Sciopero Fiat Grugliasco. Il sindacato autonomo: ma perché la Fiom impedisce a Marchionne di trattare meglio gli operai?

Intervista a Roberto Di Maulo, segretario generale Fismic: irrazionale lo stop di lunedì, ha impedito il reimpiego di 500 cassaintegrati di Mirafiori

Uno sciopero «incomprensibile, irrazionale e ingiustificato» quello avvenuto lunedì scorso nello stabilimento di Grugliasco, dove si costruiscono le Maserati Ghibli e Quattroporte. Così Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fca, ha apostrofato, in una missiva rivolta ai dipendenti, la decisione da parte della Fiom-Cgil di sospendere il lavoro per un’ora e scioperare. Iniziativa cui hanno aderito il 10 per cento dei dipendenti (ma solo il 15 per cento degli iscritti alla Fiom Cgil) e che ha voluto dire 11 vetture prodotte in meno, per un danno pari a circa un milione di euro.

Ma perché la Fiom-Cgil ha scioperato a Grugliasco? «Nessuno lo sa», confida a tempi.it Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic, il sindacato autonomo dei lavoratori metalmeccanici e delle industrie, che insieme a tutte le altre rappresentanze non ha aderito. «È uno sciopero di cui tutti parlano, ma di cui nessuno ci ha ancora spiegato le ragioni per cui è stato indetto. Ora i 500 operai che rimarranno in Cassa integrazione sapranno chi ringraziare: la Fiom».

Perché, dunque, la Fiom-Cgil ha scioperato?
È semplice. Tempo fa alcuni sindacati hanno indetto lo sciopero per via di un’incomprensione con la dirigenza sulla terza settimana di ferie, ma la situazione è rientrata e lo sciopero è stato revocato. Tranne che dalla Fiom-Cgil, che non l’ha fatto. Perché? Nessuno lo sa. Ad ogni modo, all’iniziativa hanno partecipato 200 dipendenti sugli oltre 2 mila di Grugliasco. E il 75 per cento degli stessi iscritti alla Fiom ha preferito lavorare.

Con quali conseguenze?
Fiat ha appena annunciato che sarà sospeso il trasferimento, in programma da tempo, da Mirafiori a Grugliasco di 500 operai in cassa integrazione e che finora lavoravano soltanto tre ore al giorno. Spostarli a Grugliasco avrebbe voluto dire portare la capacità produttiva a 150 vetture al giorno. Stiamo parlando di automobili premium, che vanno benissimo sui mercati internazionali, dagli Emirati Arabi alla Cina, i cui margini di sviluppo, oltretutto, sono ancora notevoli. Automobili che competono con le migliori vetture realizzate da Audi, Porsche, Mercedes e Bmw e che costano, nella loro versione base, non meno di 85 mila euro l’una. A causa dello sciopero, invece, se ne sono dovute produrre undici in meno.

Come sono le condizioni di lavoro degli operai di Grugliasco?
Forse non tutti sanno che lo stabilimento di Grugliasco era stato chiuso dopo una serie di errori gestionali. Marchionne l’ha voluto riaprire e ha deciso di investirci, a partire dal 2010, ben 1,1 miliardi di euro (leggi qui il servizio di Tempi dedicato a questa storia, ndr). Tanto per fare un paragone, Ethiad su Alitalia vorrebbe investire 525 milioni ed Electrolux ha speso 125 milioni in investimenti per evitare di chiudere. Un dipendente Fiat a Grugliasco, poi, guadagna non meno di 1.450 euro al mese, straordinari esclusi. Aprire ai 500 cassintegrati di Mirafiori oltretutto avrebbe permesso a chi già lavorava a Grugliasco di tornare a lavorare 40 ore settimanali e non più 48 come avviene adesso. Aumentare i turni di lavoro da 10 a 12 grazie alla forza lavoro aggiuntiva, infatti, avrebbe reso possibile produrre anche nei fine settimana senza chiedere ulteriori sacrifici a chi già lavorava in azienda.

Ci sono i margini per riaprire la trattativa?
Lunedì prossimo ci sarà un nuovo tavolo con l’azienda per discutere del rinnovo dei contratti. Sarà in quell’occasione che i sindacati proveranno a recuperare il discorso interrotto dalla Fiom-Cgil e a chiudere in tempi brevi il trasferimento dei 500 operai di Mirafiori, per rasserenare il clima e partire con i 12 turni.