfa.
Per fare un concorso pubblico occorre un’abilitazione, su questo bisogna essere chiari. La legge è così, non si può cercare di aggirarla, è necessario essere abilitati. Il Tfa è un’abilitazione, come altre ce ne sono state in Italia, per questo non può rappresentare una via di accesso diversa dalle altre. Io sono davvero dispiaciuta per chi ha fatto il Tfa, so che è stata una selezione molto dura, ma non era previsto null’altro che un’abilitazione, e un’abilitazione di per sé non rappresenta una porta privilegiata per l’assunzione, solo per l’accesso a un concorso. L’errore è stato fatto a suo tempo, ora non possiamo più porvi rimedio e vanno rispettate le regole e le leggi.

Foto Ansa


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