Il mistero nuziale e la sfida di non lasciare le nuove generazioni davanti a un «vuoto d’origine»

La recensione del libro del cardinale Scola firmata da Eugenia Scabini: «Occorre ritornare al messaggio che ci proviene da quell’antropologia del Principio che ci riconduce all’atto creativo di Dio»

Questa sera a Roma sarà presentato Il mistero nuziale, il libro del cardinale di Milano Angelo Scola di cui Tempi vi ha già parlato grazie alle recensioni di Mattia Feltri e Luigi Amicone. Oggi su Avvenire compare un altro interessante contributo a firma di Eugenia Scabini, professoressa di Psicologia dei legami familiari presso la facoltà di Psicologia dell’Università cattolica di Milano, di cui è stata preside dal 1999 al 2011.

LA CRISI DELLA COPPIA. Nella sua recensione, Scabini plaude alla ripubblicazione del volume che affronta in un momento opportuno importanti questioni che ci interpellano ormai ogni giorno, sollecitate da casi di cronaca e cambiamenti sociali. Come scrive la professoressa, «la crisi dei fondamentali dell’umano (che cosa sia l’amore, il significato della differenza sessuale, della procreazione, della trasmissione tra le generazioni) è certamente assai più palpabile ora che quindici anni fa quando è uscita la prima edizione del libro». Oggi, infatti, come già notò Benedetto XVI, «l’uomo può distruggere se stesso» e «smarrire ciò che costituisce il cuore del suo essere uomo».
«Si usa dire – nota Scabini – che in crisi è la famiglia ma più propriamente è in crisi la coppia, il legame che li unisce, elemento fondamentale e sorgivo della famiglia e anche, non dimentichiamolo, anello di congiunzione e mediatore culturale tra le generazioni».

scola-mistero-nuzialeMASCHILE E FEMMINILE. «L’umanità è strutturata al maschile e al femminile. L’essere maschio o femmina non è solo differenza anatomica ma investe tutta la persona umana, le dà forma, una forma corporea, di un corpo vivente e “animato”, della cui riscoperta ora più che mai abbisogna l’uomo post moderno che, all’opposto, tende a depersonalizzare il corpo, facendolo diventare un oggetto muto facilmente pilotabile da manipolazioni biotecnologiche». Oggi, infatti, nel ricco Occidente accade che il giusto tentativo di «mantenere la differenza senza relegarla nella subordinazione», ha preso «la strada di una uguaglianza neutrale, senza volto quindi senza identità che, in alcune punte estreme, tenta l’azzardo prometeico del generare in situazione omogenee mettendo così i nuovi nati nella condizione di affacciarsi alla vita con un “vuoto d’origine”».

RITORNARE AI FONDAMENTI. È proprio di fronte a queste derive, avverte Scabini, che occorre «ritornare ai fondamenti, all’origine, al messaggio che ci proviene da quell’antropologia del Principio che ci riconduce all’atto creativo di Dio che ha fatto l’uomo a Sua immagine e somiglianza e lo ha fatto esistere come maschio e femmina». Per questo, gli uomini del nostro tempo hanno di fronte a sé la sfida di «riuscire a vivere un legame profondo che sappia mantenere viva la loro specificità, consapevoli al tempo stesso che il proprio compimento si realizza nella comunione con l’altro».

DIFFERENZA INSUPERABILE. Il libro di Scola, dunque, prospetta un compito: «Dare vita a una reciprocità non omologante, “asimmetrica”, per significare che la differenza è insuperabile. Tale sfida ha il suo punto elettivo nell’unione coniugale che emblematicamente realizza il mistero nuziale, intrecci virtuoso tra differenza sessuale, apertura amorosa all’altro e fecondità». Ogni coppia non dovrà cominciare da capo questo cammino, ma potrà contare sul «patrimonio che le arriva dalla nostra ricchissima tradizione», che le consegnerà «i fondamenti su cui poggiare. «Torniamo così insieme – conclude Scabini – all’origine, a quel mistero nuziale che ci consente di essere generativi e che fa sì che possano esserlo le nuove generazioni, con il loro irripetibile volto».